L'Occidente e il prezzo della sua superiorità

Da una parte c'è il terrorismo, che attacca e colpisce senza porsi problemi giuridici e tanto meno etici; dall'altra c'è l'Occidente democratico-liberale che risponde con le logiche dello Stato di diritto e della propria morale

La guerra in corso fra terrorismo islamico e Occidente democratico-liberale è una guerra asimmetrica. Da una parte c'è il terrorismo, che attacca e colpisce senza porsi problemi giuridici e tanto meno etici; dall'altra c'è l'Occidente democratico-liberale che risponde con le logiche dello Stato di diritto e della propria morale. Da una parte c'è chi non si pone il problema del rispetto dell'avversario e colpisce e uccide, libero da condizionamenti giuridici ed etici. Dall'altra, c'è chi deve rispondere mantenendosi entro i parametri, diciamo pure i limiti, giuridici ed etici, propri dello Stato di diritto e della nostra civiltà. La differenza è palese e qualcuno dovrebbe rifletterci. Ancora una volta, l'Occidente democratico-liberale ha rivelato in tal modo la propria superiorità etica, attenendosi rigidamente alle proprie regole, che impongono di non liberarsi dell'avversario con mezzi men che legittimi. I ritardi con i quali i servizi di sicurezza dell'Occidente sono intervenuti contro i terroristi islamici sono il prezzo dello Stato di diritto: anche il peggiore dei criminali gode delle stesse garanzie giuridiche e civili di un cittadino innocente. Non si può, in uno Stato di diritto, arrestare qualcuno se non c'è la ratifica della magistratura che ha attestato, in punta di diritto, la presenza di un reato. I terroristi che sono stati liberati dopo essere stati arrestati ne sono l'esempio.

La gente comune si è chiesta, nella circostanza, le ragioni di tali ritardi e di tante incertezze. Ma la risposta c'era: lo Stato di diritto e gli imperativi della nostra civiltà. Combattere una guerra fra chi del diritto e dell'etica se ne frega (il terrorismo islamico) e chi, invece, ne è totalmente condizionato (l'Occidente democratico-liberale) è come far scendere in campo uno dei contendenti con un braccio legato dietro la schiena. È una situazione che costa cara all'Occidente democratico-liberale, ma che ne rappresenta anche il risvolto civile. Se dobbiamo fare a botte con un braccio legato dietro le spalle è perché la civiltà democratico-liberale garantisce chiunque dagli eventuali abusi del potere. Quella che appare come una debolezza, in realtà, è un titolo di merito. D'altra parte, tale asimmetria fra chi attacca e uccide e chi reagisce brandendo la legge, è proprio ciò che distingue la cultura democratico-liberale da altre forme di cultura meno garantiste che vanno per le spicce e, senza violare i propri stessi principi, fanno ciò che ritengono giusto.

È lecito, allora, pagare un prezzo così alto in nome del rispetto dello Stato di diritto e delle sue rigidissime regole? È, questo, un interrogativo che anche Stati di lontana tradizione democratico-liberale come l'Inghilterra e Israele si sono posti in molte circostanze. E al quale hanno risposto consentendo ai propri servizi segreti di violare gli stessi principi di diritto e di civiltà che presiedono ai loro Stati e alla loro civiltà. I servizi segreti fanno, se è lecito dirlo, i lavori sporchi che ad altri non sarebbe consentito fare perché loro sono, appunto, segreti e devono rispondere solo a chi gli ha dato via libera; rispondono dei risultati che ottengono, nonché dell'obbligo di attenersi alle procedure richieste anche a loro dalla legge, senza ulteriori preoccupazioni giuridiche o morali.

Gli inglesi, nel corso della loro lunga storia, hanno fatto spesso tali eccezioni allo Stato di diritto e alle sue procedure legali previste a garanzia anche di chiunque commetta un reato. Ora, nessuno chiede che sia violato lo Stato di diritto e si venga meno alle procedure che esso prevede anche nei confronti del peggiore dei criminali. Nessuno chiede che si faccia una guerra contro chi non rispetta alcuna norma né giuridica, né etica, comportandosi allo stesso modo. Ma che, almeno, ci si ponga il problema dei costi che un rispetto tanto rigido dei principi cari alla nostra pur gloriosa civiltà comporta. Se non ci si pone il problema, la guerra è perduta proprio perché asimmetrica. Se si decide di battersi, non ci si fa legare un braccio dietro la schiena per ragioni di principio, dando un evidente vantaggio a chi ci picchia senza problemi di sorta.Piero Ostellino

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Commenti
Ritratto di ottimoabbondante

ottimoabbondante

Mar, 29/03/2016 - 22:10

perfetta analisi. Non fa una grinza.

Luigi Farinelli

Mar, 29/03/2016 - 23:17

Uno Stato di diritto de-virilizzato dai "nuovi diritti", droghe mortifere che hanno agito inculcando la convinzione che l'Occidente sia responsabile di tutte le colpe storiche del mondo, anziché maestro di civiltà, fino ad arrivare all'autolesionismo totale, prodromo del suo crollo definitivo, con l'imposto rinnegamento di quelli che furono i principi fondanti della sua grandezza: quelli greco-romani e cristiani. L'Occidente sta marcendo perché ha perso completamente la bussola, infettato di ideologie senza basi razionali e oggettive che hanno sostituito i suoi valori etici, morali e religiosi, elementi di riferimento e forza trainante del mondo intero. Abbattuti quei valori di riferimento assoluti siamo caduti in pieno relativismo etico e morale che ci sta divorando come un cancro. Siamo ormai malati fin nel midollo e questo è lo stato che si vuole sia quello dell'umanità futura.

Alessio2012

Mar, 29/03/2016 - 23:27

E' proprio vero. L'occidente dovrebbe smetterla con la sua pretesa di superiorità. Combattiamo e basta... gli uomini nascono per combattere, non per fare le signorine.