"Il mio ex vuole ammazzarmi, ma lui è libero e io sotto scorta"

Lucia è già scampata due volte alle aggressioni dell'uomo che ha tentato di ucciderla. Ma lui è in libertà, mentre la donna vive con la paura di morire: "Non so quanti giorni mi restano"

Potrebbe essere la prossima donna uccisa da un uomo, che diceva di amarla. Lucia vive "come una malata terminale", che aspetta l momento in cui morirà: "Non so quanti giorni mi restano, se qualche ora o qualche mese".

Secondo quanto ha raccontato alla Stampa, è stata costretta a installare allarmi e telecamere a casa sua e quando esce deve indossare occhiali scuri, "per paura che mi venga lanciato addosso dell'acido". Poi, ogni volta che si muove, deve avvisare i carabinieri, che la seguono. Lei vive sotto scorta, mentre l'uomo che la minaccia e che ha tentato di ucciderla già due volte, è libero.

Le persecuzioni erano iniziati quanto la donna aveva deciso di concludere la relazione con Mauro, conosciuto in una balera nel 2010 e con cui aveva passato 15 mesi. Da allora, le insistenze per tornare insieme si sono trasformate in minacce sempre più concrete. Fino a quando, dopo due settimane dalla fine della loro relazione, l'uomo si era presentato sotto casa di Lucia: in testa un passamontagna e in mano un coltello. "Mi ha braccato e sussurrava 'Ti uccido, ti uccido'. Era una belva. Mi ha trascinato nel buio. Mi ha preso per i capelli, picchiava la mia testa sul selciato. Io non mi decidevo a svenire, ricordo dei calci sul cranio con le scarpe da lavoro con la punta di ferro e poi si è messo sopra di me con il coltello. Colpiva alla cieca, mentre mi dimenavo, cercavo di difendermi. Mi ha fatto uno sbrego dal sopracciglio sinistro. Ho sentito la lama in bocca. Per fortuna, nella lotta gli avevo tolto il passamontagna".

Poi è un susseguirsi di processi, accuse e minacce. Fino alla condanna per tentato omicidio, a otto anni di carcere. Ma Mauro accorcia la condanna, grazie alla buona condotta e viene liberato. Peccato che, dal carcere, stava pianificando un'altra aggressione ai danni della donna. Ma, questa volta, chiede aiuto al compagno di cella, pagandolo perché organizzasse l'omicidio. Nelle mani degli inquirenti ci sono intercettazioni in cui Mauro dice al complice di far sparire bene Lucia, di "portare via il mio cadavere su una bisarca. Che sarebbe meglio inscenare una rapina finita male". Ma tutto questo non basta: mancano gli "atti preparatori" e l'articolo 115 del codice penale riconduce il fatto non al tentato omicidio, ma al "quasi delitto".

Così, "alla fine, lui è in libertà. Mentre io sono condannata, di fatto, agli arresti domiciliari". Lucia, ora, sta combattendo per far cambiare l'articolo 115, ma "per me ormai è tardi, ma potrebbe servire a qualcun'altra".