Morte e speranza divise dal Tronto L'ultimo fiume che separa i destini

I ponti, opera dell'uomo, uniscono. I fiumi, figli della Natura, dividono. I primi per anni, al massimo secoli. I secondi per sempre.

Che strano. Forse c'entra la geologia, forse il destino. Sulla riva destra del fiume Tronto, lungo la direttrice Ascoli-Roma, i borghi sono distrutti. Sulla riva sinistra soltanto piccoli crolli. A distanza di seicento metri in linea d'aria i borghi colpiti e quelli salvati si guardano. Il fiume è lo spartiacque tra la vita e la morte.

I fiumi dividono (...)

(...) nazioni, popoli, culture, storie. Sono barriere - invalicabili e o più resistenti dei muri - tra genti, razze, fedi, idee. Nascere da una parte o dall'altra dello stesso fiume segna vite, destini, fortune, ricchezze, futuri.

Vivere sopra o sotto il Po, fino all'altro ieri significava essere ricchi, industrializzati, istruiti, oppure poveri, contadini, «terroni». I fiumi dividono territori, regni e imperi. Separano popolazioni barbare da quelle civilizzate. E, da sempre, segnano la storia dell'umanità. Varcarli può cambiare la Storia. Alea iacta est.

Da una parte la vita, la sicurezza, la pace. Dall'altra la morte, la paura, la guerra. Di qua la città, hic sunt leones. A volte i fiumi separano il Bene dal Male. Lungo il fiume della città di Alba da una parte stanno i partigiani, dall'altra i nazisti.

Il Rio Bravo divide cinematograficamente l'eroica cavalleria americana dalle bande di predoni apache. E il fiume Kwai, le cui sponde sono unite hollywoodianamente dal celebre ponte costruito dagli uomini del colonnello Nicholson, divide l'umiliazione dall'eroismo.

A volte, un fiume, separa la schiavitù dalla salvezza. Uno dei momenti più toccanti del viaggio di Papa Francesco in Messico nel febbraio scorso è stata la preghiera sulle rive del Rio Grande, il fiume che separa il Messico dagli Stati Uniti. Ma soprattutto la violenza e la speranza dai dollari e la terra promessa. I sogni sono sempre sull'altra sponda di un fiume. L'Harlem River non separa solo Manhattan dal Bronx. Ma la «città dalle mille luci» dal ghetto. Niente più di un fiume distingue così nettamente il bianco dal nero. Senza sfumature.

Il Mississippi taglia, dividendoli, gli Stati Uniti in due. Dal punto di vista geografico e storico, ma anche sotto un profilo culturale e psicologico. Nascere, vivere e morire di qua o di là dal Mississippi non è mai stata la stessa cosa.

Il fiume divide culture e colture (il fiume Yangze che separa la Cina del riso dalla Cina del grano), modi di vivere (essere mantenuti e creare sulla rive gauche della Senna è ben diverso che vivere e lavorare sulla rive droite). Ma anche mentalità (l'Oltretevere non ha a che fare solo con la geografia), «razze» (come quel maledetto fiume dalle acque torbide che divide i neri dai bianchi da ben 180 anni nel racconto Oltre il fiume del premio Pulitzer J.R. Moehringer), città (il grande Danubio che separa l'antica Buda e la sua placida saggezza dall'irrequieta e moderna Pest). E anche religioni. In Ulster c'è una città con due nomi diversi: Derry, per i cattolici, Londonderry per i protestanti. Nel mezzo scorre il fiume Foyle che fisicamente li separa, e, più a sud, divide anche l'Eire dall'Irlanda del Nord. Fedi e nazionalismi.

La Storia e la Letteratura sanno quanto sia difficile costruire un ponte sulla Drina, il fiume che separa l'Europa dall'Impero ottomano, la cultura occidentale da quella orientale, la religione cristiana dall'islam. L'acqua è simbolo di purezza e di vita, ma nei fiumi è sempre scorso il sangue e l'odio. Stare al di qua o al di là, significa - che sia una questione geologica o pura fatalità - vivere o morire.

Luigi Mascheroni