Il ministero dell'Innovazione? Arrivano 18 anni dopo Berlusconi

Caro Direttore,

avrà certamente notato che nella compagine del nuovo governo c'è un ministro con delega all'Innovazione. Questo avviene 18 anni dopo, quando nel 2001, per l'intuito e la lungimiranza del Presidente Berlusconi, fui nominato ministro per l'Innovazione tecnologica completamente dedicato alla digitalizzazione del Pubblica amministrazione, delle imprese e degli italiani. Dopo il mio incarico, purtroppo l'Innovazione è sempre stata affiancata di fatto a quello della Funzione pubblica, come se solo la Pa avesse bisogno di un processo di trasformazione digitale. Per di più l'essere affiancata ad altre responsabilità ha ridotto negli anni l'impegno e fatto scadere l'Innovazione ad una pura questione tecnica.

Ricordo alcuni risultati raggiunti negli anni 2001-2016: il Codice della Pa digitale - una vera e propria riforma digitale che tra l'altro prevedeva la cosiddetta cittadinanza digitale, oggi tanto di moda -, il Sistema di connessione tra di loro delle amministrazioni pubbliche, la carta d'identità elettronica, la firma digitale, la raccomandata elettronica (Pec), il valore legale dell'archiviazione digitale, le centinaia di progetti co-finanziati per la Pa locale, la legge per rimuovere le barriere digitali in modo da garantire a tutti l'accesso in rete, gli incentivi per i giovani, il sostegno alle imprese, e altro ancora.

Oggi dopo tanti anni di insufficiente attenzione certificata dal 23° posto che l'Italia occupa nell'indice (Desi 2019) della Commissione europea sul grado di digitalizzazione dell'economia e della società, questo nuovo governo intende percorrere strade già intraprese 18 anni fa. Le sfide più rilevanti riguardano lo sviluppo delle infrastrutture immateriali, la trasformazione della Pa tramite il digitale, per ridurre burocrazia e costi, la rivoluzione industriale in atto (Industry 2.0), i problemi sociali connessi a queste tecnologie, la creazione di nuove competenze, la nascita di nuove imprese, i problemi fiscali da affrontare a livello europeo, per citarne tra le più rilevanti.

Il banco di prova di questo governo si misurerà su tre questioni: 1) La governance dell'innovazione a livello della Pa centrale, regionale e locale in modo da definire bene chi fa che cosa, così da realizzare una coerente strategia nazionale, 2) Misurare il successo non con il numero di normative emesse o annunci fatti, ma con i reali benefici che i cittadini e le imprese hanno avuto, 3) Comprendere che viviamo un'epoca il cui l'innovazione tecnologica ricopre una straordinaria rilevanza politica nella società, nelle imprese e per le persone.

Mi auguro, per il bene dell'Italia, che questo governo sappia trarre beneficio nel percorrere un percorso già avviato 18 anni fa.

Lucio Stanca

*Ministro dell'Innovazione dal 2001 al 2006