Quando il prete diventa sociologo si dimentica di Dio

Infiltrata dalla corrente oggi prevalente in Occidente, e che tende a creare una sorta di «società liquida», dove tutto sembra, appunto, liquefarsi in tutto, anche la Chiesa pare volere dissolvere i contorni netti della fede in una sorta di brodo indeterminato e rimescolato dal «secondo me» di certi sacerdoti. Non ostacolati, anzi istigati, dai teologi che sappiamo. Ebbene: della fede, i sacramenti sono l'espressione, il frutto, il dono più alto e prezioso.

***

Alla base di tutto quanto succede nella Catholica ormai da decenni, c'è quanto l'autore denunciava anche nei libri precedenti: quella «svolta antropocentrica che ha portato nella Chiesa molta presenza dell'uomo, ma poca presenza di Dio». La sociologia invece della teologia, il Mondo che oscura il Cielo, l'orizzontale senza il verticale, la profanità che scaccia la sacralità. La sintesi cattolica - quella sorta di legge dell'et-et, di unione degli opposti che regge l'intero edificio della fede - è stata troppo spesso abbandonata per un'unilateralità inammissibile.

Quanto ai sacramenti in particolare, da laico sarei tentato di lanciare una sorta di monito ai sacerdoti. Attenti! - mi verrebbe da dire - non sappiamo che farcene (ne abbiamo già troppi) di sociologi, sindacalisti, politologi, psicologi, ecologi, sessuologi e, in genere, di tuttologi! Attenti, perché non c'è bisogno di preti, frati, monaci che esercitino i mestieri che dicevo, per giunta spesso da improbabili orecchianti. Non si dimentichi mai che quella che soltanto il consacrato può esercitare, quella dove non ha e non può avere «concorrenza» è la funzione di tramite, di legame, tra l'uomo e Dio. Nell'amministrazione, appunto, dei sacramenti. È il «santificare» il munus che - per ridurci all'essenziale - ne giustifica l'esistenza e la presenza. Ottimo, se ben condotto, l'impegno clericale nel sociale, nella cultura, in ogni campo dell'attività umana. Ottimo ma non indispensabile: anche noi laici quegli impegni sappiamo esercitarli e li esercitiamo, assai spesso, ben meglio. Da professionisti e non da dilettanti. Ma solo un uomo cui sono state imposte le mani scandendo sul suo capo le parole alte e terribili «tu es sacerdos in Aeternum», solo un uomo così può assicurarci il perdono di quel Cristo di cui è tramite; e può trasformare, nella fede, il vino e il pane nel sangue e nella carne del Redentore. Lui solo. Nessun altro al mondo.

Le folle si accalcano, per un istinto profondo, attorno all'altare e al confessionale di padre Pio, spintonando per essere il più vicini possibile alla sua eucaristia e per poter avere il privilegio di affidare a lui i peccati che Gesù giudicherà. Ma non si conoscono folle, se non di studenti iscritti a quel corso, attorno alla cattedra del chierico teologo che spiega che è puerile credere alla realtà anche «materiale» dell'eucaristia. E che è una sceneggiata, indegna del cristiano adulto, pensare che il perdono dei peccati passi attraverso uno strumento, un uomo come noi. Già, ma al contempo, invisibilmente, diverso. Diverso perché consacrato.

***

post scriptum Proprio il giorno dopo avere concluso la mia riflessione qui sopra, ho ricevuto l'ultimo libro di Hans Küng, Morire felici?. Il teologo svizzero (che si offende se qualcuno non lo definisce «cristiano», anzi «cattolico») è tra i promotori e attivisti di Exit, la più nota e attiva organizzazione in Europa per la «morte assistita», cioè l'aiuto fattivo per l'eutanasia. Con macabra ipocrisia, chi chiede di farla finita è trattato come in un confortevole albergo e, al momento da lui desiderato, è fatto accomodare sulla poltrona di un salotto silenzioso e deserto. Un'infermiera pone sul tavolino un bicchiere con una bevanda dal sapore gradevole ma spaventosamente tossica e se ne va, chiudendo la porta. Porta che sarà riaperta poco dopo per constatare la morte e portare via il cadavere. Ipocrisia macabra, dicevo. Exit si limita a mettere a disposizione un luogo tranquillo e a posare sul mobile un veleno mortale: che può farci se quel signore, o quella signora, decidono di bere la mistura? Sono liberi, perbacco, nessuno li obbliga!

