L'uomo internet, Webete come noi

La maledizione non è tanto che sia uno dei protagonisti dell’anno che fu ma che lo sia anche del futuro prossimo venturo

La maledizione non è tanto che sia uno dei protagonisti dell’anno che fu ma che lo sia anche del futuro prossimo venturo. Peggio di un terremoto, di una tremenda inondazione, delle cavallette dei Blues Brothes. Ha radunato su di sè il consenso del meglio del pensiero moderno e la stima della gente che piace: Umberto Eco gli ha dato dell’imbecille («una volta parlava al bar dopo un bicchiere di vino, ma lo mettevano subito a tacere»); Fiorello del codardo senza palle («fa il figo su twitter ma poi ci mette mezz’ora a scrivere una battuta»); Linus del barbaro rovina esistenze. Crozza in compenso lo ha trasformato in quello che si merita, in una maschera da mettere alla gogna: l’odiatore professionista da social, «che magari si chiama Ernesto Rossi, ma la rete lo conosce come Napalm51, un cagatore di cazzo seriale che sta tutto il giorno davanti al computer a vomitare bile».

Ma nessuno lo ha inquadrato meglio di Enrico Mentana che lo ha ribattezzato con il neologismo più azzeccato dell’anno: «Webete». È il tupamaros da tastiera, il prete spretato, il predicatore de noantri, il tuttologo ignorante. Il cretino 2.0. Quello di «fate girare, massima condivisione», quello che «i media non vi dicono», quello che «vergogna, è uno schifo, condividi, condividi, condividi». La nullità onnipotente che costringe Morandi a chiedere scusa per essere andato al supermercato di domenica, che fa la morale «ad minchiam» a Bebe Vio per il selfie con Obama. É la iena del web che appende la vita di Tiziana Cantone a un foulard, nel silenzio della cantina. Pensi sia un animale da quinta elementare, un disadattato liberato da quella Basaglia che è la rete, invece se clicchi dentro il profilo ci scopri il musicista dell’orchestra Sinfonica, la mammina che posta cigni innamorati, l’insegnante che scrive poesie per i figli, lo studente con il master che chatta rigorosamente in english. Il webete è il dottor Jekyll che sta dentro l’uomo qualunque, lo spaccato di questi tempi frustrati, la bocca della post verità. Ma spostarlo nel cestino?

Commenti

Linucs

Dom, 01/01/2017 - 12:29

Meglio webete che webeo progressista sforzato.

Ritratto di Giano

Giano

Dom, 01/01/2017 - 17:43

Ma questo "Webete" è davvero tanto peggio di Karaboue, Librandi, Castaldini, Malpezzi, Fiano, Esposito, Romano, Rondolino, Padellaro, Fois, Formigli, Iacona, Gruber, Greco, Saviano, Fazio, Littizzetto, etc...etc...etc...?

routier

Dom, 01/01/2017 - 19:32

Quando rimane nei limiti della civiltà, si chiama: "libertà di espressione". Chi la vuole sopprimere o limitare nel nome di una supposta superiorità culturale, è solo un povero frustrato bisognoso di forti dosi di umiltà.

guerrinofe

Lun, 02/01/2017 - 08:05

Questo comincia (per molti continua) a rompere. Ha fatto il suo tempo quando lo capira anche mentana ?