Il sindaco del Giglio: "Giusta la sentenza". Parroco: "Schettino paghi"

"Una sentenza di condanna ci doveva essere e c'è stata; questa sentenza di condanna è logica e conseguente all'opera di indagine"

"Una sentenza di condanna ci doveva essere e c'è stata; questa sentenza di condanna è logica e conseguente all'opera di indagine, di accertamento della verità dei fatti da parte della magistratura. La sentenza è un atto dovuto. Il giudice ha valutato i reati commessi e ha emesso la sentenza, che noi rispettiamo". Lo ha detto all'AdnKronos il sindaco dell'Isola del Giglio, Sergio Ortelli, commentando il verdetto della Cassazione sul naufragio della Costa Concordia del 13 gennaio 2012.

Di fronte alla sentenza definitiva della Cassazione, il sindaco dell'Isola del Giglio ha detto ancora: "Non ho tirato un sospiro di sollievo. Trovo sempre fastidioso l'accostamento del naufragio alla nostra terra e ogni volta c'è il desiderio di allontanare il più possibile questa vicenda, quasi di scrollarsela di dosso. Ma sia chiaro: l'Isola del Giglio si è fatto carico e continuerà a farsi carico di ricordare l'evento anche per conto dei familiari che hanno perso un loro caro nel naufragio". "Si chiude una pagina dolorosa - conclude il sindaco Sergio Ortelli - e si apre una pagina per certi aspetti grottesca per il nostro Comune, che arranca per recuperare le spese anticipate per l'emergenza. Dobbiamo ancora recuperare 568mila euro, una cifra che lamentiamo in sede civile. Come in sede civile continueremo la nostra battaglia per veder riconosciuto il danno patrimoniale e non patrimoniale subito dalla nostra isola, che è stata massacrata mediaticamente, con l'accostamento al naufragio, che ha dissuaso tanti turisti. Per fortuna le bellezze naturali del Giglio sono rimaste intatte e ora sono tornate pienamente godibili dai turisti".

"Le leggi dello Stato si rispettano: chi sbaglia, paga. Francesco Schettino era il responsabile della nave e provocando il disastro non ha dimostrato la responsabilità che doveva avere come comandante. E' giusto che paghi la sua colpa". Lo ha detto don Lorenzo Pasquinotti, il parroco dell'isola del Giglio, che la sera del 13 gennaio 2012 aprì le porte della chiesa di San Lorenzo e Mamiliano per accogliere i naufraghi, commentando con l'AdnKronos, la sentenza definitiva della Cassazione. "Mi aspettavo questa decisione - ha affermato il parroco -, mi sarei stupito del contrario. I fatti sono quelli accertati dai giudici: Schettino non solo ha abbandonato la nave all'ultimo, ma è il responsabile dell'inchino e di tutta la tragedia successiva". "La giustizia umana ha fatto doverosamente il suo corso - ha aggiunto don Lorenzo - Che cosa voleva Schettino, che gli facessimo ponti d'oro? Ha raccontato che grazie a lui i morti sono stati solo 32 anzichè 4mila. Questo è solo un atteggiamento arrogante. E' giusto che secondo quanto hanno accertato i giudici Schettino ora paghi la sua colpa".

Il parroco dell'isola del Giglio ricorda "con profondo dispiacere" come tra il processo di primo grado e l'appello, Francesco Schettino abbia tenuto davanti ai giudici e all'opinione pubblica "un atteggiamento arrogante", con il "continuo tentativo di scaricare le colpe del naufragio sul timoniere o su altri membri dell'equipaggio". "La verità è una sola ed è quella accertata dai giudici con sentenza definitiva: Schettino abbandonò la nave poco prima del naufragio, che è solo colpa sua in quanto comandate in capo! Ha mentito e ha fatto di tutto per allontanare le sue responsabilità da sè. Si è comportato da incosciente, addirittura non solo fece l'inchino, ma trovò anche il modo per appartarsi con Domnica Cemortan, la giovane moldava che era a bordo della nave. Quindi - sottolinea il religioso - Schettino non ha fatto il suo dovere come comandante della nave, per cui peraltro era pagato profumatamente, ed ora è giusto che paghi in base alla legge. Non dico altro come uomo di Chiesa e non voglio fare il moralismo. Le sentenze si rispettano".