Ma a presentarci il conto presto saranno i mercati

Bisogna fermare i piazzisti. Non si può andare in crisi per una lettera dall'Ue

Non può e non deve essere una lettera della Commissione europea a mettere in crisi il governo. Neanche può essere una cartolina del governo italiano, illustrata con foto taroccate, a cancellare l'incoscienza con cui si (s)governano i conti pubblici. Chi pretende di non dipendere dalle regole comuni finisce con il dipendere dai mercati, che sanno essere feroci. Dovremmo averne memoria e tenerlo nel dovuto conto. Il problema non è affatto uno 0,1% in più o in meno di deficit. Vale circa 1,6 miliardi di euro, mentre risparmiamo più di quattro volte tanto grazie all'azione della Banca centrale europea, pagando meno il costo del debito pubblico. Quello è il solo taglio significativo fatto alla nostra spesa pubblica, ma l'hanno fatto a Francoforte, non a Roma. I problemi sono altri e principalmente: 1) continuiamo a non tenere fede agli impegni presi (da questo stesso governo), perseverando nel far crescere il deficit più di quanto annunciato (sicché quello 0,1 è solo la goccia che fa traboccare il vaso), portando sempre più in alto il debito che promettevamo in discesa già quest'anno; 2) i deficit che facciamo alimentano la spesa pubblica corrente e gonfiano la Repubblica dei bonus a nulla, non facendoci recuperare terreno in quanto a crescita del prodotto interno lordo, che rimarrà ben sotto la media europea.

È questo a rendere insostenibile la pretesa di non correggere i conti, per giunta usando toni che sarebbero deprecabili se in bocca a oppositori privi di senso della responsabilità, divenendo grotteschi in bocca a chi (s)governa. Abbiamo già richiamato l'attenzione sull'andamento degli spread, che segnalano la potenziale tempesta che ci investirebbe, se venisse meno la protezione della Bce. Si continua a fare finta di niente, lasciando in secondo piano anche l'ultimo giudizio dell'agenzia Fitch: non solo i titoli del nostro debito pubblico sono a un gradino dall'essere considerati spazzatura, quindi non più acquistabili da parte della Bce (BBB+), ma la previsione, per la prima volta, è negativa. Fin qui ci dicevano: siete messi male e resterete in questa condizione. Ora aggiornano: siete messi male e andrete peggio.

Considerai e considero questi giudizi ingenerosi, ma se sento ancora ripetere che «i mercati» plaudono alle riforme che «abbiamo già fatto» mi rendo conto che sono fin di manica larga. Il nostro male è la spesa pubblica eccessiva e un debito pubblico pazzesco, che portano a fiscalità demoniaca. Il governo fa la voce grossa per potere praticare più deficit e più debito, raccontando nel frattempo che le tasse diminuiscono perché ne cancellano o ribassano alcune, lasciando correre la pressione fiscale complessiva e lasciando esplodere le tariffe amministrative (che sono patrimoniali mascherate). Voce grossa e idee piccine. Se non si vuole che il governo sia travolto dall'insostenibilità esterna, però, si deve essere capaci di contrastarlo all'interno. Il che non significa, come troppo spesso accade, accompagnare critiche petulanti con pressanti richieste di spesa qui e là. Dalla scuola alla sanità, passando per la giustizia, si possono avere servizi migliori spendendo meno. Il che comporta demolire le rendite di posizione e favorire il merito.

Le esportazioni dimostrano che abbiamo energie potenti, nel mercato produttivo, ma per renderle capaci di innescare crescita collettiva e non solo aziendale è necessario che lo Stato e la sua spesa dissennata liberino spazi e smettano di premiare l'inefficienza. Se, invece, fra governo e opposizioni continua la gara a chi la spara più grossa per strizzare l'occhio a questa o quella parte dell'elettorato, va a finire che i loro tappi di sughero galleggeranno nel nulla, mentre la cannonata arriverà da fuori. Per evitare questo scempio non serve a nulla dire che si vuole uscire dalla moneta, dal continente o dal mondo, serve fermare i piazzisti e rimpiazzarli con la serietà.

