Nell'enciclica di papa Francesco la fede che spinge all'impegno

Lumen Fidei è la prima enciclica del pontificato di papa Bergoglio, scritta a quattro mani con il suo predecessore. Leggi il testo integrale

Papa Francesco libera due colombe

È stato un lavoro a quattro mani, iniziato da papa Benedetto XVI e portato a termine da papa Francesco. Un'enciclica è frutto del pensiero di due Pontefici, firmato soltanto da quello in carica, ma concepita in sintonia, partendo da una prima bozza di papa Ratzinger.

La Lumen Fidei, che esce ufficialmente oggi, dedica una larga parte alla tematica dell'amore di coppia, riaffermando il valore di un'esperienza da non "ridurre a un sentimento che va e viene", di un innamoramento che non sia "soggettivo, improponibile come verità valida per tutti".

Amore e verità - scrive il papa nell'enciclica - "non si possono separare", a rischio di far diventare la seconda "fredda, impersonale, oppressiva per la vita concreta della persona". L'amore, inteso come "unione stabile dell'uomo e della donna nel matrimonio", scaturisce "dall’esperienza responsabile della bontà della differenza sessuale, per cui i coniugi possono unirsi in una sola carne e si rendono capaci di generare una nuova vita".

Il primo sforzo di papa Bergoglio si sofferma anche sulla figura del fedele, parte del mondo, "non estraneo all'impegno concreto", pur tra "le sofferenze del mondo" e senza presunzioni, perché "la fede non è una verità che si imponga con la violenza".

A ribadire il valore dell'enciclica è l'arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio consiglio per la nuova evangelizzazione, che ricorda l'importante della "luce", che "ritorna con particolare efficacia in un momento come questo, spesso di forte travaglio, dovuto a una crisi di fede che per i problemi che comporta ha pochi precedenti nella nostra storia".

Commenti

Prameri

Sab, 06/07/2013 - 01:40

Nella prima Enciclica di Papa Francesco colgo soggettivamente alcune novità nel contesto di una bella sintesi, di una ferma difesa dell’Amore, della speranza cristiana e cattolica e della fede monolitica (se cambia un tassello, cambia tutto. ?). Colgo anche alcune lievi sbavature ‘tecniche’. Cap. II,25 ”Nella cultura contemporanea si tende spesso ad accettare come verità solo quella della tecnologia: è vero ciò che l’uomo riesce a costruire e misurare con la sua scienza, vero perché funziona, così rende più comoda e agevole la vita.” Diciamo che nella cultura contemporanea si accetta come verità scientifica (non come verità ontologica, verità processuale o verità giornalistica...) solo ciò che si riesce a dimostrare con criteri scientifici di controllo, ripetibilità, analisi matematica etc. La tecnologia, che è diversa dalla scienza, può derivare dalla scienza, ma anche esclusivamente da pratiche empiriche. L’uomo non può costruire verità scientifiche, può solo scoprirle. Ogni verità scientifica è provvisoria, non assoluta ma destinata a essere superata da una verità più profonda. La verità scientifica non riguarda solo ciò che può avere applicazioni tecniche ma tutta la natura, tutto il creato. Il dato empirico, carente di molti criteri scientifici, per cui è vero ciò che funziona è di enorme utilità pratica proprio dove la scienza non riesce ancora a dimostrare la verità. La scienza è come un ottimo ingegnere capace di progettare un enorme grattacelo e incapace di costruire un semplice muro. Quando (Matteo 7,15) Gesù dice: “Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi...” Sta utilizzando il principio empirico ‘è vero ciò che funziona’. Un numero di uomini può non vedere e sentire la presenza di Dio, ma tutti si riesce nel lungo periodo a fare esperienza con le conseguenze positive o negative della morale rispettata o meno, perché è vero ciò che funziona.