Quel Nautico con le porte girevoli

Sulla rassegna sparati siluri a salve: barche, espositori e acquirenti internazionali in forte aumento

di Antonio Risolo

Tutto è compiuto, disse qualcuno un paio di millenni fa. Stava per morire in croce. Qui di morti non ce ne sono. Per fortuna! Ma è tempo che i «feriti» guariscano, e vestano in fretta i panni dei rispettivi, nuovi ruoli. Consapevoli che delle proprie scelte si è sempre responsabili. Evidentemente parliamo di Ucina e di Nautica Italiana, l'associazione fondata da una ventina di imprenditori del settore che hanno detto addio a Confindustria Nautica guidata da Carla Demaria. Gli step che hanno portato al divorzio sono noti. I motivi del contendere da rispettare, condivisivili o no. Del resto la quotidianità ci insegna che il torto non sta mai da una parte sola. Così come la ragione.

Dopo l'era Albertoni - il quale, piaccia o non piaccia, ha il merito di aver salvato la barca dal naufragio negli anni più drammatici della crisi – è evidente che qualche ingranaggio si è inceppato. Massimo Perotti sembrava l'uomo giusto al posto giusto. Partito bene, strada facendo ha confermato la regola secondo la quale un top manager non sempre riesce a fare altrettanto bene un altro mestiere. Non si tratta di capacità, che resta indiscutibile.

Non ce ne voglia l'amico Perotti, al quale rinnoviamo la stima incondizionata. In che cosa ha sbagliato? Non siamo 007, ma cronisti, e raccontiamo i fatti. Di certo qualcosa non ha funzionato nella riorganizzazione a tutto tondo voluta dal numero uno di Sanlorenzo. Galeotto fu qualche cattivo consiglio di sirene canterine? Forse.

Gli si riconoscano, in ogni caso, onestà e coraggio per il passo indietro nel vano tentativo di evitare spaccature.

E il dopo Perotti? Siamo sempre più convinti che dalla «notte dei lunghi coltelli» per la successione - in lizza due nomi importanti quali Carla Demaria e Lamberto Tacoli - non sia uscito un vincitore. Tutti hanno lasciato sul campo qualcosa di importante. Siamo di fronte all'unica realtà e su questa dobbiamo ragionare: Demaria alla presidenza di Ucina, Tacoli a capo di Nautica Italiana. Un settore a due anime non è il massimo dell'associazionismo, ma può anche starci.

Liberiamo la fantasia e immaginiamo Demaria e Tacoli con i gomiti appoggiati… sull'orizzonte. Vogliono capire che cosa c'è al di là di quella linea sottile che unisce cielo e mare. Un augurio sincero a entrambi: le «due anime» lavorino insieme per evitare che al di là dell'orizzonte piombi all'improvviso il buio dell'aldilà.

Da qualche tempo circolano voci di un Salone alternativo. Con la schiettezza di sempre, diciamo subito che un Salone bis non gioverebbe a nessuno. Ne uscirebbe mortificato soprattutto il comparto. Ma è una nostra opinione.

Piuttosto l'assenza del gruppo Ferretti e il ritorno di Paolo Vitelli a Genova andrebbero letti con più distacco. Anche se il numero uno del gruppo di Forlì, Alberto Galassi, lascia una finestra aperta dopo aver confidato a un collega: «Prevedo che il nostro gruppo, in un modo o nell'altro, tornerà a Genova. Spero si creino le condizioni». Per il resto dell'intervista, Galassi è uomo troppo intelligente e colto per non cadere nel tranello del titolo. I siluri sul Salone, se di siluri si può parlare, sono a salve. Lo dicono i numeri, in forte aumento sul 2014 per adesioni e flotta in esposizione. Viene da dire: passino i tornelli, ma le porte girevoli no!

E veniamo alle «condizioni». Secondo Galassi - non è il solo a pensarla così - sarebbe opportuno anticipare Genova a inizio estate. L'idea non è poi così peregrina - in Ucina il dibattito è sul tavolo da più di un anno – perché il Nautico farebbe da apripista alla stagione dei saloni «scippando» in questo modo a Cannes il privilegio (e i benefici) della premiére. E se è vero che la crisi ha stravolto il mercato e il modus operandi degli imprenditori di tutto il mondo - non solo nella nautica - è altrettanto vero che arrivare terzi dopo Cannes e Montecarlo non è come vincere una sfida, business compreso.

Con i primi due eventi della stagione in Costa Azzurra, infatti, vanno in debito d'ossigeno, almeno in parte, energie, risorse aziendali e interesse di visitatori e appassionati. Ragion per cui l'anticipo potrebbe funzionare. E viaggiare di pari passo con la discreta ripresa in atto. Perché, dunque, non sfruttare tutte le potenzialità che un Nautico «estivo» sarebbe in grado di offrire?

Abbiamo appreso, infine, del convegno «Turismo nautico, ricchezza del Paese» organizzato dal gruppo del Pd alla Camera. Increduli, in particolare, per quel mea culpa del sottosegretario Francesca Barracciu: «Chiedo scusa al settore, sono una scettica pentita».

Encomio all'onestà. Ma l'onorevole signora potrebbe osare molto di più: un bel passaparola tra i banchi di Montecitorio farebbe proseliti di pentiti...

Buon vento, caro «vecchio» Salone. Chi scrive è nato, cresciuto e invecchiato - sgranocchiando tranci di fügassa - tra vecchi padiglioni e darsene di Casa tua. Basta polemiche!

Oggi tutti dobbiamo fare un brindisi ai tuoi fantastici 55 anni.