Poveri ragazzi con i professori ignoranti

Il 60% degli aspiranti insegnanti non supera l'esame di ammissione. Poveri i nostri ragazzi

Qualche settimana fa è stata pubblicata una lettera, a firma di importanti accademici, che lamentava l'incapacità degli studenti universitari di scrivere in italiano. Avevo dichiarato che quella lettera dolorosa era tanto velleitaria quanto distratta nel guardare in faccia la realtà. La realtà è che gli studenti sono ignoranti perché sono ignoranti i professori, ed è da irresponsabili gettare la croce addosso agli studenti.

E di questa realtà, se ce ne fosse bisogno, abbiamo anche le ultime testimonianze. Dopo il caso della Lombardia, dove un posto su tre messo a concorso per il reclutamento dei nuovi insegnanti è rimasto senza vincitore, anche in Veneto il numero dei respinti per alcune classi di concorso ha raggiunto, e talvolta superato, il 60%.

Viene da dire: finalmente un po' di giusto rigore nella selezione dei docenti, dopo tanto lassismo che ha generato una folkloristica anarchia nella loro preparazione, con il risultato che alcuni sono molto bravi ed emozionanti per la dedizione al lavoro, altri i più no.

Ma il giusto rigore è, nei fatti, una vera e propria beffa. Il numero dei vincitori di concorso, infatti, non è sufficiente a coprire le cattedre messe a disposizione dal ministero: dunque, cattedre senza insegnanti di ruolo che, comunque, a inizio del prossimo anno scolastico dovranno trovare un docente. E dove verrà pescato? Nel mare magnum dei bocciati, cioè i bocciati saranno gli insegnanti supplenti, i quali, però, stanno già insegnando, pur non avendo mai vinto un concorso. Conclusione: i nostri ragazzi avranno generalmente insegnanti bocciati. Una meraviglia di scuola! Cosa ci si può aspettare, pur con il massimo ottimismo possibile?

In questa situazione non ci ha cacciato un destino cinico e baro, ma una catena impressionante di errori. Mi permetto di ricordare di averli elencati uno per uno in un mio libretto, Povera, maledetta laurea, pubblicato da Il Giornale. La conseguenza di questi errori è stata la proletarizzazione dell'insegnante. Per anni, grazie alla demagogia sindacale, non sono stati fatti concorsi, non sono stati selezionati i docenti. Ai pochissimi vincitori di cattedra, si aggregava una pletora di supplenti che, o non aveva fatto il concorso, o era stata bocciata e arruolata nei modi più stravaganti, a seconda degli esiti delle trattative sindacali con i ministri di turno.

Un posto di insegnante nella scuola pubblica non si è negato a nessuno. Con una contropartita: stipendi da operaio. Il massimo rispetto per la classe operaia, ma un insegnante con uno stipendio molto basso finisce, purtroppo, con il perdere autorevolezza sociale e considerazione da parte delle famiglie. E, infatti, si arriva alla farsa: il genitore che contesta l'insegnante.

Chi vuole fare, oggi, il professore, cioè colui che deve insegnare a scrivere ai nostri figli senza scandalizzare gli importanti accademici italiani? Nella stragrande maggioranza dei casi, chi non trova di meglio da fare, chi è disposto ad avere un lavoro con stipendio da fame e senza alcuna considerazione sociale: spesso le donne, che possono avere il pomeriggio libero per la famiglia. Non a caso, l'esercito insegnante si sta meridionalizzando; statistiche alla mano, i laureati del Nord, prevalentemente (e i migliori), non intendono fare gli insegnanti.

Stefano Zecchi

Commenti

MaxSelva

Mar, 21/02/2017 - 09:13

i professori di oggi... sono dei poveri disperati che hanno fallito tutto il resto nella loro vita... allora provano ad insegnare. Diceva mio nonno : "chi sa fa, chi non sa insegna"

Giorgio Colomba

Mar, 21/02/2017 - 10:03

Le menti bacate post-sessantottine sono ancora vive e lottano contro di noi e i nostri ragazzi.