L'utopia low cost ci rende tutti più poveri

Il web diffonde il suo commercio facendo leva pure sul prezzo. Ma è un virus che danneggia l'economia

Quando nel 1963 gli zii partirono per il viaggio di nozze su una nave da crociera, erano dei privilegiati e a bordo il personale era tutto italiano. Oggi è già tanto se il maître è italiano, ma la crociera è alla portata di molti sposini, e pazienza se la pagano i genitori perché loro sono disoccupati, avendo ceduto il lavoro a bordo ai filippini. Il low cost è una cosa furba, non intelligente. Internet sta diffondendo il suo commercio facendo leva sul prezzo, ma acquistare la sera di domenica da casa con consegna a domicilio, attingendo a un grande assortimento, è un lusso fantastico, non mi serve pagare di meno. La mania diffusa di pagare poco i beni e i servizi è un virus che sta danneggiando le nostre fondamenta socio-economiche. Con l'illusione di rendere accessibile tutto a tutti, produce e distribuisce povertà. Ci preoccupiamo della xylella che attacca gli ulivi e siamo contenti quando paghiamo un volo meno del taxi per l'aeroporto. Perché facciamo fatica a capirlo?

Alla base, siamo un Paese cattolico: per noi la felicità non è di questa Terra e il Santo Patrono è il poverello di Assisi. Esultiamo sì di gioia, per la nascita di un figlio. Ma la felicità che ci dà il benessere (perché ce la dà) non la ostentiamo, la teniamo per noi con uno spruzzo di senso di colpa. Il nostro ideale di economia sociale non è creare e distribuire più ricchezza, ma livellare ciò che abbiamo, per poco che sia: va bene essere poveri e ascetici, corsia preferenziale per il Regno dei Cieli, purché ci tolgano dalla vista chi non lo è. Se e quando accetteremo la felicità come valore, andremo dai ricchi a farci spiegare come hanno fatto.

Inoltre, siamo anche e da più generazioni intrisi di cultura marxista. Non ci definiamo più comunisti, ma nessuno si sogna di abiurare quei valori, che valgono sempre e comunque, nonostante la storia abbia sancito che producono povertà e non sviluppo. Che c'entra col low cost? C'entra. Se pensi che il tuo benessere, per quanto frugale, debba esserti garantito, se non hai mai accettato salario e lavoro quali variabili non indipendenti dal contesto economico, allora puoi credere che i prezzi bassi non siano collegati a retribuzioni modeste e alla perdita di posti di lavoro. La Capitale, che ha un debito di svariati miliardi e in crescita, chiama i suoi turisti «pellegrini» e, ovviamente, li tratta come tali, invece di promuovere servizi di lusso per intercettare i turisti più facoltosi e spendaccioni del mondo.

Infine, non abbiamo fatto i conti col villaggio globale. In un mondo dove 84 Paesi su 187 sono sotto i 10mila dollari di reddito pro-capite e 57 non arrivano a 5mila, l'Italia è oggettivamente un Paese ricco, con un reddito sopra i 35mila dollari e un patrimonio che consente a 8 famiglie su 10 di vivere in casa di proprietà. Serve un trattato di economia per capire se schierarci pro o contro il low cost? Grazie al low cost, le produzioni industriali migrano a Est e alcuni (ancora pochi, per fortuna) di quegli abitanti vengono da noi. Non per restare poveri, ma per diventare ricchi. È un concetto con cui dovrebbero familiarizzare molti radical-chic che, invece (in quanto «ricchi-senza darci-peso»), tuonano contro la colpa del nostro benessere. Addirittura, c'è chi teorizza che il nostro reddito debba fisiologicamente diminuire per bilanciare l'aumento di quello dei Paesi poveri. Come se il reddito fosse una risorsa data, finita, e non già il prodotto dell'ingegno (leggi tecnologia) e del lavoro. Certo, se uno cova il malcelato ideale di non lavorare o di farlo il meno possibile... Vogliamo accogliere i migranti? Bene, allora tocca alzarsi un'ora prima. Non parole, ma opere di bene. Opere, c'ha presente?

