La procedura per riportare Cesare Battisti in Italia

Ecco quali sono i passaggi

L'ACCORDO BILATERALE PER L'ESTRADIZIONE

Il «Trattato di estradizione tra la Repubblica italiana e la Repubblica federativa del Brasile» è stato firmato dalle parti a Roma il 17 ottobre 1989 ed è composto da 22 articoli. L'accordo bilaterale è stato ratificato in Italia con la legge numero 144 del 23 aprile 1991 ed è entrato in vigore il primo agosto 1993. Il Trattato disciplina i casi di estradizione e scambio di detenuti.
L'estradizione viene concessa nei seguenti casi (articolo 2): per fatti che secondo la legge di entrambe le parti costituiscano delitti punibili con una pena detentiva superiore a un anno; se la pena ancora da scontare sia superiore a nove mesi; se i delitti sono più di uno, quando le condizioni sopra elencate siano rispettate da almeno uno di questi; in materia di tasse, anche quando le due parti impongano imposte diverse o abbiano regole fiscali diverse nei propri Stati. L'articolo 3 elenca invece i casi in cui l'estradizione può essere rifiutata. Nella vicenda di Cesare Battisti il Brasile si è appellato ai paragrafi «e» ed «f»: «Il fatto per il quale è domandata (l'estradizione, ndr) è considerato dalla Parte richiesta reato politico», e «se la Parte richiesta ha serie ragioni per ritenere che la persona richiesta verrà sottoposta ad atti persecutori o discriminatori per motivi di razza, di religione, di sesso, di nazionalità, di lingua, di opinioni politiche o di condizioni personali o sociali, o che la situazione di detta persona rischia di essere aggravata da uno degli elementi suddetti».

IL FASCICOLO SEGUITO DAL GUARDASIGILLI

Cosa devono fare adesso le autorità italiane? Il Trattato di estradizione prescrive che gli interlocutori siano da una parte il ministero della Giustizia italiano e dall'altra il ministero della Giustizia brasiliano. Oppure che venga seguita la via diplomatica. In ogni caso in Italia la questione è nelle mani del governo.
L'arresto di Battisti ha accelerato il processo, ma come ha ricordato ieri il Guardasigilli Andrea Orlando, la domanda di estradizione italiana è pendente da tempo e anche i contatti su questo fronte tra i due Paesi sono andati avanti dopo che nel 2007 il terrorista dei Pac venne arrestato a Rio e che l'esecutivo di Roma fece partire la formale richiesta (poi respinta). Alla domanda di estradizione la «Parte richiedente» deve allegare una dettagliata descrizione del reato commesso e tutti gli atti giudiziari relativi. Dal momento dell'eventuale concessione dell'estradizione arrivata dalla «Parte richiesta», l'Italia avrebbe venti giorni per prendere in consegna l'estradando. In caso contrario, quest'ultimo torna libero e il richiedente non può reiterare l'istanza per lo stesso fatto. Qualche mese fa l'allora premier Matteo Renzi aveva di nuovo sollecitato le autorità brasiliane a riesaminare il caso e il 25 settembre attraverso l'ambasciatore Antonio Bernardini era stata presentata un'ulteriore richiesta di estradizione. Ieri Orlando ha assicurato di essere pronto a insistere perché le procedure ripartano, alla luce appunto delle novità delle ultime ore.

L'ITER IN BRASILE

Cosa succede invece, quando la domanda arriva ai brasiliani? Come si è visto tra il 2007 e il 2010 anche lì la palla è nel campo politico. In questo senso può contare molto il passaggio di consegne tra Luis Ignacio Lula prima e Dilma Rousseff poi e Michel Temer. Dopo il primo arresto di Battisti nel 2007 fu un voto della Suprema corte ad affidare al presidente l'ultima parola sulla decisione in merito alla richiesta italiana. Ben tre anni dopo, alla fine del 2010, Lula negò l'estradizione e concesse all'ex Pac lo status di rifugiato politico. Di fatto tutto dipende dal cambiamento politico più o meno in atto in Brasile. E molto anche dagli equilibri internazionali in gioco. Non solo tra Italia e Brasile ma anche, ad esempio, tra Italia, Brasile e Francia. In quest'ultimo Paese infatti si era rifugiato Battisti dopo essere passato dal Messico e ci era rimasto parecchi anni. Infine hanno contato gli appoggi e la «solidarietà» di politici ed esponenti della cultura stranieri. A partire dal premio Nobel Gabriel García Márquez e altri 500 tra scrittori , intellettuali e rappresentanti di organizzazioni non governative per i diritti umani brasiliani, firmatari di un documento per la concessione dello status di rifugiato a Battisti. Certo, se per qualche motivo la vicenda dovesse entrare in stallo invece di risolversi in poche ore, bisognerebbe rimescolare le carte a livello politico. In Brasile infatti si vota tra meno di un anno e il presidente potrebbe cambiare.

L'ULTIMA PAROLA ALLA CORTE SUPREMA

Dal punto di vista giuridico in Brasile non c'è un iter prestabilito e sempre valido. La procedura rispetto al passato potrebbe cambiare. L'ultima richiesta di estradizione inviata dal governo italiano è arrivata al Tribunale superiore federale che doveva esprimere un parere preventivo. Il passaggio successivo era quello della Suprema corte, non prima di consultare in merito i ministri più importanti. Il titolare della Giustizia Torquato Jardim ha dato parere favorevole. Lo stesso ha fatto il ministro degli Esteri Aloysio Nunes Ferreira. L'ultima parola spetta ancora una volta al presidente Temer. Nei mesi scorsi, anche se la questione Battisti non è mai stata tra le principali, pare che il presidente abbia anticipato il proprio consenso in via ufficiosa. L'indiscrezione era stata rivelata dal giornale O Globo. Il tentativo di fuga di Battisti, che forse aveva intuito il cambio di clima, può dare una svolta a tutta la vicenda. Fornendo al governo la giusta motivazione o il giusto pretesto. La commissione di un reato e quindi l'arresto, come era già successo altre volte, priverebbe infatti il rifugiato dei diritti che gli derivano da tale status. Infine due risvolti legali. Il primo riguarda la pena inflitta all'ex Pac, i quattro ergastoli. La «prigione perpetua» è vietata nel Paese sudamericano e le autorità brasiliane pretenderanno che, se estradato, il 62enne sconti da noi al massimo 30 anni. Il secondo: il figlio brasiliano minorenne potrebbe salvarlo in extremis.

Commenti

gpl_srl@yahoo.it

Ven, 06/10/2017 - 09:17

assurdo voler ora spendere soldi per questo illustre assassino che il brasile vuole assolutamente tenersi! se lo tenga dunque e lo mantenga vita natural durante. Qualcuno evidentemente gli manda soldi dall' italia: lo si cerchi ed una volta individuato si metta in prigione chi lo mantiene.