Olio di palma e salute: un po' di chiarezza

Simile al burro, sconta il fatto di essere poco noto in Europa. Eppure è vantaggioso al posto dei grassi trans

«Mangiate il burro». Questo titolo campeggiava circa sei mesi fa sulla copertina di un numero del settimanale americano Time . All'interno, l'apertura del servizio riportava un'altra affermazione choc: «Non colpevolizzate i grassi». A dare lo spunto per l'inchiesta, un articolo apparso sulla prestigiosa rivista scientifica Annals of Internal Medicine . Quale il messaggio più sorprendente? Che da una ricerca effettuata su un campione di mezzo di milioni di soggetti, era risultato che non ci fossero prove che il consumo di acidi grassi saturi incidesse sulle patologie cardiovascolari.

Lanciata in Europa e in America, la scoperta è stata riletta come un'assoluzione del burro, che non manca quasi mai nei frigoriferi di noi consumatori occidentali. Questo, infatti, negli ultimi decenni aveva iniziato a non godere di buona stampa, per via dell'elevato contenuto di acidi grassi saturi, ritenuti dannosi per il sistema coronarico e quello cardiovascolare.

Della caduta del mito della maggiore nocività degli acidi grassi saturi, rispetto a quelli monoinsaturi e polinsaturi, almeno finora non ha tratto lo stesso giovamento ottenuto dal burro l'olio di palma. Parliamo di un alimento utilizzato da millenni nelle diete di altre parti del mondo e che è sempre più impiegato dall'industria, per via delle sue caratteristiche simili a quelle del burro. Questo è avvenuto nonostante l'olio di palma contenga una percentuale di acidi grassi saturi addirittura inferiore rispetto a quella del famoso derivato del latte (circa 49% rispetto al 51%).

Già in passato, negli anni Ottanta, negli Usa, l'olio di palma era stato sotto i riflettori di una battaglia commerciale camuffata da campagna salutistica, come raccontato dal libro The War of the Oils , del giornalista K. Gurunathan (1994).

A vederci più chiaro, rispetto alla supposta maggiore nocività dell'olio di palma rispetto ad altri tipi di acidi grassi, ci ha pensato recentemente l'italiano Istituto Mario Negri, le cui ricerche sono state pubblicate dall' American Journal Of Clinical Nutrition . Si tratta di una review, che prende in considerazione le precedenti ricerche scientifiche sul tema.

Sotto il coordinamento della dottoressa Elena Fattore, si sono confrontati gli effetti positivi e negativi, rispettivamente delle diete ricche di olio di palma e di quelle più basate su altri acidi grassi, sui marker delle malattie coronariche e cardiovascolari (colesterolo totale, LDL, HDL etc.). Come recentemente dichiarato dalla ricercatrice, il confronto tra i pro e i contro delle due diverse diete non ha dato risultati significativi. Per contro, l'olio di palma ha dimostrato di essere vantaggioso in sostituzione dei cosiddetti grassi trans, effettivamente considerati dalla comunità scientifica come dannosi per la salute.

Una delle ragioni per cui, in verità, oggi molti continuano a vedere con sospetto l'olio di palma è di natura etica, o meglio ancora ambientale. Alcuni movimenti sottolineano che gli attuali metodi di produzione di questo olio provochino la deforestazione di alcuni angoli del mondo. In realtà, questo finora è in parte avvenuto perché i maggiori produttori di questo olio sono Paesi quali Indonesia e Malesia - più attenti alle necessità di sviluppo economico che di sostenibilità - e perché i Paesi maggiori consumatori sono la Cina, l'India e il Pakistan, dove l'attenzione verso l'ambiente non è ancora ai nostri livelli.

Da tempo esistono pressioni affinché la produzione di olio di palma avvenga senza disboscamenti, ed è stata istituita una certificazione ad hoc (Rspo). Peraltro, la resa per ettaro della coltivazione di palma è molto superiore rispetto a quella di altre piante dalle quali si ricavano oli vegetali (olivo, mais, colza, girasole etc.). L'olio di palma, concludono molti scienziati, oltre a non essere da demonizzare per ragioni sanitarie, rappresenta quindi uno degli alimenti su cui puntare per soddisfare le esigenze alimentari di un mondo in cui la popolazione è in crescita esponenziale.