Il medico l'ha considerata per 4 anni ipocondriaca ma lei aveva un cancro: risarcita con 50mila euro

Una donna con un cancro alla tiroide ha ottenuto un risarcimento di 50mila euro perché il medico non le ha creduto e l'ha ritenuta "malata immaginaria"

Si accorta attraverso l'autopalpazione che qualcosa non andava bene all'interno della sua tiroide ma, nonostante sia andata dal medico per quattro anni consecutivi, è sempre stata considerata "malata immaginaria" e "ipocondriaca".

Dopo 4 anni, però, è arrivata la diagnosi: un cancro che poteva essere diagnosticato prima e che ha portato invece la donna di Livorno a una battaglia infinita, sia dal punto di vista della sua salute che da quello legale contro il medico di base. Dopo 20 anni è riuscita a ottenere un risarcimento di 50 mila euro ma continua ancora a lottare contro il cancro che, nel frattempo, è arrivato fino al fegato.

"La prima volta, nel 1993, andai dal medico perché, toccandomi, per caso avevo sentito una pallina sul collo, lato sinistro. Lui disse che non era niente. E aggiunse che essendo io molto magra, era normale che le ghiandole si notassero di più. Avevo 25-26 anni". La "pallina", però, si è ingrossata e la donna è tornata dal medico. Quattro anni di visite, mai creduta.

"Il dottore è arrivato a dirmi che ero ipocondriaca – ricorda la donna – ma io sapevo che non era così. Non sentirmi creduta mi faceva stare male, anche perché persino i miei erano scettici". La donna, all'epoca, si era appena lasciata con il fidanzato e in molti attribuivano la sua paura a un disagio psicologico.

Come riporta Il Tirreno, la svolta è arrivata quando un suo amico veterinario le ha guardato il collo: "Guardandomi mi disse che la ghiandola che avevo sul collo a suo avviso meritava un controllo e mi consigliò di fare un'ecografia. Io non ci avevo mai pensato: essendomi rivolta spesso al medico e avendomi lui rassicurato, per me andava bene così".

"Se una persona, paradossalmente, dovesse augurarsi un tumore, il più blando è quello alla tiroide. La gente si opera e guarisce. Io invece lotto per la sopravvivenza. Le metastasi mi sono arrivate al fegato. Ma so che due cose mi hanno salvato: l'incoscienza con cui, mentre ero nel pieno delle cure, con mio marito ho deciso di mettere al mondo mia figlia. La seconda è l'amore che ogni giorno do e ricevo da lei. Il rancore è svanito", ha concluso la donna.

Commenti
Ritratto di stufo

stufo

Gio, 12/10/2017 - 14:38

Oramai, coi medici sessantottini, niente più diagnostici. Solo protocolli e ordini dalle case farmaceutiche.