Ma quali orfani, si rinasce anche se da soli

Alcune delle più importanti novità che fanno il loro debutto al «Mondial» arrivano da marchi che, fino a pochi anni fa, erano controllati da grandi gruppi nei quali erano finiti perché non più in grado di farcela da soli in un contesto sempre più competitivo che stava lasciando indietro i più piccoli. Adesso sono tutti di nuovo indipendenti (o sono controllati da società che non pongono vincoli alla loro autonomia) e dimostrano una straordinaria vitalità, come Volvo , per esempio, che svela a Parigi la seconda generazione della Xc90 , il primo Sport Utility della casa svedese che dal 1999 al 2010 è rimasta nell'orbita di Ford. A Göteborg, la capitale del brand che da quattro anni appartiene alla cinese Geely (che punta a una definitiva affermazione delle svedesi in Cina), parlano di rifondazione del marchio che comincia proprio dalla Xc90, un Suv che pur crescendo sensibilmente (+15 cm che portano la lunghezza a 4,95 metri) esibisce un corpo snello e dinamico firmato dal chief designer Thomas Ingenlath. Con interni dichiaratamente lussuosi, la nuova Volvo è in grado di competere ad armi pari con il meglio della produzione premium del settore, quasi tutta tedesca, potendo contare anche sui moderni propulsori della serie Drive-e. Anche Mazda gravitava nell'orbita di Ford che ne deteneva una pesante quota che è stata rivenduta ai giapponesi per fare cassa e uscire dalla crisi senza ricorrere agli aiuti governativi.

Dopo la nuova Mazda3, a Parigi è il momento della nuova Mx-5 , quarta serie del mito che ha compiuto 25 anni e che è stato costruito in un milione di pezzi. La nuova roadster di Hiroshima è giapponese al 100 per cento, conserva il fascino delle serie precedenti, e sfrutta la moderna tecnologia SkyActiv per motori e telaio. Quest'ultimo verrà condiviso con il futuro roadster a marchio Fiat, costruito in Giappone, che dovrebbe debuttare entro il 2015. Diverse sono le vicende vissute da Suzuki negli ultimi anni: uscita dalla galassia Gm stava per essere inghiottita dal vorace gruppo Volkswagen attraverso uno scambio azionario sulla base di un accordo del quale adesso i giapponesi attendono la risoluzione. Ad Hamamatsu sono convinti di farcela da soli e a Parigi lo dimostrano con la nuova Vitara , evoluzione del modello che ha aperto la strada a Suv e crossover e che si differenzia rispetto alla giovane S-Cross per le dimensioni (è più corta di 13 cm) e per una vocazione più offroad sottolineata da un design aggressivo. Anche Vitara sarà costruita nell'impianto ungherese di Suzuki come la S-Cross da cui eredita anche la trazione integrale Allgrip (ma c'è anche la versione 2x4) e i motori benzina e diesel da 120 cv.

Ritenuti non più strategiche nei piani di Ford e, quindi, cedute nel 2007, Jaguar e Land Rover vivono da allora nel gruppo indiano Tata Motors, una proprietà illuminata che ha portato alla rinascita dei due blasoni britannici che, come dimostrano le novità portate al Mondial, sono pronti a una svolta nella quale l'India c'entra ben poco e dove contano gli ingegneri tedeschi che hanno diretto progettazione e sviluppo dei nuovi propulsori Ingenium, benzina e diesel, e le formidabili matite britanniche dei designer Ian Callum, per il giaguaro, e Gerry McGovern per le regine dell'offroad. Porta la sigla Xe la media compatta (è lunga 4,66 m) con cui Jaguar si lancia per la prima volta ad aggredire i brand premium tedeschi. Land Rover porta invece al debutto Discovery Sport , un Suv che va a sostituire il Freelander e inaugura una nuova gamma del brand inglese con un design assolutamente innovativo.