Il progetto di Lucarelli & Co per infangare i vip sul web

Il piano del trio Neri, Lucarelli e Soncini per aprire un blog utilizzando i segreti scovati spiando gli account privati di personaggi del mondo dello spettacolo

Il progetto dei blogger Gianluca Neri, nome d'arte "Macchianera", Selvaggia Lucarelli e Guia Soncini, mandati a processo perchè avrebbero carpito o cercato di carpire dati sensibili e foto di numerosi vip, da Elisabetta Canalis a Mara Venier fino a Paolo Virzì e Scarlett Johansson, sarebbe stato quello di creare assieme un blog utilizzando proprio quei segreti scovati spiando gli account privati di personaggi del mondo dello spettacolo.

È questo un particolare che emerge dalle circa 600 pagine di atti dell'inchiesta, coordinata dal pm di Milano Grazia Colacicco e condotta dalla sezione reati informatici di polizia giudiziaria, e in particolare dall'analisi di alcuni sms del dicembre 2010, rintracciati sui cellulari degli indagati. In quel periodo, infatti, la Lucarelli avrebbe inviato dei messaggi a Neri manifestando l'intenzione di mettere in piedi un "blog insieme" sfruttando i dati che, secondo le indagini, "Macchianera" sarebbe riuscito a raccogliere entrando nelle e-mail di diversi vip.

Il progetto prevedeva di coinvolgere anche il giornalista Gabriele Parpiglia, che non è indagato. I dati acquisiti, sempre stando agli atti, sarebbero stati poi conservati in due caselle di posta elettronica denominate "GiorgioClone" e "Copycat". Violando l'account della modella Federica Fontana, tra l'altro, i blogger non soltanto si sarebbero impossessati di 191 fotografie della festa di compleanno del settembre 2010 della Canalis nella villa di George Clooney, ma avrebbero anche carpito la sua rubrica telefonica.

Sempre stando agli atti depositati, inoltre, tra il 4 e il 12 ottobre 2010, ossia nel periodo in cui Lucarelli e Neri avrebbero cercato di piazzare le foto della festa per 120mila euro, da un account nella disponibilità, secondo l'accusa, di "Macchianera" sarebbero partite delle e-mail dirette ad Alfonso Signorini di Chi per offrire in vendita quegli scatti, ma Signorini, che non è coinvolto nell'inchiesta, rifiutò.