Commenti
Ritratto di liberopensiero77

liberopensiero77

Mar, 25/10/2016 - 16:20

Giacalone, mi perdoni, ma il Suo intervento è un miscuglio di luoghi comuni neo-liberisti, infarciti di politica dell'austerity, che è poi quella che non fa crescere l'Europa, e non solo l'Italia, da c.ca un ventennio. In poche righe non posso criticare punto per punto, mi limito ad osservare che la spesa pubblica italiana non è eccessiva, in rapporto al PIL è stabile (è la stessa del 1995!), ed è nella media europea. Quanto alla "fiscalità demoniaca" (vero!), essa dipende solo in parte dalla spesa pubblica (che è nella media europea) e dal debito pubblico (più che altro gli interessi, che ora sono pressoché azzerati), mentre è in stretta correlazione con l'altissima evasione fiscale, su cui non si dice assolutamente nulla, e pure si tace sulla necessità di fare investimenti pubblici per risollevare il PIL. Insomma, una politica economica a senso unico.

Mr Blonde

Mar, 25/10/2016 - 16:28

bell'articolo

Rossana Rossi

Mar, 25/10/2016 - 16:36

Parole sante, che pochi hanno l'intelligenza giusta per capirle. Come dimostrano le elucubrazioni infondate e sgangherate di tale liberopensiero77 che non perde occasione per scrivere idiozie.

conviene

Mar, 25/10/2016 - 16:37

Ha perfettamente ragione. Il maggior piazzista del nostro paese è stato rimpiazzato. Lui vendeva anche agli eschimesi il ghiaccio. Ora non convince più nemmeno se stesso. Questo governo dal baratro dal quale è partito ha riportato la nave in linea di gallegiamento e le ha fatto fare anche qualche metro. Certo ora serve accelerare. Non sarà L'Europa dei tecnici e dello0m1 a fermarci. A farci del male potremo essere solo noi se bocceremo le riforme e se per sola sete di potere promettiamo cose irrealizzabili come chi parla della tassazione al 15 o 20% per tutti. Servirebbe un sussulto di dignità e di unità d'intenti trovata con il Nazareno ma subito abbandonata per curare il prorio orticello

Ritratto di gzorzi

gzorzi

Mar, 25/10/2016 - 16:37

Effettivamente quando c'era silvio era tutto sotto controllo, ristoranti pieni, evasione(a parte la sua) sotto controllo e il debito era sceso alla grande. Bei tempi...

hornblower

Mar, 25/10/2016 - 16:42

Giacalone, sa cos'è il debito pubblico? E' un'informazione contabile. E' la registrazione di tutte le volte che il governo ha venduto titoli di stato per drenare riserve per mantenere i tassi di interesse di breve periodo. Al posto di "Debito Pubblico" bisognerebbe chiamarlo "IRMA"- Interest Rate Maintenance Account": Contabilità di Gestione del Tasso di Interesse Interbancario.

Klotz1960

Mar, 25/10/2016 - 16:46

Giacalone tiene come tutti nascosto un dato importantissimo: i dipendenti pubblici in Italia sono il 30% in meno in rapporto alla popolazione di quelli di Francia e Germania. E' anche per questo che tutti i nostri servizi sono generalmente di qualita' ed efficienza inferiore a quelli di Germania e Francia. C'e' certamente anche un problema di organizzazione ed efficienza, ma con il 30% in meno di personale, senza assunzioni non migliorera' mai nulla. Non tocchiamo poi l'argomento stipendi, inferiori dal 20% al 50% di quelli di Francia e Germania. Che Giacalone non si lamenti quando trova file negli uffici postali e negli ospedali.

hornblower

Mar, 25/10/2016 - 16:56

Giacalone: lo scopo della vendita dei tds non è incrementare le entrate per finanziare la spesa, ma fare ciò ch'è chiamato "drenaggio di riserve in eccesso", creato dalla spesa a deficit, ma per mantenere l'interbancario overnight positivo. Il Governo che emette la propria valuta non ha bisogno ne di entrate fiscali per spendere ne di prendere in prestito la propria valuta, di cui è monopolista, per spendere.

wotan58

Mar, 25/10/2016 - 17:15

Egregio Davide Giacalone, condivido fino all'ultima virgola. Ha centrato perfettamente il problema ed identificato i vizi italici che stanno portando il paese alla bancarotta malgrado l'asset incredibile costituito da un'Italia che lavora e che produce "malgrado" i politici facciano di tutto per metterla in in ginocchio. Ed ancora complimenti, peccato che di giornalisti come lei ce ne siano pochi. Purtroppo anche nella testata per cui scrive.

