Lucano e la casa a Beppe Fiorello pagata coi soldi per i migranti

I soldi destinati ai profughi usati per ristrutturare la casa data a Beppe Fiorello e alla sua troupe che si trovavano a Riace per girare il film sulla vita di Mimmo Lucano

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
Con riferimento all'articolo pubblicato in data 12 luglio 2019 a firma Michele Dessì, gravemente lesivo del mio onore e della mia reputazione, informo che i fatti addebitati al sindaco Lucano sono a me del tutto ignoti e comunque non rispondenti a verità, per quanto mi riguarda e travisati, con particolare riferimento alla frase dell'articolo "Beppe Fiorello a spese dello Stato nella casa destinati agli immigrati di Riace". Come è noto ho interpretato nella fiction televisiva "Tutto il mondo è Paese" prodotto per Rai Fiction da Picomedia e da Iblafilm, il ruolo del sindaco Mimmo Lucano. Alla richiesta dell'organizzazione generale della produzione circa la sistemazione da me gradita durante le 5 settimane di riprese a Riace, ho risposto che avrei preferito vivere in paese piuttosto che in hotel, anche se posti a pochi chilometri di distanza e disponibili ad accogliermi nel migliore dei modi, per stare invece con la gente del posto, vivere in paese senza alcun privilegio, come tutti i suoi abitanti e poter così interpretare meglio il mio ruolo.
Andai a far visita al paese prima dell'inizio delle riprese e, fra le poche case disponibili, una di queste era libera e vuota d'ogni mobilio, salvo una piccola cucina e, accertatomi che non sarebbe stata tolta a nessun migrante, poiché a Riace ogni migrante aveva una dignitosa collocazione ad uso esclusivo, la accettai. La produzione poi a proprie spese acquistò il letto, un armadio e quanto necessario per poterci vivere nel migliore possibile dei modi.
Aggiungo che, ovviamente, il costo della mia permanenza a Riace non era a mio carico ma della produzione e quindi non avrei avuto alcun beneficio economico personale.
Le frasi, il tono e il contesto dell'articolo, in luogo di rispettare i dettami del diritto di cronaca, previo accertamento della verità delle fonti, imbastiscono artatamente una ricostruzione dei fatti per farmi apparire connivente in un preteso utilizzo, in mio personale favore, di strutture destinate ai migranti: fatto contrario nono solo alla verità ma alla mia etica personale e professionale più volte manifestata pubblicamente.
Nell'invitare comunque l'estensore dell'articolo e il Direttore Responsabile a smentire il contenuto dell'articolo stesso per quanto riferentesi alla mia persona, invio distinti saluti.
Giuseppe Fiorello

Beppe Fiorello a spese dello Stato nella casa destinata agli immigrati di Riace (guarda il video). Sì, l’attore che avrebbe dovuto interpretare il sindaco dell'accoglienza Mimmo Lucano nella fiction (oggi sospesa) Tutto il mondo è paese finisce, a sua insaputa, tra le carte dell’inchiesta "Xenia" che, nell’ottobre del 2018 con l’arresto di Lucano, ha smantellato il "modello Riace".

L'accoglienza, nel piccolo paese in provincia di Reggio Calabria, non era destinata solo agli immigrati, ma anche agli amici e ai conoscenti dell’ex sindaco Lucano. Tutti potevano dormire e vivere gratis nelle case in uso allo Sparar e inserite nel database della Prefettura di Reggio Calabria. Case che avrebbero dovuto dare accoglienza solo ed esclusivamente ai profughi. Case ristrutturate e immobiliate con i soldi destinati all’accoglienza. Eppure, in quelle case, ha dormito anche Beppe Fiorello, insieme ad altri attori e tecnici. Tutti erano impegnati nelle riprese della fiction e quale migliore soluzione se non dormire a Riace? Casa e bottega, direbbero alcuni. D'altronde, gli hotel in quella zona di Calabria, sono pochi e malmessi. Meglio le case arredate con i soldi dello Stato. E pensare che per quella fiction, mai andata in onda, sono stati stanziati alla Picomedia/Ibla Film Rai Fiction anche dei finanziamenti pubblici. Soldi messi a disposizione dalla Regione Calabria. Soldi che sarebbero serviti per pagare le spese, anche quelle di vitto e alloggio.

Ad inchiodare Lucano ci sono tre intercettazioni datate luglio 2017 e delle testimonianze di cui noi del Giornale.it siamo entrati in possesso (ascolta qui). In particolare, in una intercettazione datata 12 luglio, si scopre che Fiorello era stato accolto nella comoda "Casa Lucia". Cosimina Ierinò, collaboratrice di Lucano, chiede al sindaco se la casa può essere destinata ad una immigrata con quattro figli, ma Lucano dice di "no" e gli indica un altro alloggio. Quella era destinata all'accoglienza degli ospiti, ma non di colore.

"Casa Lucia" era stata "adeguata alle esigenze di Fiorello", scrivono gli investigatori. E lo scoprono sempre ascoltando Lucano al telefono. Questa volta parla con Chiara Sasso, una sua fidata amica. In quella occasione dice alla Sasso che nella "Casa Lucia" ha alloggiato Fiorello durante le riprese del film e che tutto era stato fatto per farlo stare bene. Ma quella casa non poteva essere data a Fiorello e agli operatori. A sottolinearlo anche gli investigatori: "Corre l’obbligo di segnalare che la predetta casa, formalmente assegnata ai profughi, era stata illecitamente data al personale addetto al film".

Mimmo Lucano si preoccupava che tutto fosse bello ed ordinato per Beppe Fiorello. Telefonate continue a falegnami, piastrellisti ed elettricisti. Tutto doveva essere pronto in poco tempo. In una intercettazione telefonica Lucano si preoccupa e, chiamando un operaio, dice: "Dove sono le chiavi? Se non mi date le chiavi sono in difficoltà, domani viene gente. Bisogna pulirla, arredarla, mettere le lenzuola...". Ma l’operaio, che ha fatto i lavori, pensa ad altro. Pensa ai soldi che, essendo stati bloccati dal Viminale non arrivavano. "Come siamo messi riguardo ai soldi? Perché avevamo fatto degli assegni. Volevo sapere se vi erano arrivati i fondi...". E Lucano, interrompendolo, dice: "Stiamo lottando per far arrivare i fondi dal ministero".

Il 20 marzo del 2018 gli investigatori, per avere conferma delle intercettazioni, decidono di convocare alcuni testimoni diretti che raccontano di una casa divisa su più piani in cui era stato posato il parquet, messe le piastrelle nuove e dei condizionatori contro il caldo afoso della Calabria. Tutto per volontà di Tonino Capone, braccio destro di Lucano e presidente di Città Futura, la cooperativa che incassava i soldi dello Stato e che le spendeva per arredare le case da destinare agli ospiti. La casa doveva essere "adeguata", come diceva Lucano, tanto che, durante i lavori, lo stesso Fiorello era andata a visitarla insieme al sindaco, come sottolineato dalle carte, "in una occasione ricordo di aver incontrato il sindaco unitamente all’attore Fiorello quando sono venuti a vedere i lavori quasi ultimati". Dichiara l’operaio. E pensare che quei soldi erano destinati ai profughi, ma il sindaco "eroe" preferiva spenderli per altri. Magari per gli amici come Fiorello.