Post Millennials iper connessi: ci siete? Ce la fate?

Ecco i dati di una ricerca di Generazioni Connesse realizzata da Skuola.net e Università di Firenze sui comportamenti online dei ragazzi

Il celebre tormentone di Zelig va parafrasato con aggiornamenti, dato che l’essere connessi per i ragazzi di oggi è un dato di fatto consolidato. Bisogna chiedersi per quanto tempo, cosa fanno online, come interagiscono e con chi.

Uno spunto importante e attendibile ci viene dato dalla ricerca di Generazioni Connesse effettuata da Skuola.net e Università di Firenze: sono ben 1775 gli studenti tra gli 11 e i 19 anni che hanno partecipato alla rilevazione.

Da quanto emerge dall’indagine, non si può tracciare un quadro dei luoghi reali frequentati dai ragazzi, ma di quelli “virtuali”sì: i preferiti sono i social network, dato che il 56% degli intervistati dice di passare la stragrande maggioranza della vita online proprio su WhatApp (81%), Facebook (77%) e Instagram (62%).

Il dove è chiaro, ma il quanto? Il 40% supera le 5 ore al giorno, circa la metà di questi addirittura si dichiara “sempre connesso” (quindi anche a scuola). Rispetto alla rilevazione dell’anno scorso, si tratta di un aumento di quasi il 17%.

Questo grande quantitativo di ore passate online produce effetti positivi: la conoscenza capillare degli ambienti della rete e degli strumenti a disposizione permette ai ragazzi di riconoscere le fake news, anche se 1 intervistato su 4 tende a fidarsi di ciò che legge online senza verificare la fonte (soprattutto se il contenuto è condiviso dagli amici).

Il rovescio della medaglia consiste in alcuni comportamenti come l’hate speech: il 13% ammette di aver insultato un Vip sui social network almeno una volta. Quasi 1 su 10 ha creato un profilo falso appositamente per scaricare le sue attenzioni non proprio affettuose sui personaggi famosi. Gli insulti nei confronti dei vip sui social sono un comportamento “accettato” , dato che solo il 21% lo disapprova totalmente e meno del 10% segnalerebbe alla piattaforma il contenuto offensivo. Il discorso non cambia se si tratta di coetanei o amici: il 10% degli intervistati dice di aver rivolto insulti sul web a ragazzi della stessa età.

L’attinenza con la realtà è cosa ben diversa, dato che i ragazzi non riproducono i comportamenti nelle percentuali sopra indicate nella vita reale: il 28% di quelli pronti a mettere alla gogna un coetaneo sul web non lo farebbe se avesse la persona di fronte. Ancora meno se il destinatario del commento è un personaggio famoso: neanche 1 su 3 (il 32%) se la sentirebbe di ripetere quanto detto sul social faccia a faccia con il diretto interessato.

Tornando al virtuale, il dato ancor più rilevante rimane l’indifferenza: in caso di episodi di bullismo online nei confronti di un compagno il 14% non farebbe niente; il 4% interverrebbe, ma solo per infierire. Nel complesso, si può affermare che la Rete si è ormai impadronita della loro vita, con il rischio che odio e indifferenza stessa si possano trasferire con ancor più forza nella “vita reale” di tutti i giorni.