Mostro di Firenze, chiesta l'archiviazione per Vigilanti e Caccamo

Nei confronti dell'ex legionario fiorentino, che con alcune dichiarazioni avrebbe fornito altri indizi, e del medico del Mugello, gli inquirenti non sono andati oltre un "quadro indiziario fragile e incerto". E il caso resta un mistero

Il primo colpo, sparato da una calibro 22, è partito più di 50 anni fa. E, da quel momento, attorno a una serie di omicidi avvenuti nelle colline toscane, soltanto mistero. Oggi, la Procura di Firenze ha deciso, però, di chiudere l'ultima inchiesta sui delitti del "mostro di Firenze" e di chiedere l'archiviazione per i due indagati, l'ex legionario di Prato, Giampero Vigilanti, e il medico del Mugello, Francesco Caccamo. Nei loro confronti, infatti, gli inquirenti non sarebbero andati oltre un "quadro indiziario fragile e incerto, non certo suscettibile ad assurgere a dignità di prova, né tale da essere in alcun modo ulteriormente corroborato con ulteriore attività investigativa, tenuto anche conto del lungo tempo trascorso dai fatti". Secondo quanto riportato dal quotidiano La Nazione, che ricostrusce ancora una volta i punti più intricati della vicenda, l'ultima inchiesta potrebbe comunque contribuire a chiarire alcuni aspetti, anche se non servirà a trovare altre verità sui responsabili (per gli ultimi quattro duplici omicidi sono stati condannati Mario Vanni e Giancarlo Lotti, mentre Pietro Pacciani è morto prima di un nuovo processo).

L'arma, sempre la stessa

L'arma utilizzata nell'arco di 17 anni, dal 1968 al 1985, è sempre stata la stessa Beretta e non è mai stata ritrovata. E le perizie, che hanno riguardato i bossoli, i proiettili e l'ogiva rinvenuta di recente nel cuscino della tenda di Nadine Mauriot e Jean Michel Kraveichvili, uccisi nella notte tra il 7 e l'8 settembre del 1985 a Scopeti, nel comune di San Casciano Val di Pesa, nel Fiorentino, lo avrebbero confermato. L'unica novità, un modello diverso in alternativa al 71.

Il sangue

Tra i reperti dell'ultimo omicidio, invece, anche un fazzoletto sporco di sangue, ritrovato da alcuni curiosi alcuni giorni dopo il dellitto: per i genetisti, quel sangue sarebbe di Mauriot e Kraveichvili. Mentre il guanto, rinvenuto vicino al fazzoletti, sarebbe appartenuto agli infermieri intervenuti durante i soccorsi. Nessuna traccia di dna su bossoli e proiettili e nemmeno sull'ogiva del cuscino.

"A Vicchio per curiosare"

All'ex legionario 89enne, coinvolto più volte nelle indagini, erano stati trovati 176 proiettili Winchester identici a quelli utilizzati dal killer. Tra gli indizi a suo carico, il possesso di un'auto sportiva rossa con cofano nero, dello stesso tipo di quella avvistata da alcuni testimoni nei luoghi degli omici del 1981 a Calenzano, in provincia di Firenze, e del 1984 a Vicchio, il paese dove era nato e cresciuto. Secondo quanto riportato dal quotidiano toscano, Vigilanti avrebbe "confessato" di essere stato presente sui luoghi la notte di questi due omicidi "ma solo per curiosare". L'ex legionario nero avrebbe riferito di conoscere Pacciani e "di averli visti insieme nella zona ove è avvenuto l'omicidio di Claudio Stefanacci e Pia Rontini, alcuni giorni prima del fatto, mentre questi eseguivano un sopralluogo. Ha dichiarato di averli rivisti ancora, dopo l'omicidio nella stessa zona", scrive il pubblico ministero Turco.