Neonato in ospedale con ematomi e fratture: genitori alla sbarra

Il piccolo, che ora ha 3 anni, vive da tempo ormai insieme ai nonni paterni. Suo padre e sua madre, separati, si trovano a processo con l’accusa di maltrattamenti e lesioni

È finito in un’aula del tribunale di Torino il caso di un neonato ricoverato in più occasioni in ospedale con molteplici e sospette fratture. Alla sbarra i genitori del piccolo, i principali indiziati.

La vicenda ha avuto inzio pochi anni fa, quando il bambino aveva poco più di due mesi. Dopo averlo portato al pronto soccorso dell’ospedale Regina Margherita di Torino, i familiari avevano spiegato ai medici che il bimbo mostrava da tempo inappetenza, oltre ad avere ripetuti episodi di vomito.

Gli esami effettuati dai sanitari avevano portato alla scoperta di un ematoma subdurale formatosi all’interno del cranio, che aveva causato un aumento della circonferenza cranica oltre ad una innaturale tensione della fontanella. Il piccolo era stato quindi immediatamente sottoposto ad intervento chirurgico, così da rimuovere la raccolta di sangue che causava la pericolosa compressione. Dopo le cure del caso, ed un periodo di convalescenza, il neonato era fortunatamente tornato in perfetta salute. Una condizione, tuttavia, destinata a non durare dato che, pochi giorni dopo l’ultima visita di controllo, il piccolo paziente aveva fatto nuovamente ritorno in ospedale.

In quell’occasione, i genitori avevano portato il figlio al pronto soccorso perché quest’ultimo non riusciva più a muovere un braccio.

Gli esami strumentali, in effetti, riscontrarono evidenti fratture in tutti e quattro gli arti del bambino, il quale tuttavia non era affetto da patologie genetiche che potessero giustificare la sua condizione. Certi che si trattasse di fratture di natura traumatica, i medici cominciarono dunque a sospettare dei familiari del piccolo. Da qui la segnalazione alle forze dell’ordine, che avviarono le indagini del caso. Il timore di tutti, infatti, era che il piccolo fosse vittima di repetuti maltrattamenti e percosse.

Adesso il bimbo, che fu presto affidato alle cure dei nonni paterni, ha compiuto tre anni e sta bene.

Il padre e la madre, che non sono più sposati, si trovano ora ad affrontare un processo penale che li vede imputati per i reati di maltrattamenti e lesioni su minore.

Il pubblico ministero Marco Sanini è convinto del fatto che a provocare i traumi e le lesioni riportate dal bambino siano state le ripetute violenze da lui subìte. Accuse respinte con forza dai genitori, che raccontano di aver soltanto compiuto dei massaggi sul figlio. Se le fratture riscontrate sono davvero state causate da un trauma, si difende la donna, allora si tratta certamente di lesioni causate non intenzionalmente. Gli inquirenti, tuttavia, non sembrano credere agli imputati ed ai loro avvocati. I medici, chiamati in aula per esprimersi in merito, non ritengono in alcun modo compatibili i massaggi con le fratture.