Il «cattolico» Küng è prete e non ha mai chiesto di abbandonare il sacerdozio, anche se nessuno lo ha mai visto con un clergyman o, peggio, con paramenti ecclesiastici, ed egli stesso si stupirebbe molto se qualcuno lo chiamasse «don Hans». Già nel capitolo introduttivo di questo suo pamphlet, che intende dimostrarci quanto il suicidio e l'eutanasia siano «biblici», anzi «evangelici», non manca, come sempre, di scagliarsi contro quella Catholica che lo ha ordinato, che gli ha dato il potere di amministrare i sacramenti. Scrive, dicendo di desiderare il vero bene dell'uomo, cosa che non fanno i disumani monsignori romani: «Vorrei una Chiesa che aiutasse l'uomo a morire, anziché limitarsi a dargli l'estrema unzione. Si tratta di aiutare a morire bene una persona che vuole dire addio alla vita».

Impegno sociale sino agli estremi, dunque: una struttura creata e gestita dalla Chiesa che accolga gli aspiranti suicidi e li aiuti a raggiungere il loro fine, rapidamente e senza dolore. È questa la carità? Questo il dovere della comunità cristiana? È forse caritatevole limitarsi a quel sacramento, a quell'estrema unzione (o unzione degli infermi, come oggi si dice) che si limita ad accompagnare alla morte, biascicando antiche parole e procedendo ad anacronistiche unzioni, non occupandosi però delle sofferenze fisiche del morituro? Lui, Küng, non ha dato e non dà il buon esempio, pilastro illustre com'è di Exit, di quella agenzia «sociale» che accoglie, con premura cristiana, chi altrimenti sarebbe costretto a gettarsi nel fiume o dalla finestra o a farsi stritolare dal treno.

È con amarezza che ho qui spiacevole conferma alla domanda che, sopra, mi ponevo: dimentichi come sono del loro ruolo di insondabile valore, di un ruolo che nessun altro al mondo può esercitare, che ce ne facciamo di preti così? Chi, accanto al suo letto di morte, vorrebbe un professore di teologia nella prestigiosa università di Tübingen e non lo scambierebbe volentieri col più oscuro e magari indotto dei preti, ancora consapevole, però, del valore tanto misterioso quanto efficace, nel senso vero, del sacramento?

Commenti
Ritratto di etasrl

etasrl

Gio, 14/04/2016 - 10:49

grande. grazie

giovauriem

Gio, 14/04/2016 - 11:06

quello che i preti non hanno capito è che i cristiani , non hanno bisogno della chiesa , mentre la chiesa ha bisogno dei cristiani e che i cristiani (la maggioranza) si stanno allontanando da tutto quello che è terreno, pur credendo in cristo , e che massimo 50 anni le chiese , il papato e tutti i generali e soldati del clero scompariranno .

venco

Gio, 14/04/2016 - 11:52

Ci sono tanti falsi preti perche non sanno cosa sia e a cosa serve la fede in Dio, e la fede non è benessere materiale ma spirituale.

