Quei "femminielli" dei Quartieri spagnoli di Napoli

I Quartieri spagnoli e Napoli sono caratterizzati dalla figura dei "femminielli", persone "che non si sentono, né uomo, né donna, ma entrambi, in modo quasi dualistico"

La Tarantina è il femminiello più famoso dei Quartieri Spagnoli. Oggi ha più di ottant’anni e ha avuto un’esistenza incredibile. Per alcuni anni ha fatto “la vita” tra Napoli e Roma. Tutti la conoscono in zona e basta chiedere di lei per arrivare al suo bel basso dove vive con due gatti. Durante gli anni della “dolce vita” viveva a Roma dove frequentava tra gli altri Pier Paolo Pasolini, Goffredo Parise, Federico Fellini, Alberto Moravia e la pittrice esistenzialista Novella Parigini. È ben voluta da tutte le persone del quartiere e ha sempre mille aneddoti da raccontare.

La cultura dei femminielli è estremamente complessa. Una delle opere che permette di capire meglio questo mondo è l’interessante libro di Marco Bertuzzi, “I femminielli, il labile confine tra l’umano e il sacro”.

CiroCiretta, il cui nome d’arte esprime proprio la natura duale maschile e femminile, è uno storico femminiello, attore e attivista di Torre Annunziata. Secondo la sua visione nella cultura dei femminielli “non è la persona, ma la geografia a essere davvero centrale. È Napoli con le sue tante anime che rende differente il femminiello. Persone che non si sentono, né uomo, né donna, ma entrambi, in modo quasi dualistico, si possono trovare in tante culture, ma è la Campania che rende un femminiello quello che è”.

CiroCiretta, insieme a Luigi di Cristo, hanno creato l’Associazione Femminelle Antiche Napoletane (Afan). Lo scopo dell’associazione è tramandare la storia dei femminielli prima che sparisca. Raccolgono fotografie, lettere, ricordi, che alla morte dei femminielli vengono di solito buttati. È un modo per tenere vivo il loro mondo. La gente purtroppo molto spesso non conserva più le carte e le foto di molti di loro vengono perse per sempre. L’Afan salva i ricordi dei femminielli per creare un archivio che conservi la memoria di questa cultura. Per fortuna questo mondo, soprattutto nella provincia napoletana e salernitana, è ancora molto vivo. Per esempio si organizzano ancora i matrimoni dei femminielli a Torre Annunziata, Torre del Greco, a Pagani e in altre realtà, così come i femminielli partecipano a feste religiose e pellegrinaggi, come quello Montevergine.

Uno dei riti più affascinanti, tra farsa e antropologia, è il funerale del Carnevale. Fa parte della cultura popolare europea e in Campania è intimamente legato al mondo dei femminielli, delle signore anziane che ancora conoscono l’antica arte della lamentazione funebre e dei cantori di tammurriata, come Marcello Colasurdo o Biagio de Prisco.

La vedova e gli amici si siedono attorno al morto “Vincenzo detto Carnevale”. Lo piangono, ma lo pigliano anche in giro. Le battute a doppio senso sulle sue doti perdute risuonano tra lamenti funebri e occhiolini. In paesi come San Marzano sul Sarno il popolo viene a rendere omaggio alla “festa defunta”. Nonni e nipotini, genitori e figli si accalcano per salutare e sfottere la salma.

Un altro rito molto antico è la “figliata” in cui i femminielli portano avanti l’antica tradizione, di probabile derivazione pagana, degli uomini che si comportano come se stessero partorendo.

Tra i femminielli più famosi che portano avanti complesse tradizioni c’è Bruno Buoninconti, uno dei protagonisti dello splendido documentario “Pagani” sulla festa della Madonna delle Galline girato dalla regista Elisa Flaminia Inno.