Messina, la Dia sequestra beni per 32 milioni di euro all'imprenditore Mazzagatti

Si tratta di un provvedimento eseguito su iniziativa del direttore della Dia, Giuseppe Governale, a conclusione di una lunga attività investigativa su un membro appartenente al “clan dei barcellonesi”

È di 32 milioni di euro l’ammontare del valore dei beni confiscati a Pietro Nicola Mazzagatti da parte della Direzione Investigativa Antimafia di Messina. Si tratta di un provvedimento eseguito su iniziativa del direttore della Dia, Giuseppe Governale, a conclusione di una lunga attività investigativa su un membro appartenente al “clan dei barcellonesi”, attivo nel territorio di Barcellona Pozzo di Gotto e nei comuni dell’hinterland, componente di “cosa nostra” siciliana.

Mazzagatti, oggi detenuto col regime del 41 bis nel carcere di Viterbo, ha un passato da criminale di non poco conto che gli ha permesso negli anni di imporre il monopolio nelle attività di ristorazione, di somministrazione di alimenti e di catering presenti nel territorio.

Sequestrati quindi suoi i conti correnti ma anche gli appartamenti, le aziende, i bar e una nota sala di ricevimento, tutti ubicati a Santa Lucia del Mela. In questa città Mazzagatti, come emerso da un’intercettazione del 2008, aveva cumulato una “montagna”. Lo diceva lui stesso mentre era al telefono con un membro dei Santapaola al quale spiegava di aver effettuato un acquisto che avrebbe intestato alla moglie e sul quale aveva già progettato una maxi speculazione di carattere edilizio. Proprio in virtù di quella intercettazione scattò un primo sequestro sul suo patrimonio. Ufficialmente la sua “carriera” da criminale ha avuto inizio negli anni ’90 quando, a conclusione dell’operazione “Sistema”, dove è stato condannato per il reato di estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni dei titolari di una società di Barcellona Pozzo di Gotto, emerse che i titolari erano costretti a pagare il “pizzo” per i lavori di consolidamento che si erano resi necessari a seguito di un evento calamitoso.

Una vita quella di Mazzagatti trascorsa in numerose ed intense attività criminali apparentemente coperte da una normale attività imprenditoriale. L’uomo era infatti titolare di un servizio di catering molto richiesto in quel territorio e di cui i parlava molto bene.

L’attività veniva gestita dalla moglie che si occupava anche di mandare avanti un negozio di articoli da regalo. Nel 2000 il suo nome è uscito fuori nuovamente a seguito di indagini su appalti nel territorio barcellonese e per le quali è finito sotto sorveglianza speciale. Mazzagatti è stato coinvolto anche nell’operazione “Catering” nel 2004 a seguito della quale è stato sottoposto alla misura cautelare e imputato per il reato di associazione di tipo mafioso.

Negli ultimi anni, con l’operazione “Gotha VI”, che ha portato alla luce l’esecuzione di 18 omicidi, Mazzagatti è stato raggiunto da ordinanza di misura cautelare personale, in quanto ritenuto direttamente coinvolto in due omicidi: quello di Fortunato Ficarra, nel luglio del 1998, all’interno di un bar a Santa Lucia del Mela e quello del boss Domenico Tramontana nel 2001 a Barcellona Pozzo di Gotto. Proprio per questi ultimi fatti lo scorso mese di luglio la pubblica accusa ha chiesto la condanna alla pena dell’ergastolo.

Passano quindi da oggi e, in maniera definitiva nelle mani dello Stato, 4 imprese comprensive di capitale sociale e compendio aziendale, 14 immobili, 19 terreni, numerosi mezzi personali ed aziendali nonché vari rapporti finanziari, anche intestati a soggetti terzi individuati, stimato complessivamente in 32 milioni di euro.