Una notte in ambulanza con i volontari della Croce Verde

Il racconto del nostro "viaggio" serale in compagnia dei volontari della Croce Verde di Baggio: ecco com'è andata

"Non avrei mai pensato di fare il volontario in ambulanza. Poi, un giorno, ho sentito alla tv di un ragazzo morto in strada: nessuno era stato in grado di aiutarlo. Lì mi è scattato qualcosa: 'Cavolo, sarebbe stato bello se avessi potuto fare qualcosa. Perché è bello dare una mano agli altri'".

Si chiama Loris e insieme a Marco e Lodovico sono volontari della Croce Verde di Baggio, alla periferia ovest di Milano. E io, che su un'ambulanza non c'ero mai salito, ho passato un turno serale di servizio con loro. Una squadra-famiglia di duecento persone che ventiquattro ore su ventiquattro, trecentosessantacinque giorni su trecentosessantacinque, fa pubblica assistenza. Dal 1911.

Piazza Stovani, nel cuore di Baggio, ospita la sede dell'associazione: è qui che inizia il nostro viaggio.

Prima di entrare in servizio, il protocollo prevede la verifica del mezzo e un controllo accurato di tutti i presidi e delle attrezzature presenti all'interno dell'ambulanza. Il controllo delle condizioni del mezzo è compito dell'autista-soccorritore – nel nostro caso, Marco, in Croce Verde da 28 anni – mentre la verifica dei presidi e delle attrezzature è gestita dal capo equipaggio (Loris) e dal cosiddetto "terzo" (che è, anch'egli, soccorritore certificato), Lodovico.

La procedura dura oltre mezz'ora viene svolta meticolosamente, "perché non possiamo dichiararci operativi e disponibili al soccorso con qualche mancanza o qualche malfunzionamento dei presidi", mi spiegano in coro Marco, Loris e Lodovico.

Quando l'equipaggio del turno pomeridiano termina il servizio, la nostra ambulanza è subito pronta a dare il cambio. Partiamo.

La prima destinazione è la località di stazionamento assegnataci dalla centrale operativa: ci tocca la "colonnina" di "Bagarotti-Gozzoli", a Baggio, e sono le 20:30.

Il primo intervento

Quattro minuti dopo, giusto il tempo di calarmi nella situazione, arriva la prima chiamata. È un codice giallo, a Buccinasco: uomo in strada. Si monta sul mezzo, mi siedo davanti con Marco: sirena accesa, si parte. Una manciata di minuti e siamo sul posto. In strada troviamo un signore sulla sessantina, in evidente stato confusionale. Che ci dice che aveva chiamato un taxi.

Mentre Marco e Loris lo avvicinano, Lodovico si fa aprire dai condòmini per capirne di più. A chiamare i soccorsi i residenti della palazzina, visto che l'uomo si era attaccato al citofono in cerca di un'amica. Lodovico riesce a farsi dare i documenti: nelle tasche del signore anche un biglietto con il numero di telefono del fratello. Mentre Loris contatta il parente, il paziente inizia ad agitarsi e ad assumere un atteggiamento aggressivo. Quindi, all'improvviso, si allontana da noi. Lo insegue Lodovico e Marco gli dà manforte.

Loris mette giù col fratello: l'assistito, mi dice, è un musicista e paziente psichiatrico di trent'anni, in cura al Fatebenefratelli. Fa appena in tempo a finire la frase che Marco sbuca di corsa dall'angolo, dicendoci che il signore se l'è presa con Lodovico e si è infilato in un ristorante. Qui, fortunatamente, Lodovico ha avuto la bravura e la lucidità di togliere tutte le posate e i bicchieri, per evitare il peggio.

A questo punto non resta che chiamare i carabinieri: arrivano dopo cinque minuti, entrano nel locale e poco dopo escono con l'uomo. I militari riescono a farlo parlare e lo convincono a salire sull'ambulanza. Partiamo in direzione Fatebenefratelli e Loris e Lodovico rimangono dietro con l'assistito: lo fanno sedere davanti a loro, così da poterlo tenere sott'occhio, senza farlo sentire sotto osservazione, così da non agitarlo. Il viaggio fila liscio e il paziente viene preso in consegna dal personale medico-sanitario del nosocomio. Lodovico mi avvicina: "I casi psichiatrici sono forse i più delicati, perché non sai mai come possono reagire. Oggi siamo stati fortunati perché ci ha dato i documenti e in tasca gli abbiamo trovato il numero di cellulare di un familiare".

Il secondo intervento

Montiamo in ambulanza per tornare alla nostra "colonnina" a Baggio, ma come spesso accade il rientro in stazionamento viene interrotto da una chiamata. Mentre passiamo in zona Castello, ecco la chiamata: donna, codice giallo per sanguinamento uro-genitale. Un caso delicato.

E qui Marco mi spiega: "Proprio per queste situazioni sarebbe meglio essere sempre un team misto, perché mi rendo conto che avere una donna come soccorritrice, in questi casi, mette meno in imbarazzo l'assistita”.

Sirena accesa, si arriva in pochi minuti sul posto, un ristorante. Ha quarant'anni ed è in bagno, per terra c'è tanto sangue. La situazione è delicata: ci vuole molto riguardo e altrettanta sensibilità. C'è anche nervosismo, perché la diretta interessata chiede essere portata in una clinica privata, dal medico che l'ha curata, e non al pronto soccorso dell'ospedale assegnato. Poi, cambia idea, convinta dalla centrale operativa a recarsi in una struttura idonea.

I tre volontari della Croce Verde si muovono come una piccola orchestra e dopo dieci minuti la donna viene caricata in barella sull'ambulanza. "Il trasporto con paziente a bordo in codice giallo è più lento della corsa di arrivo sul posto, perché dietro devono poter lavorare in tranquillità", mi spiega Marco e un quarto d'ora dopo siamo al pronto soccorso ostetrico di Niguarda.

Sono le 23:06 e il servizio è chiuso: si può tornare alla "base".

Di chiamate non ne arrivano più e il turno finisce in Piazza Stovani, dove aspettiamo i ragazzi del turno notturno. Lodovico si fermerà con loro fino all'alba, per un'altra notte di volontariato al servizio di chi ha bisogno.