Novi Ligure, la Pernigotti è a rischio

I sindacati in mobilitazione. Sono 100 i dipendenti che rischiano il posto

Chiude la Pernigotti a Novi Ligure. L’azienda dolciaria italiana, aperta nel 1860, era stata venduta nel 2013 al gruppo turco Toksoz. Il marchio dovrebbe rimanere, ma a chiudere i battenti sarà lo stabilimento di Novi Ligure, nel quale lavorano 200 dipendenti, 50 dei quali impegnati nella produzione e gli altri nell’amministrazione e vendite. Sono 100 i dipendenti che rischiano il licenziamento. Da diverso tempo giravano voci su una possibile chiusura, anche se non vi era ancora stata nessuna conferma. L’annuncio è arrivato ieri da parte dei dirigenti dell’azienda. E subito la città e i sindacati si sono mobilitati per cercare di opporsi alla decisione presa. Oggi è previsto un incontro tra gli stessi sindacati e il sindaco di Novi, Rocchino Miliere. Con tutta probabilità la produzione verrà trasferita all’estero. Alcune produzioni erano già state trasferite in Turchia, e le ultime perdite in fatto di guadagni ammontavano circa a 13 milioni. Flessioni anche nel reparto dei preparati per gelati, in cui la Pernigotti è sempre stata leadership.

Il piano sembrerebbe quello di smantellare la parte produttiva, mantenendo però il marchio. I prodotti verrebbero quindi esclusivamente fatti in Turchia, dove tra l’altro è già stata trasferita la produzione della crema spalmabile. “Appena arrivata, la nuova proprietà aveva promesso il rilancio e aveva parlato di affiancare nuove produzioni ai dolci per le ricorrenze. Invece la Pernigotti ha sempre chiuso in perdita, con un continuo avvicendamento di amministratori delegati e di piani industriali” ha detto Marco Malpassi, segretario della Flia-Cgil di Alessandria. “Vogliono licenziare e chiedere la cassa integrazione per cessazione di attività appena reintrodotta tramite il decreto Genova. Noi chiediamo che si utilizzi la cig per crisi, in modo da avere più tempo per trovare soggetti potenzialmente interessati a rilevare l'impresa” ha spiegato Malpassi. Un altro simbolo italiano che rischia di scompariore dal nostro paese.

Commenti

graffio2018

Mer, 07/11/2018 - 09:58

la nuova proprietà pensava di trovarsi in un paese normale, dove avrebbe pagato tasse normali e avuto guadagni normali; quando si è accorta dell'assurda burocrazia italiana, dell'altissimo costo del lavoro e della pressione fiscale fuori controllo, è ovvio che abbia deciso di trasferire la produzione all'estero!!!

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giovinap

Mer, 07/11/2018 - 09:59

è ovvio che non li mangerò più se vengono prodotti all'estero, non per "nazionalismo" ma per insicurezza sulle materie prima usate. se anche i turchi vengono a fare shopping in italia, significa che i quattro governi comunisti, voluti da un capo bastone comunista, ci hanno ridotti male!

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sepen

Mer, 07/11/2018 - 10:09

Un tristissimo film già visto, che però vedremo ancora più spesso. Indesit, Zanussi, Candy, Ducati, Martini... Marchi storici, di qualità riconosciuta a livello mondiale, com'è possibile che vengano regolarmente venduti all'estero? Certo, la politica sindacale assurda dagli anni 70 in avanti non ha aiutato, le tasse e la burocrazia nemmeno; ma secondo me non bastano a spiegare questo disastro. Penso che il problema stia nel mancato ricambio generazionale. I padri ed i nonni erano gente concreta, decisa, umana, comprensiva. I figli invece, oltre ad avere terreno meno fertile, hanno anche meno capacità dei progenitori, e tentano col loro cinismo di sopperire alle carenze (=vendono agli stranieri). E questi sono i risultati.

il_Caravaggio63

Mer, 07/11/2018 - 11:23

è ovvio che le tasse incidano, ma il ns paese dovrebbe emanare una legge nel quale puoi utilizzare il nome per le produzioni ma queste devono rimanere nel ns paese, proprio il contrario di ciò che vuole l'europa, standardizzando le produzioni ed eliminando le diversità, per creare un solo mercato e usarci come polli in batteria.

blues188

Mer, 07/11/2018 - 11:27

Gome gome sembre Di Magno non si preoccuperà della cosa, per lui i 'lavvoradori' sino solo guelli del sud

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stenos

Mer, 07/11/2018 - 11:31

Pure i turchi si comprano le aziende italiane e poi lo chiudono. Siamo veramente terra di conquista.

gianni59

Mer, 07/11/2018 - 12:14

i discendenti delle grandi famiglie d'azienda o non sono capaci o si vogliono godere i milioni d'euro accumulati dai nonni. Svegliarsi alle 6 di mattina e lavorare 14 ore pur essendo milionari? Meglio vendere e andarsene alle feste in Ferrari- Tant'è che tutti i marchi italiani venduti agli stranieri vanno a gonfie vele...

jaguar

Mer, 07/11/2018 - 13:21

gianni59, ha ragione, i discendenti oltre ad essere incapaci vogliono godersi la vita, possibilmente senza lavorare.

pilandi

Mer, 07/11/2018 - 13:23

@graffio2018 tu credi che li abbiano colti di sorpresa? Ma sei serio? La nuova proprietà si sarà ben informata prima del regime fiscale a cui andava incontro! Sono turchi non deficienti!

pilandi

Mer, 07/11/2018 - 13:23

@gianni59 mi sa che ci hai preso in pieno...

scorpione2

Mer, 07/11/2018 - 13:43

vi ricordate di un ex e che ex di un nostro presidente del consiglio che invitava gli industriali a trasferisi e portare le loro aziende all'estero che secondo lui le tasse in italia erano alte? ecco chi dobbiamo ringraziare. criminale.

strade-italiane

Mer, 07/11/2018 - 14:31

LE AZIENDE SE NE VANNO ALL'ESTERO E NOI IMPORTIAMO CRIMINALI STRANIERI AL LORO POSTO, NON E' PROPRIO LA STESSA COSA. SE VOGLIO UN CIOCCOLATINO LO COMPRO OPPURE NO. UN IMMIGRATO FANCAZZISTA ME LO IMPONE LA SINISTRA