Maxi operazione dei carabinieri, sgominata banda che spacciava davanti ai bambini

I carabinieri di Palermo hanno dato esecuzione ad un'ordinanza applicativa di misure cautelari, emessa dal gip del Tribunale palermitano, nei confronti di otto persone accusate, a vario titolo, di spaccio di sostanze stupefacenti, evasione e violazione degli obblighi della sorveglianza speciale.

I carabinieri di Palermo, nell'ambito di un'operazione antidroga, denominata 'Pellicano, hanno eseguito un'ordinanza di misure cautelari, emessa dai gip del tribunale ordinario e per i minorenni, nei confronti di 8 persone, tra cui tre minori. Sono ritenuti responsabili, a vario titolo di spaccio di sostanze stupefacenti, evasione e violazione degli obblighi della sorveglianza speciale.
Per nascondere le sostanze, prevalentemente crack, ma anche cocaina e hashish, i pusher utilizzavano i vari contatori Enel all'interno di uno stabile di via Brigata Aosta a Palermo, tristemente noto come il "palazzo di ferro" perché spesso in passato finito al centro delle cronache per episodi di violenza, sfociati in aggressioni e sparatorie.

Secondo la ricostruzione dei carabinieri è stata appurata l'esistenza di una piazza di spaccio di crack, cocaina e hashish. A essere arrestati sono stati due gemmelli 22enni, due cugini di 19 e 34 anni e un 46enne. Insieme a loro sono risultati coinvolti tre minori, un 17enne e due 15enni, per cui è stata disposta la misura di collocamento in comunità. La banda utilizzava qualunque metodo per lo scambio di droga e soldi: venivano usate le tasche esterne della bicicletta oppure quelle degli indumenti indossati, oggetti di vario genere come ad esempio bicchieri e sacchetti di plastica. In varie circostanze, la droga è stata anche lanciata dal balcone di un'abitazione. Quasi sempre lo scambio avveniva nell'androne del palazzo di ferro o in strada. A volte la droga veniva nascosta dal pusher in bocca per poi essere sputata al momento della consegna. Le operazioni vedevano coinvolti, oltre gli acquirenti, anche più componenti del gruppo in maniera sinergica. Per quanto riguarda i minori, uno o due di loro avevano il doppio compito di sorvegliare la zona e la buona riuscita della vendita, mentre un altro si occupava della consegna e dell'incasso della somma pattuita con l'acquirente. Per eludere le investigazioni, in alcune occasioni, la consegna avveniva da parte di una persona diversa da quella che aveva ricevuto il denaro e solo dopo avere ottenuto l'assenso di quest'ultimo e avere verificato il denaro ricevuto lo scambio avveniva in tutta sicurezza, soprattutto da occhi e orecchie indiscrete. Insomma il sistema era collaudato, ma gli inquirenti hanno documentato lo spaccio anche in presenza di bambini, davanti alle vicine scuole frequentate da giovanissimi e davanti al Sert, il servizio pubblico per le tossicodipendenze.
A rendere ancora più facile la vendita erano anche i prezzi concorrenziali: una dose di crack veniva venduta mediamente al prezzo di 10 euro. L’indagine ha avuto inizio nel 2018 e ha documentato in appena 12 mesi 694 scambi soldi-droga, mentre le persone segnalate alla Prefettura quali assuntori di sostanze stupefacenti sono state 21.