Pordenone, trovata arma omicidio Trifone

La pistola rinvenuta nel laghetto del parco di San Valentino è quella del duplice omicidio di Pordenone

Teresa Costanza e Trifone Ragone

La pistola rinvenuta nel laghetto del parco di San Valentino dai sommozzatori dei Carabinieri di Genova, sabato scorso, è quella del duplice omicidio dei fidanzati di Pordenone. Si tratta di una svolta decisiva nell’indagine, dopo sei mesi in cui gli inquirenti hanno battuto le piste più svariate. Fondamentale l’intuizione degli uomini del Reparto Operativo dei Carabinieri di Pordenone che, analizzando le possibili vie di fuga, hanno capito che l’unica area in cui il killer avrebbe potuto sbarazzarsi dell’arma senza essere visto da passanti e dalle telecamere del Centro Studi era il piccolo specchio d’acqua dell’area verde.

Appena recuperata la pistola è avvenuta la comparazione coi bossoli rinvenuti sulla scena del crimine: trattandosi di un accertamento ripetibile, l’operazione non aveva richiesto la presenza di periti di parte ed è stata possibile anche senza l’iscrizione di sospettati nel registro degli indagati. Periti che saranno invece presenti lunedì nel corso dell’incidente probatorio, in quello che si preannuncia il momento cruciale dell’indagine.
I Ris di Parma verificheranno infatti la presenza di tracce biologiche e possibili impronte sull’arma, sul caricatore e altri campioni rinvenuti nel laghetto. Solo questi elementi potranno permettere agli investigatori di ascrivere accuse precise a Giosuè Ruotolo, di 26 anni, il giovane caporale campano iscritto nel registro degli indagati, che ha sempre negato il proprio coinvolgimento, ma anche il semplice possesso di una pistola.

Durante gli interrogatori con i Carabinieri, il commilitone di Trifone si è sempre detto stupito per l’efferatezza del reato e a precisa domanda circa la propria abilità con le armi si è schernito affermando di essere fondamentalmente un burocrate dell’Esercito, occupandosi prevalentemente di pratiche al computer, "mentre il delitto è stato compiuto - parole agli atti della versione fornita come persona informata dei fatti - da un criminale con un’abilità straordinaria". Ruotolo oggi ha affermato dalla casa di Somma Vesuviana (Napoli), dove si trova in licenza dopo che l’appartamento di Pordenone è stato posto sotto sequestro, di essere tranquillo: "Voglio anch’io la verità e sono convinto che emergerà la mia totale estraneità. Allora come oggi io e gli amici di Trifone siamo a pezzi per questa tragedia".

Commenti

linoalo1

Dom, 27/09/2015 - 08:50

Pertanto,viene naturale pensare che,finalmente,qualcuno abbia parlato!!!Perché??Perché non è possibile che i Carabinieri siano andati,a colpo sicuro,in quel luogo ed abbiano trovato subito quello che hanno trovato!!!!