Nella Pomigliano a Cinque stelle di Luigi Di Maio

Da città rossa, a ex Stalingrado del Sud, a fortino dei 5 Stelle. Ecco la Pomigliano del post voto di Luigi Di Maio

Sono passati 8 anni da quando Luigi Di Maio propose la sua prima candidatura con il Movimento cinque stelle. Era nella sua Pomigliano. Dopo le battaglie condotte da studente, decise di entrare in politica e si candidò come consigliere comunale nella sua città. Non fu eletto, non riuscì a sedere sugli scranni dell’aula consiliare. Da quel momento, però, la scalata è stata veloce: nel 2013 fa il suo ingresso in Parlamento e viene nominato vicepresidente della Camera. Oggi, dopo il risultato elettorale che ha consacrato il M5s come primo partito in Italia, Pomigliano lo attende. E il suo popolo si è ampliato: ha finito per comprendere quasi tutti gli elettori. Il 65% dei votanti, poco più di 15mila residenti, domenica nelle urne hanno espresso per lui la loro preferenza. Una «apoteosi», volendo dirla alla Dibba. Stamattina il comitato elettorale in via Terracciano era chiuso. Ma negli ultimi due giorni c’è stato un viavai continuo di sostenitori e giornalisti. "Io li conosco da prima che iniziassero quest’avventura con il Movimento cinque stelle. Sto con loro da tempo", così Gabriella ieri commentava il risultato elettorale con i grillini presenti in sede. I consiglieri comunali pentastellati Salvatore Cioffi e Salvatore Esposito non hanno voluto rilasciare dichiarazioni. Aspettano indicazioni dai loro portavoce, hanno riferito. Vincenzo Buonincontro è un attivista pomiglianese del M5s: "Abbiamo ottenuto un ottimo risultato – ha detto – Luigi è amatissimo, ha ottenuto un plebiscito di voti. Penso che i voti per lui siano arrivati da ogni parte politica". Dopo la lunga notte passata a seguire gli scrutini, la stanchezza ieri si percepiva, così come la gioia incontenibile.

Il Movimento cinque stelle nella sola Pomigliano ha ottenuto circa il 65% dei voti alla Camera e il 61% di voti al Senato. Tra coloro che gli hanno dato fiducia ci sono molti di quei lavoratori della classe operaia che politicamente sono sempre stati a sinistra. Ma nelle grandi fabbriche pomiglianesi è da qualche tempo che si respirava un’aria grillina. Carmen Abbazia è una delegata sindacale della Fiom. Domenica mattina si trovava all’esterno del plesso scolastico dell’istituto comprensivo Sulmona, ad attendere l’arrivo di Luigi Di Maio che di lì a poco avrebbe votato nel seggio 18. "Me l’ha chiesto Dario De Falco (consigliere comunale M5s a Pomigliano, ndr) che è un mio grande amico, sono qui solo perché me l’ha chiesto. Avevo pensato di venire con la maglietta della Fiom, ma poi ci ho ripensato". Carmen lavora nel locale stabilimento Fiat Chrysler. Nelle grandi fabbriche di Pomigliano, tra i metalmeccanici che sono sempre stati schierati a sinistra, con i sindacati di sinistra, questa volta in molti hanno voluto sostenere il M5s. Spesso lo hanno dichiarato apertamente, come Francesco Viscione, lavoratore di Avio Aero e sindacalista Fiom. Viscione da tempo non nasconde la sua vicinanza al mondo a cinque stelle, che trova ormai in Pomigliano una sua roccaforte: “I disagi che una volta erano rappresentati dalla sinistra storica, purtroppo, con gli anni del Governo Renzi soprattutto, con la continua litigiosità, e probabilmente la mancanza di un’idea di futuro unitario della sinistra, sono andati poi a ricadere con un appoggio al Movimento cinque stelle”. Viscione è un’attivista di “Legami di solidarietà”, l’associazione fondata da Don Peppino Gambardella, con il supporto proprio della Fiom e di Libera, per sostenere i disoccupati e i lavoratori precari. Oggi svela che l’associazione è in difficoltà e rischia di chiudere. Non precisa i motivi. Non si esclude l’ipotesi che un appoggio plateale al M5s di Don Peppino, abbia creato disappunto in casa Fiom. Ma per ora questa resta una supposizione.

Pomigliano è conosciuta come la città delle grandi fabbriche. Tra i vari stabilimenti che occupano la usa area industriale, vi sono quelli di Fca, Leonardo e Avio Aero. La sua storia operaia l’ha resa in passato una città rossa. Da 8 anni però le sue amministrazioni comunali di centrodestra hanno portato a soprannominarla “la ex Stalingrado del Sud Italia”. Oggi, invece, le urne ci forniscono un altro dato incontrovertibile: una Pomigliano a cinque stelle. Il M5s in città ha divorato voti sia al centrosinistra che al centrodestra. Sgarbi, che era considerato il principale sfidante di Di Maio, non ha convinto. E non ha convinto prima di tutto alcuni degli elettori azzurri. L’insoddisfazione è trapelata dagli ambienti della stessa Forza Italia, dove qualcuno celatamente ha voluto esprimere il malcontento per la sua candidatura. Il coordinatore della sezione pomiglianese, Mattia De Cicco, si dimetterà: "Già lo avevo comunicato informalmente, perché il mio ruolo di assessore mi occupa molto tempo. Ora ho deciso che formalizzerò la mia decisione. La sconfitta è chiara. I vertici del partito si devono rendere conto che c’è bisogno di un riammodernamento della classe dirigente e io con la mia scelta voglia dare il buon esempio. Il partito va assolutamente rifondato in Campania. Sono estremamente deluso e il risultato elettorale mi ha dato ragione". "È un’ondata del Movimento cinque stelle. Il vento con le mani non si ferma", è invece il commento di Vincenzo Romano, segretario da un paio di mesi del circolo cittadino del Pd. Il dem riconosce la sconfitta a livello nazionale determinata, secondo lui, dall’incapacità di «comunicare, come classe dirigente, quello che di buono è stato fatto», mentre a livello locale ritiene che "il Pd a Pomigliano regge. Qua c’è stata una fuoriuscita evidente di voti dal centrodestra". Fino a qualche tempo fa la Casa del Popolo era la casa pomiglianese del Pd. "Oggi qui c'è solo l'associazione", ripetono alcune persone presenti all'interno, pur ammettendo, uno di loro, la presenza marginale di alcuni sostenitori di Liberi e Uguali. Pasquale è stato un operaio in Avio: "Io votavo Pci, poi ho sostenuti tutti i partiti di sinistra che si sono susseguiti nel tempo. Questa volta ho votato Di Maio. E' stata una disfatta anche per il centrodestra. Non ci rappresentano più, noi non abbiamo più fiducia in queste persone, vogliamo delle persone nuove". E a Pomigliano sono tanti i delusi dai partiti tradizionali, che stasera in piazza Giovanni Leone attenderanno il "nuovo", il Luigi Di Maio della loro terra, l'alternativa a quei partiti da cui si sentono delusi.