Morte al San Camillo, Codacons ​denuncia Regione e ministero

Una denuncia contro la Regione Lazio e il ministero della Salute per il caso del paziente morto di cancro all'ospedale San Camillo di Roma

Una denuncia contro la Regione Lazio e il ministero della Salute per il caso del paziente morto di cancro all'ospedale San Camillo di Roma. La annuncia il Codacons, che si rivolgerà oggi alla Procura romana contro le istituzioni responsabili della sanità nella Capitale e in regione. "Quanto accaduto è solo l'ultimo di una serie di episodi in cui la dignità dei malati viene calpestata senza pudore - spiega il presidente dell'associazione, Carlo Rienzi - Ogni giorno nei pronto soccorso dei nosocomi romani si registrano situazioni a limite della decenza, dove l'assistenza sanitaria viene fornita poco e male, spesso in modo superficiale e dopo attese infinite, con i pazienti, spesso anziani, umiliati e abbandonati a loro stessi".

Ciò "avviene nonostante gli sforzi di medici e personale ospedaliero, perché i continui tagli alla sanità hanno portato a un drastico peggioramento del servizio sanitario, e solo chi può pagare attraverso l'intramoenia sembra ricevere cure veloci e adeguate. Inviare gli ispettori negli ospedali dopo simili episodi non serve a nulla, ed è una scelta ipocrita tesa a lavarsi la coscienza, ma non certo a risolvere le criticità dei nosocomi romani - prosegue Rienzi - Il ministero e la Regione devono prevenire e impedire che un malato terminale si spenga in una sala comune nell'indifferenza di tutti, e le loro responsabilità sul caso del San Camillo dovranno ora essere accertate dalla magistratura".

Il ministro Lorenzin ha replicato: "In Italia il pronto soccorso degli ospedali non è e non deve essere l'ultima tappa della vita di un paziente oncologico. Approfondiremo ogni aspetto di questa vicenda. Questa storia non riguarda medici e infermieri e non vale neppure la polemica sui sovraffollamenti al Pronto Soccorso di un grande ospedale romano, dove il personale garantisce quasi mille interventi al giorno".

Commenti

armbia

Gio, 06/10/2016 - 15:35

E' corretto dire che è morto al S. Camillo ma sarebbe altrettanto corretto dire che è sempre stato curato di cancro a TOR VERGATA. Perché non si è rivolto a Tor Vergata dove conoscevano concretamente la sua storia clinica? Questo a prescindere dal fatto che NON SI MUORE DI CANCRO in 40/50 ore per sola "mancanza di dignità". Al S. Camillo le cure Oncologiche sono precise e puntuali, I medici e il personale addetto sono professionali e in armonia con il paziente. Esperienza personale ancora in corso per avvenuto intervento chirurgico al polmone e ora Chemioterapia.

ghorio

Gio, 06/10/2016 - 15:48

Il Codacons si sveglia sempre dopo, e non solo per questa tristissima e vergognosa vicenda!

Scanderbech

Gio, 06/10/2016 - 18:08

L'episodio accaduto al San Camillo suscita rabbia e tristezza . Permettetemi pero' una considerazione . Un malato oncologico terminale ha il diritto di morire in pace a casa propria contornato dall'affetto dei familiari e dalle competenze del proprio medico di famiglia in grado di alleviare le sofferenze . Non e' un malato da ospedalizzare né da Pronto Soccorso.

g-perri

Gio, 06/10/2016 - 18:11

Ottima notizia la denuncia di Codacons. Già questa cosa vale il costo dell'iscrizione.