Ritratto di apasque

apasque

Gio, 14/04/2016 - 12:05

Sì, Messori, concordo con lei su tutto. Kung, si sa, non è nuovo a queste "iniziative", e purtroppo è molto seguito (come personalmente mi risulta) in questa sua ultima iniziativa. Il dramma di questi tempi, per il cattolico che come me cerca di esserlo, consiste nel vivere un relativismo religioso che parte dalle massime sfere cattoliche. In un'atmosfera di falsa "francescanità" vengono tollerati se non addirittura favoriti personaggi che mancano totalmente di carità: si veda ad esempio in caso di don De Capitani. Oppure si tengono comportamenti inaccettabili: Francesco per uno/due anni chiuse gli occhi davanti al martirio di migliaia di cristiani in Iraq, in Siria e nel medio oriente. Solo ora ne parla come martiri! Ma mai si mosse o si muove per andare in quei luoghi di morte! Ora, invece, va a Lesbo per incontrare i profughi. Ma questa è carità? Due pesi e due misure? Carità a senso alternato?

attilaunnoita

Gio, 14/04/2016 - 12:07

@giovauriem I Cristiani hanno bisogno della chiesa per avere chi, garantito da un mandato divino, abbia in carico la salvezza delle loro anime e l'amministrazione dei sacramenti che sono il tramite materiale della presenza di Dio fra noi. Il Cristianesimo non è l'Islam in cui l'assenza di una chiesa che rappresenti Allah in terra fa sì che il fedele possa trovarsi nella situazione in cui qualsiasi uomo possa fargli credere che quello che dice lui sia ciò che ha detto Allah. La volontà del Dio cristiano è insegnata secondo canoni immutabili e non è, semplicemente, un insieme di leggi morali che possono anche cambiare nel tempo.

Beaufou

Gio, 14/04/2016 - 12:25

Messori, io la penso esattamente come lei. Ma mi sa che siamo rimasti in pochini. La gente, a quanto pare, preferisce i preti che parlano di riscaldamento globale e di trivelle, e i papi che dicono "buon pranzo".

michele lascaro

Gio, 14/04/2016 - 12:43

Non è citato il sociologo-teologo(?) che imperversa in Tv sproloquiando ad ogni piè sospinto su temi religiosi che, secondo il mio parere, dovrebbero essere svolti SOLO da teologi che vestono l'abito talare, e non da un borghese qualsiasi che non è riuscito a trovare altro tipo di lavoro.

Ritratto di Giano

Giano

Gio, 14/04/2016 - 12:51

Bravo Messori, l’ha detta giusta. In tempi di Chiesa mediatica, siamo passati da padre Mariano a don Mazzi. Eh, signora mia, non ci sono più i preti di una volta! Mi ricordano Troisi che, parlando della mancanza di lavoro diceva che a Napoli c’è il lavoro nero, il lavoro a cottimo, il lavoro sporco, i lavoretti, ma solo lavoro senza aggettivi non c’è. Così oggi, dice bene Messori, vediamo preti operai, preti di strada, preti che fanno le barricate con i no global, preti assistenti sociali, preti sessuologi, preti salva drogati, preti salva prostitute, preti anti mafia, etc: ma uno che faccia solo il prete è difficile trovarlo. Ricordo che don Mazzi, non contento di essere sempre in TV a fare il tuttologo, anni fa aveva una suo blog sul portale Tiscali e si presentava così “Sacerdote, scrittore, opinionista”. Ho detto tutto. Il resto sarebbe da censura.

paviglianitum

Gio, 14/04/2016 - 13:07

a me i preti fanno tutti schifo, quelli tradizionalisti e quelli di strada. Inutili parassiti che vivono alle spalle della gente che lavora.

Tuthankamon

Gio, 14/04/2016 - 13:30

Condivido. La Chiesa dovrebbe fare molta attenzione a CHI va ai talk show o a rilasciare interviste in TV. Perfino in quella che considero purtroppo la mia "ignoranza" sulla Fede, mi accorgo che vengono fatte affermazioni assolutamente in contrasto con le basi del Cristianesimo. A mio parere, i "Vescovi competenti" devono intervenire se possibile prima. In ogni caso, devono essere prese misure anche dopo. Deve essere chiaro chi esprime posizioni corrette e chi millanta qualcosa.

Trinky

Gio, 14/04/2016 - 14:19

Martin Lutero aveva ragione.......

ilbelga

Gio, 14/04/2016 - 14:32

nel medioevo i frati francescani stavano dalla parte dei poveri, i vescovi e i papi con i ricchi e i nobili, Bergoglio: se vedemo nè...