Pagani, la festa della Madonna delle Galline

La leggenda racconta che nel XVI secolo un gruppo di galline mentre raspava in un vallone nei pressi di Pagani portò alla luce un dipinto che raffigurava la Madonna del Carmine

Le tammorre suonano mentre i cantori intonano i loro canti. La gente balla portando avanti una tradizione antica, a tratti misterica. Le radici di questi movimenti sono talmente profonde che non sono probabilmente sempre chiare nemmeno a chi li esegue. Per alcuni secondi ricordano le gesta dei dervisci rotanti mediorientali. La gioia, la celebrazione del mistero, una certa dose di sincretismo e l’uso del corpo per celebrare il divino sono probabilmente parte di questi riti antichi. Le religioni hanno sempre saputo assorbire culti precedenti, mantenendone alcuni tratti e regalando loro nuovi significati. Certamente i cantori e i suonatori custodiscono gelosamente molte tradizioni antichissime.

La leggenda racconta che nel XVI secolo un gruppo di galline mentre raspava in un vallone nei pressi di Pagani portò alla luce un dipinto che raffigurava la Madonna del Carmine. L’evento fu considerato miracoloso. Il quadro fu forse sotterrato nell'ottavo-nono secolo, per sottrarlo alla distruzione della lotta iconoclasta, che vietò il culto delle immagini sacre, o anche alle feroci incursioni e razzie dei saraceni. Da allora ogni anno si tiene la festa della Madonna delle Galline, che dura un mese e termina con la processione della Madonna una settimana dopo Pasqua se non piove.

“L’alzata” che precede la festa di qualche settimana prevede una messa nel santuario e una breve processione con i cantori e i tammorrari. Questa parte della festa è una novità perché in passato gli artisti non lavoravano durante la quaresima. Si parte da via Matteoli dove si innalza la prima effige della Vergine per poi ripetere il rito in via Mangino, via Marconi, rione Palazzine, via Astarita. Le persone si accalcano nelle vie. Di colpo il quadro della madonna tenuto con una corda incomincia la sua salita verso il cielo. L'immagine sacra sembra oscillare seguendo il ritmo delle tammorre. Passo dopo passo, inclinazione dopo inclinazione, arriva seguendo il suono della musica alla corda sospesa dove verrà fissata. I cantori e i tammorrari cantano e suonano con un’intensità profonda.

Il primo weekend dopo Pasqua, se non piove, si conclude la festa. Il primo giorno la gente si accalca fuori dal santuario, i fedeli portano animali da cortile, galline, paperi, pavoni bianchi, colombi. Le paranze di suonatori e gli appartenenti ai vari “toselli”, altari popolari costruiti in alcuni cortili, ballano sotto la porta dell’edificio sacro mentre il resto del popolo aspetta dietro le transenne.

L’attesa si fa solenne e le tammorre sempre più intense. Di colpo la porta si apre e la cesta con i colombi viene portata fuori. Dopo una trepida attesa ecco le colombe iniziare il loro magico volo.

Dopo un qualche minuto di religiosa calma la folla comincia a premere con forza, quasi a spingere, per entrare in chiesa. Ecco apparire nuove tammorre portate anch’esse in processione in chiesa. Inizia la funzione religiosa e la lenta coda per toccare e baciare la Madonna. Poi si torna a ballare la tammurriata in piazza, nei “toselli”, nei bar. La gente mangia i tradizionali carciofi arrostiti che vengono cotti sulla brace, precedentemente conditi con olio, prezzemolo, aglio, sale e pepe. In alcune varianti viene aggiunto anche salame paesano e peperoncino. Un altro dei piatti tipici sono i taglioni con il ragù di carne. Il tutto viene accompagnato con del buon vino rosso di paese.

Le celebrazioni continuano per tutta la notte e poi sabato si tiene la processione finale. La domenica se non piove si porta in processione la Madonna ricoperta di galline, paperi, tacchini, colombi e pavoni vivi che se ne stanno appollaiati sul capo, sulle braccia, ai piedi della Vergine, noncuranti del rumore, della gente che applaude, dei botti e delle tammorre. Mentre si balla nei cortili le persone che allestiscono i toselli offrono da mangiare e da bere, di solito tagliolini al ragù, carciofi arrostiti, il tortano e il casatiello. Dopo aver suonato e ballato tutta la notte i tammorrari depositano i loro strumenti ai piedi della Vergine e, ringraziandola, fanno un atto di sottomissione, per poi, senza mai voltare le spalle all'altare, lasciare il santuario intonando l'antico canto popolare “Madonna de la Grazia”.

Commenti

Anonimo (non verificato)