Perché leggere è un bisogno, non una moda

Leggere è come creare dei sogni che siano consapevoli

Per restare soli in mezzo al resto del mondo, due sono le possibilità. O si sogna, o si legge. Ma fra il sognare e il leggere passa una bella, bellissima, per quanto sottile e impercettibile, differenza. Quando sogni non è il tuo io consapevole a menare le danze, sei travolto da un vortice di eventi mentali che non puoi governare. Certo, il sogno è frutto della tua vita, ma un frutto acerbo, inconscio, o, al contrario, marcio, subconscio. Invece quando leggi il frutto è maturo: quando leggi sei come don Fabrizio durante il gran ballo finale del Gattopardo, hai deciso tu di essere lì, per vedere, ascoltare, annusare, insomma per leggere che cosa sta accadendo intorno a te e che cosa (e come) di ciò che sta accadendo potrà cambiare, momentaneamente o per sempre, la tua vita. Mettiamola così: leggere è creare sogni consapevoli.

Per questo motivo leggere è importante: non per prendere buoni voti a scuola, non per fare bella figura durante l'aperitivo con gli amici o durante i talk show televisivi, non per accatastare cultura e conoscenza fine a se stessa, men che meno per arricchire l'industria editoriale. Bensì per essere artefici della propria vita. La lettura è un bene voluttuario nel senso che contiene in sé il volere, cioè la scelta, e la voluttà, cioè il piacere che per Dante è «diletto senza dolore». Ecco perché quando leggi sei solo in mezzo al resto del mondo. Ed ecco perché il resto del mondo può essere qualsiasi cosa ti parli con il linguaggio della parola scritta, può essere Tolstoj mentre scrive Guerra e pace o Proust mentre legge a sua volta l'orario ferroviario, traendone una grossa e golosa fetta della sua Recherche, come pure il bugiardino dello sciroppo per la tosse o le pagelle di Inter-Milan, o al limite il programma di «Tempo di libri».

La cosa importante è non dare retta a chi dice pro domo sua che i «libri» hanno un «tempo», che i libri si aprono e si chiudono. Aprire un libro ed entrarci significa accettarne l'essenza labirintica ed infinita.

Chi non vuole perdersi può sempre fare a meno di ritrovarsi.