Ritratto di liberopensiero77

liberopensiero77

Mar, 25/10/2016 - 17:15

A differenza di certuni (tipo Rossana Rossi), che probabilmente non hanno neanche la licenza elementare, io l'esame di economia l'ho fatto all'Università, e lì la materia si studia in modo scientifico e oggettivo, e non in modo fazioso. Va bene il merito e l'efficienza, ma basare la politica economica tutta sui tagli e i risparmi, non si va da nessuna parte, anzi no, si va verso la recessione e l'impoverimento, com’è successo con Monti (che pure è preparato) e come vorrebbe fare il capocomico grillino. Probabilmente a molti sfugge che il PIL è dato dai consumi + la spesa pubblica + gli investimenti + il differenziale fra le esportazioni e le importazioni. La spesa pubblica quindi, specie quella produttiva, non riduce il PIL, bensì lo fa aumentare, questo dice l'economia, ma per capirla bisogna studiare, non certo ragionare per slogan.

Ritratto di Leonida55

Leonida55

Mar, 25/10/2016 - 17:18

A tutti i rosso fuoco. leggete anche solo il titolo: a presentarci il conto presto saranno i mercati. Scrivetele sul testone queste cose, non campate giustificazioni poi. Sempre i soliti inaffidabili. Ma andate a casa.

PAOLINA2

Mar, 25/10/2016 - 17:21

@Rossana Rossi: solo lei o pochi altri hanno l'intelligenza giusta x capire, ma si rende conto che oltre a essere ripetitiva scrive anche idiozie? Saluti.

hornblower

Mar, 25/10/2016 - 18:09

@conviene - un sussulto di dignità conviene che lo faccia lei, sempre che le convenga, dato che la convenienza è il suo appellativo.

Libertà75

Mar, 25/10/2016 - 18:27

@gzorzi, beh 4% in meno di disoccupati (spero non sia un classista anche lei) e un 15% in meno di rapporto di debito/pil... ma si sa... a voi basta gioire dei qualunquismi che conoscete a memoria

edo1969

Mar, 25/10/2016 - 18:34

Articolo sensato e ben scritto, peccato contraddica le corbellerie dell'editoriale di nosferatu con il solito pistolotto sul leggendario gombloddo del 2011, senza rendersi conto che anche in quell'occasione furono invece i mercati a mettere il fuoco fino a costringere alle dimissioni il governicchio dei dilettanti allo sbaraglio... ma chi porta i paraocchi non vede

Anonimo (non verificato)

Anonimo (non verificato)

ghichi54

Mar, 25/10/2016 - 19:22

Il conto, e salato, ce lo presenteranno se vince il NO al referendum. Trovo vergognoso che i vertici di Forza Italia, con Berlusconi in testa, promuovano il NO nell'illusoria speranza di trarne qualche vantaggio.

compitese

Mar, 25/10/2016 - 19:24

Tutti stanno dando troppa importanza alla capacità di rimborso del credito. Nessun stato è di fatto in grado di rimborsare il prestito che questo sia il 40 o il 130 per cento del PIL! Il problema è mantenere la capacità di credito e il nostro governo di incapaci non ne ha!

moichiodi

Mar, 25/10/2016 - 19:34

i mercati ci chiederanno il conto? speriamo di non. ma giacalone già gongola. come molti commentatori.

JosefSezzinger

Mer, 26/10/2016 - 09:26

A Bruxelles non interessano i problemi italiani se non nella misura in cui possono pregiudicare la stabilità dell'EURO, moneta che in base alla attuale quotazione agevola le esportazioni tedesche. La strategia è sempre la stessa: Bruxelles su ordine dei tedeschi controllano che la dirigenza politica italiana non crei problemi all'EURO, limitando il più possibile quella prassi di Governo irresponsabile che l'economista tedesco Wolfgang Munchau ha definito un misto di codardia e incompetenza e che è essenzialmente la combinazione di massimo interesse personale e disimpegno totale rispetto ai problemi reali deglle famiglie ed imprese italiane.