Mentana contro Report: "Puntata sui vaccini sbagliata"

Sulla puntata di Report dedicata al vaccino contro il Papilloma virus è intervenuto anche Enrico Mentana: "Un errore da cui imparare"

È intervenuto anche Enrico Mentana, direttore del Tg di La7, sulla polemica in corso per la puntata di Report dedicata al vaccino contro il Papilloma virus.

La puntata incriminata, andata in onda il 17 aprile scorso su Rai 3, ha dato spazio agli effetti avversi al vaccino contro l'Hpv, il primo vaccino contro il tumore al collo dell'utero messo a punto dai ricercatori. Report ha citato una review del Nordic Cochrane Center dell'anno scorso che accusava l'Agenzia europea del farmaco (Ema) di aver sottovalutato le reazioni avverse e criticando il fatto che tutti i dati in materia sono stati diffusi dalle aziende farmaceutiche. Secondo l'Ema, invece, i vantaggi del vaccino contro il Papilloma Virus, che protegge anche dal tumore al collo dell'utero, sono di gran lunga superiori agli svantaggi.

Le polemiche sono iniziate subito dopo la messa in onda della trasmissione, con diverse personalità e enti, dai medici alla ministra della Salute Beatrice Lorenzin, che hanno criticato il programma. Ora anche Mentana è sceso nell'arena.

"Permettetemi di dire ancora qualcosa sulla vicenda dei vaccini, che non piacerà agli amici di Report, ma è quel che penso. Loro sono la punta di lancia del servizio pubblico, alcune loro inchieste hanno scosso le coscienze e scoperchiato scandalosi soprusi - ha scritto ieri il giornalista sul suo profilo Facebook - Ma come i grandi campioni dello sport anche loro possono fare una giocata sconcertante, o perfino sbagliata. Quando si parla di scienza e salute dei cittadini in tv si rischia sempre di fare danni, anche del tutto involontariamente".

"Lo dico perché penso di aver fatto l'errore peggiore, ormai quasi vent'anni fa, in una trasmissione che mise davanti ai teleschermi quasi nove milioni di persone, basata sul confronto tra oncologi e sostenitori della cura alternativa elaborata dal professor Di Bella. Il fascino del vecchio studioso periferico rispetto alle grandi cliniche aveva già fatto breccia tra molte famiglie rese disperate dal rapporto con il cancro, che vedevano i loro cari piegati dalla chemio, lontani dall'aver sconfitto il male. E Di Bella sembrava l'antidoto a quella che oggi sarebbe chiamata la dittatura di Big Pharma - ha aggiunto il direttore di La7 - Io e Maurizio Costanzo fummo attentissimi a dare parità di tempo e modo di espressione: ma da una parte c'era l'ufficialità, la freddezza impersonale della scienza oncologica, dall'altra l'umanità del medico incanutito, lontano dai grandi serbatoi di ricerca. Giornalisticamente era una grande storia. Ma quanta gente fu indotta a imboccare l'altra strada nella cura di un tumore? e con quale risultato? Due decenni dopo di quella cura alternativa non si parla, credo, più. Ma non dimentico quella lezione".

"Così oggi parlare di vaccini a un'opinione pubblica intossicata da messaggi virali sui social che tambureggiano inesistenti vantaggi nel non vaccinare bambini e adulti, anche con le migliori intenzioni, è un rischio forte, se non si affronta la questione generale prima di entrare nello specifico vaccino, quello del papilloma, che comunque ha salvato migliaia di vite umane - ha spiegato Mentana - Tanti avvelenatori di pozzi non aspettavano altro, come si è visto già da pochi minuti dopo la fine della puntata di Report. E il rispetto della scienza e delle strutture che tutelano la nostra salute collettiva sta su un altro livello rispetto alla bega grande o piccola del sistema. È una battaglia mondiale, quella contro l'oscurantismo dei No Vax - ha concluso il giornalista - Non si combatte con le granitiche certezze, che sempre sono destinate a essere incrinate. Ma se ha un senso la lezione di chi ha cambiato il mondo, Pasteur, Sabin e tanti altri, non possiamo tornare all'equivalenza con i guaritori e gli stregoni, scalabili dalla tessera sanitaria".

Oggi, il direttore del Tg di La7 è tornato ancora sul tema, aggiungendo: "Allora, in nome della coerenza: quelli del Pd e dintorni che urlavano "giù le mani da Orfeo" lo dicano anche per Report. E quelli del m5s che urlano "giù le mani da Report" lo dicano anche per Orfeo. Se no fate ridere, difensori della libertà e censori a corrente alternata".