Puntare su prodotti e servizi al maggior valore aggiunto possibile, facendoli pagare il massimo. Solo così si potrà distribuire ricchezza. Certo, non è facile, richiede ingegno e olio di gomito, ma porta al benessere. Per aspera ad astra. Il low cost è in discesa, facile per chi sta in alto, ma alla fine c'è il fondo. La giustizia sociale non è l'elemosina, ma dare al povero una chance di arricchirsi. Mi pare che anche la parabola dei talenti trattasse il tema.

Commenti

Lotus49

Mer, 20/04/2016 - 09:44

In un mercato libero c'è (quasi) tutto per (quasi) tutte le tasche. A me pare un bene. L'idea che alcuni prodotti costino meno non è necessariamente legata al lavoro sottopagato, ma probabilmente ad una maggiore efficienza della catena produttiva. Comunque, nessuno obbliga al low-cost: se invece di un bed&breakfast vuoi un albergo a cinque stelle, lo trovi, mica è proibito.

telepaco

Mer, 20/04/2016 - 10:28

Anche io come Lotus non sono tanto d'accordo con questo dare addosso al low cost. Le compagnie aeree che vendono voli al prezzo minore del taxi che ti porta all'aereoporto (a parte che sono carissmi e nessuno li prende, si prende l'autobus o il treno) pagano i piloti e le hostess più o meno come le altre compagnie (Alitalia a parte, che butta via soldi). Il low cost permette alla gente di viaggiare di più, quando diversamente spenderebbe di meno e girerebbe meno l'economia, permette di comprare di tutto. Poi sta ad ognuno scegliere tra qualità e prezzo il dovuto equilibrio. Se un capo di abbigliamento costa troppo poco è evidente che difficilmente sarà di qualità

Ritratto di El Presidente

El Presidente

Mer, 20/04/2016 - 10:44

Certo, certo......in un mondo in cui cresce il divario tra ricchi e poveri, ossia in cui il maggior profitto delle aziende anzichè tramutarsi in maggiore reddito disponibile per la stragrande maggioranza dei lavoratori resta nelle mani di padroni, azionisti e investitori la ricetta sarebbe spendere di più a parità di salario? Bizzarro!

Mechwarrior

Mer, 20/04/2016 - 10:59

qualcuno puo' gentilmente spiegare all'autore del'articolo che il mio stipendio (caragrazia che ce l'ho) è fermo ormai da 10 anni mentre i costi sono quasi raddoppiati? il low cost ormai è sopravvivere e non voler avere le cose "belle" a prezzi stracciati.

bruno.amoroso

Mer, 20/04/2016 - 11:05

il punto è che, a prescindere dal prezzo di vendita di un bene o servizio, l'imprenditore se può abbassare i costi assumendo schiavi o spostando la produzione dove costa zero, lo fa molto volentieri. E' il profitto che la fa da padrone

Luigi2016

Mer, 20/04/2016 - 11:34

Buongiorno, reputo molto interessante l'articolo perché da degli spunti di riflessione. Secondo me il punto e' che quando compriamo merci (esasperatamente) a basso prezzo implicitamente stiamo trasferendo ricchezza a questi paesi, che con tutta probabilità' molte volte hanno una competitività' dei costi a scapito di diritti e norme di sicurezza elementari. Certo noi consumatori da una parte si risparmia e può' sembrare un gran beneficio, ma l'altro lato della medaglia e' che poi le aziende italiane perdono business e quelle stesse persone che hanno risparmiato perdono il salario. Trovo giusto che uno dei suggerimenti sia di non scivolare in una sanguinosa competizione al prezzo più' basso laddove si può'.

libertyfighter2

Mer, 20/04/2016 - 11:52

Grossa confusione economica. Se pensi di valere più di un filippino, devi essere in grado di fare lavori che un filippino non sa fare. Se nel tuo stato i costi sono artificialmente aumentati dallo spreco di risorse (tasse), è ovvio che vieni surclassato laddove tale spreco è minore. Nessuno punterà mai a comprare un bene "al prezzo massimo", quindi tutta la teoria sul "farli pagare il massimo" non ha senso. Se la gente volesse comprare a prezzi più alti si rivolgerebbe all'industria del lusso, che già esiste.