Pensioni, il governo sfida la Consulta: non pagheremo tutto

Il premier: la sentenza non dice che va versato il 100% subito e comunque i saldi non cambiano. Padoan al lavoro Le opposizioni avvertono: niente truffe

Sono passati giorni, ma sulla sentenza della Consulta sulle pensioni, ancora Matteo Renzi «mastica amaro». Lo ammette lui stesso e polemizza con i giudici costituzionali. Non lo dice, ma sembra pensare che anche loro sono «masochisti», come tutti i suoi avversari.

Il premier, che ieri sera ha incontrato il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan di ritorno da Bruxelles per sciogliere il nodo, si lamenta sul merito della decisione: «Avevo un tesoretto pronto per alcune cose. Me le sono dovute rimangiare». E anche sul galateo istituzionale: «È una sentenza del 10 marzo, ma noi come tutti e come è doveroso che sia, l'abbiamo appresa dalle agenzie di stampa il 30 aprile. È stato un brillante modo per festeggiare il Primo maggio».

Martedì prossimo Padoan riferirà in parlamento sulla questione e da Bruxelles, dove si trova per l'Ecofin, annuncia che il decreto sulle pensioni arriverà in settimana e riuscirà nella difficile impresa di rispettare sia i saldi indicati nel Def sia la sentenza della Consulta.

Ma ancora non è per niente chiaro come si risolverà il problema dei miliardi da restituire ai pensionati puniti dalla legge Fornero, con il blocco dell'indicizzazione per gli assegni superiori a tre volte il minimo, circa 1.450 euro. Le parole del premier sono generiche, sui tempi e sul quantum. «La sentenza - sottolinea - non dice che bisogna pagare domani tutto, che è obbligatorio restituire tutto. Può darsi che offra margini. Nei prossimi giorni studieremo le carte nel dettaglio. Verificheremo il prima possibile, per evitare gli errori che ha fatto chi ci ha preceduto». In coda, c'è la frecciata all'ex presidente del Consiglio Mario Monti e ai suoi Professori. Poi, la rassicurazione: il problema è «ampiamente alla portata» del governo.

L'impatto sui conti pubblici potrebbe arrivare a 19 miliardi, ma Renzi non si sbilancia sui numeri: «Se c'è una roba che non si può fare sulle pensioni è sparare cifre a casaccio». Il premier assicura, però, che si studieranno «soluzioni per restare credibili a livello europeo». Insomma, «non cambiano i saldi, comunque ci manterremo nelle regole Ue» del rapporto tra deficit e Pil.

Ieri Padoan ha detto che tornava a Roma per un incontro con i tecnici e con Renzi «per chiudere la questione il più presto possibile». Il giorno prima, all'Eurogruppo, aveva spiegato al vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis, al commissario agli Affari economici Pierre Moscovici e ai colleghi ministri «le intenzioni del governo» di lavorare ad «una soluzione che minimizzi l'impatto sulla finanza pubblica e che permetta di continuare a rispettare, come indicato nel Def, tutti i parametri di finanza pubblica».

Le critiche delle opposizioni si fanno sentire e Renzi non risparmia stoccate: «C'è qualche smemorato di Collegno. Ho visto Brunetta, Meloni, gente che ha votato la riforma Fornero e che poi dice “Ah però dovete fare adesso”. Ma l'hanno votata loro! Io facevo il sindaco».

L'azzurro Giovanni Toti, da Genova dove fa campagna elettorale per la corsa alla presidenza della Liguria, incalza: «I pensionati non si toccano e devono essere risarciti fino all'ultimo euro, alla luce della sentenza della Consulta sull'adeguamento delle pensioni, bloccate illegalmente dal governo Monti». E Maurizio Gasparri, sempre di Fi, afferma: «Renzi e Padoan si illudono di raggirare gli italiani inventandosi un decreto truffa sulle pensioni. Glielo impediremo». I leghisti hanno organizzato un sit-in davanti al ministero dell'Economia, con il leader Matteo Salvini. «Renzi - dice Roberto Calderoli - la smetta di prendere in giro gli italiani». E la leader Cgil Susanna Camusso si augura che il governo apra il confronto sulle altre «ingiustizie» della riforma Fornero.