Organizzavano bische clandestine per truffare i giocatori d'azzardo, arresti a Caltanissetta

Smantellata un'associazione a delinquere che a Gela organizzava bische clandestine di poker per sottrarre denaro ai giocatori d'azzardo attraverso un congegno che permetteva di pilotare le partite

Organizzavano bische clandestine per il gioco di poker e truffavano i giocatori guadagnando diverse migliaia di euro. Per questo motivo all’alba di oggi sono scattate le manette per tre componenti un’associazione a delinquere in provincia di Caltanissetta. Si tratta dei gelesi Vincenzo Lauria, 47 anni, Calogero Lo Porto, 33 anni e del 37enne Enea Rosario Romano. I tre, sono ritenuti promotori e organizzatori di un'associazione per delinquere dedita al compimento di reiterate truffe aggravate. L’illecito si è concretizzato attraverso l’applicazione di trucchi nelle partite di poker "Texas Hold'em", da loro illecitamente organizzate, mediante il ricorso ad un congegno elettronico chiamato "Pina". Per raggiungere il loro obiettivo i truffatori si sono avvalsi della complicità di altri individui che adesso sono indagati all’interno della stessa inchiesta.

Ricostruiamo la dinamica che ha permesso di smascherare l’organizzazione criminale. Le indagini dell’operazione definita “Showdown” hanno avuto inizio nel settembre del 2018 da parte della Sezione Operativa del Reparto Territoriale Carabinieri sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Gela. A seguito di numerose segnalazioni veniva accertata a Gela l’esistenza di una bisca clandestina dove si organizzavano serate di gioco di poker con la modalità del Texas Hold'em cash game, che prevede la possibilità di puntare senza limiti massimi di importo. In queste sedute, per pilotare le partite e truffare i giocatori, i componenti del sodalizio criminale utilizzavano il congegno elettronico chiamato in gergo “Pina”.

Una volta individuata la sede della bisca i militari hanno quindi iniziato i servizi di osservazione avvalendosi anche dell’ausilio delle telecamere posizionate nella stanza da gioco all’interno dell’immobile gestito da Lo Porto e Romano. Proprio loro due erano gli addetti al reclutamento dei giocatori da coinvolgere nelle serate. A tal fine utilizzavano come criterio di selezione la disponibilità economica e lo “stato di dipendenza” del gioco d’azzardo. Il terzo arrestato, Lauria, definito dagli investigatori “regista occulto”, era il proprietario dell’apparecchiatura tecnica e fingeva di essere un giocatore. Attraverso la collaborazione degli altri complici, riusciva a pilotare l’esito delle singole mani di gioco mediante l'uso della "Pina".

“Quello che in apparenza era un normale porta fiches –spiegano gli inquirenti- nascondeva al proprio interno una telecamera ad infrarossi la quale, dopo aver decodificato il codice a barre impresso in maniera impercettibile sul dorso di ogni singola carta da gioco, calcolava attraverso un complesso software a quale giocatore sarebbe stata data la combinazione vincente, trasmettendo poi l'informazione a una micro- auricolare e ad un cellulare collegati con sistema bluetooth. Nel caso di specie- aggiungono gli investigatori- Lauria, utilizzando micro-auricolare e cellulare, individuava dapprima il giocatore vincente poi, toccando le fiches di colore rosso, segnale convenzionale deciso in precedenza, avvisava i propri complici allo scopo di pilotare il risultato delle singole mani di gioco”.

Allo scopo di trattenere i giocatori più a lungo possibile e poter loro sottrarre maggiori quantità di denaro, Lauria metteva a disposizione diverse dosi di cocaina per coloro i quali stavano al tavolo.

A fine serata i profitti derivanti dalle partite truccate venivano divisi tra Lauria, Romano e Lo Porto, mentre per gli altri complici, adesso indagati in stato di libertà, era prevista una quota secondo gli accordi stipulati in precedenza. Si tratta degli ennesi Angelo Mangione di 44 anni, Antonino Cristaldi di 45 anni, Vito Cristaldi di 47 anni e del gelese Michelangelo Bevilacqua di 42 anni.