Ora vietano Mozart in Chiesa, ma fanno cantare un trans

Mozart bocciato per Natale a Firenze, mentre la cantante trans Conchita Wurst si esibisce a Santo Stefano a Vienna. Le parole di Benedetto XVI sul musicista sembrano essere state dimenticate

Wolfgagn Amadeus Mozart, che Ratzinger usava citare tra i grandi in grado arricchire la liturgia cristiano-cattolica, non ha più dimora in chiesa, mentre Conchita Wurst sì.

Il primo è, in qualche modo, un simbolo della tradizione occidentale. La seconda, invece, la rappresentazione di quello che i cattolici tradizionalisti contestano. Eppure, la musica del primo non ha risuonerà dopodomani - presso la Basilica di Santa Croce a Firenze -, mentre quella della seconda è già stata ascoltata a Vienna, durante una kermesse intitolata "Il desiderio degli angeli", che è stata avallata dal cardinale ed arcivescovo austriaco Christoph Schonborn. Un ecclesiastico dato per papabile allo scorso Conclave - quello che ha eletto Bergoglio - in quanto "ratzingeriano", che si è però distinto nel corso di questi sei anni e mezzo per l'assunzione di posizioni progressiste. Si dice che abbia anche benedetto almeno una coppia omosessuale. Il che, stando alla dottrina, non è proprio scontato.

Stando a quanto riportato dall'edizione odierna di Libero, il fatto che le opere di Mozart siano state scartate dipende per lo più da motivazioni d'opportunità: padre Paolo Bocci preferirebbe qualcosa di meno solenne. Perché il Natale, in fin dei conti, racconta di una nascita, di un'attesa e di una speranza. Conchita Wurst, transessuale ed attivista Lgbt, è invece un'artista che certi emisferi ecclesiastici non ricusano affatto. Secondo quanto si legge su Lifesite News, infatti, è possibile raccontare di come Schonborn abbia dato il suo assenso alla terza edizione di una manifestazione di quel tipo: "Questa è la terza volta - si legge - che l'arcivescovo di Vienna ha permesso all'associazione "LIFE +" di usare la cattedrale come sede del concerto di beneficenza della Giornata mondiale contro l'AIDS che si terrà sabato 30 novembre". Vienna non è Firenze, ma la discontinuità tra le due scelte sta facendo storcere il naso a molti. Perché il "no" a Mozart sembra poter essere ascritto all'ennesimo rifiuto di assecondare la tradizione. Il "sì" alla Wurst, d'altro canto, è per i tradizionalisti l'ennesimo sì ad un nuovo modo di interpretare teologicamente il cristianesimo.

"Il Requiem di Mozart è un’alta espressione di fede, che ben conosce la tragicità dell’esistenza umana e che non tace sui suoi aspetti drammatici, e perciò è un’espressione di fede propriamente cristiana, consapevole che tutta la vita dell’uomo è illuminata dall’amore di Dio". A scriverlo, nel 2010, è stato Benedetto XVI. Ma più di qualcuno ormai, persino all'interno della Chiesa cattolica, sembra essersene dimenticato.

Commenti

parmenide

Mar, 03/12/2019 - 13:43

Due religiosi diversi hanno deciso in maniera difforme l' uno dall' altro ; ma cari giornalisti non è la stessa persona che ha usato due pesi e due misure. L' arcivescovo di vienna come tutta la rrossa nobiltà della chiesa germanica mostra e tenderebbe ad imporre una sua visione " progressista " del credo cattolico . Non è detto però che sia una impostazione teologicamente condivisibile smantellare la scritturistica e la tradizione: di fronte a quesa fede alterata far canare una transgender nella cattedrale di santo stefano non mi sembra di grande rilevanza e vulnus. Leglio sarebbe che l' arcivescovo di vienna facesse risuonare le note della musica quasi tutta religiosa di Bruckner uomo di grande fede cattolica che musicalmente "pregava " il suo Dio in cerca di spazi di adorazione e fede.

routier

Mar, 03/12/2019 - 17:40

Da Cristiano non mi riconosco più nel cattolicesimo secolarizzato e progresso/relativista del terzo millennio, pertanto in chiesa possono suonare, cantare e ballare quello che vogliono. Non mi toccano e non mi convinceranno mai. (e non credo nemmeno di essere il solo)