Il progetto che ascolta la voce del mare per salvare i suoi coralli

Il progetto punta a registrare i suoi prodotti nei fondali marini delle Maldive, per capire le zone più a rischio, dove intervenire urgentemente

La barriera corallina sta morendo. Le sue cattive condizioni sono note ormai da tempo e gli ultimi studi, condotti dal Centro di eccellenza dell'Università Bicocca di Milano, confermano che in alcune zone, la mortalià dei coralli ha raggiunto il 60% e, in alcuni casi, addirittura il 100%.

Ma ora non sono solo i dati dei ricercatori a documentare la drammatica situazione dei fondali marini. Il mare, infatti, inizia a far sentire anche la sua voce. E lo fa grazie a un progetto lanciato da Bacardì, in collaborazione con MaRHE, che intende "ascoltare il suono del mare" delle Maldive, per capire in quale zone bisogna intervenire con maggiore urgenza. "Nell’acqua di mare, i segnali acustici viaggiano con maggiore efficienza rispetto ai segnali elettromagnetici e chimici e rappresentano il principale sistema di trasferimento delle comunicazioni. Ogni ambiente è caratterizzato da un paesaggio sonoro specifico", ha spiegato il professore Paolo Galli al Corriere della Sera. Gli idrofoni marini registreranno i suoni dei fondali, che permetteranno di identificare "le zone maggiormente degradate che potranno essere soggette ad un’azione di coral restoration, ovvero di ripristino della barriera corallina".

Il rumore del mare fornisce importanti informazioni sul tipo di habitat e sulla sua qualità, permettendo di individuare le specie marine che lo abitano. L'ambiente acustico comprende suoni prodotti dai pesci e dai mammifferi, sia quando comunicano che quando nuotano e dallo schiudersi delle uova, i suoni prodotti da correnti e onde e il rumore causato dal traffico navale, la cui frequenza può portare a cambiamenti importanti dell'habitat.