"Taci o ti violentiamo". Nei guai il capo dello sportello antiracket

Pur di finire sui giornali, ha simulato minacce a una giornalista: nei guai il responsabile dello sportello antiracket di Taranto

Avrebbe simulato minacce e avvertimenti pur di essere sempre sotto i riflettori della cronaca, il capo dello Sportello antiracket di Taranto. Minacce anche nei confronti di una giornalista, collaboratrice del Nuovo Quotidiano di Puglia. Ora rischia il processo Michele Cagnazzo, 50enne di Taranto "da sempre autoreferenziatosi quale paladino di onestà e giustizia per le sue campagne antiracket e antiusura", dice una nota diffusa dalla questura. "A tradirlo - secondo gli investigatori - è stata proprio la sua eccessiva e malcelata voglia di protagonismo attraverso una tanto inquietante quanto maldestra strategia".

Nello scorso marzo, il quotidiano pubblicava un articolo a firma della giornalista finita nel mirino dell'uomo "in cui veniva presentata l'istituzione dello sportello antiracket di Casartigiani Taranto, di cui Cagnazzo era responsabile. Pochi giorni dopo la pubblicazione, nella sede di Taranto della testata fu recapitato un plico al cui interno vi erano pesanti minacce di morte ai referenti dello sportello antiracket e di stupro alla redattrice dell'articolo se non avesse smesso di occuparsi di tali fenomeni criminosi".

La denuncia della donna ha allarmato la Digos di Taranto, che, nel giro di qualche giorno, è riuscita ad individuare il presunto colpevole delle intimidazioni. Gli accertamenti hanno dimostrato che le minacce non provenivano da esponenti della malavita organizzata, ma "da chi voleva costituirsi una posizione meritoria all'interno dello sportello antiracket".

Secondo gli investigatori, la lettera avrebbe generato un tale clamore mediatico da cui poter trarre vantaggi "visto che conteneva anche minacce contro lo stesso Cagnazzo". Il sostituto procuratore Enrico Bruschi, al termine delle indagini, ha chiesto il rinvio a giudizio del 50enne.