Quei legami tra la cellula jihadista di Merano e gli attentatori di Parigi

I legami tra il conclamato jihadista meranese-italiano Elvin Hodza (che andò in Siria a inizio 2014) con il ricercato internazionale per le stragi a Parigi. Un viaggio in Siria assieme? Si sono conosciuti già a Istanbul?

Nel corso un incontro di coordinamento tenutosi nel maggio del 2011 all’Aja presso la sede di Eurojust, le forze di polizia italiana, tedesca e svizzera si accorgono di una certa convergenza nelle indagini su una nuova realtà associativa di natura terroristica, al vertice della quale vi era il vecchio emiro di Ansar al Islam, il mullah Krekar: ZDNAA per gli svizzeri, Didi Nwe per i tedeschi e Rawti Shax per i Ros italiani. Partono le prime intercettazioni a carico di Abdul Rahman Nauroz, cittadino curdo- iracheno residente a Merano, messo sotto osservazione a causa di un suo viaggio a Colonia per incontrare alcuni amici iracheni. Nelle intercettazioni si parla di libri, appunto, da andare a ritirare a Colonia. Nauroz era già noto all'INTERPOL, per via di una condanna scontata nel 2010 in Francia per avere favorito l'ingresso di stranieri irregolari. Nelle indagini che portarono al suo arresto, vennero trovati decine di contatti telefonici francesi. Pochi mesi dopo, Nauroz stesso spiegherà a un amico jihadista: "conosco moltissime persone in Francia, anche se molte sono in prigione". In quegli anni Colonia risultava essere una base organizzativa di soggetti ritenuti vicini al terrorismo islamico. In diverse intercettazioni effettuate dalla polizia tedesca in un ristorante gestito da iraniani, si usavano termini riferibili al Kebab e alla sua preparazione, ma in realtà per parlare di altro. C'erano investimenti, spostamenti di persone, riferimenti a pagamenti in sangue e denaro. In Germania era in corso una colossale operazione di polizia per il contrasto del terrorismo islamico, chiamata con il nome in codice: "operazione Flensburg".

Tutto ruotava attorno al Mullah Krekar, residente in Norvegia, ritenuto dalle polizie europee la mente dell'organizzazione. Krekar viene alla fine arrestato nel marzo del 2012, per minacce ad alcuni politici locali. Proprio dal suo arresto, Rawti Shax deve quindi essere riorganizzata. Nauroz, è da poco amministratore della segretissima chatroom "Kurdistan Paimangay Mawardy", prezioso strumento di comunicazione per l'organizzazione transnazionale, però è anche costantemente sotto osservazione da parte dei Ros. Da quel momento, agli inquirenti non solo si rivelerà la vita di un auto dichiarato jihadista, ma anche una innumerevole serie di dinamiche associative che descrivono la nascita e la vita di una cellula jihadista. Il salto di qualità avviene nel maggio dello stesso anno, quando dal carcere norvegese il Mullah Krekar affida a Nauroz il compito di formare un gruppo in Europa. Da quel momento, nella casa meranese interamente pagata dai servizi sociali, iniziano le riunioni della cellula jihadista, guidate proprio da Nauroz, che nella sua opera di proselitismo riesce a convincere il giovane kosovaro Eldin Hodza della necessità di aderire alla guerra santa. Grazie a una collaborazione transnazionale da parte di altri tre membri della cellula operativa, il 1 gennaio 2014 Hodza s'incammina per la Siria, facendo tappa ad Istanbul. Dalle carte della Procura di Roma che il 12 novembre ha portato all'arresto di 17 membri della cellula jihadista, si apprendono i particolari della incredibile ramificazione di Rawti. Il finanziamento al viaggio di Hodza avviene grazie al denaro della cellula finlandese e svizzera, mentre il supporto logistico in Turchia è carico di Nauroz, il quale in codice comunica all'amico Sheda Sameer che Hodza deve: "andare a un funerale in famiglia".

E' proprio un complicato codice di comunicazione telematico e telefonico che rende difficile il lavoro dei Ros, oltre ai problemi connessi alla traduzione di comunicazioni in arabo o curdo Sorani. Ad ogni modo, Hodza a Istanbul è agganciato grazie a un Gps piazzato nel suo bagaglio, ed è proprio in questo modo che gli inquirenti iniziano a comprendere che nella capitale turca è presente una vera e propria organizzazione che supporta l'invio di volontari jihadisti dall'Europa ai campi di battaglia in Siria. Infatti, il sospetto nasce già nel dicembre del 2013, quando tale Kadir Karim Seddek fornisce a Nauroz il numero di una utenza telefonica che Hodza avrebbe dovuto utilizzare ad Istanbul per entrare in contatto con chi lo doveva portare in Siria, semplicemente chiamandolo e dicendo: "Parla Eldin/Qui Eldin" Il gancio a Istanbul, invece, è tale Farwq Kurdi, già in relazione con il teatro bellico siriano, il quale viene intercettato in una comunicazione in codice con Nauroz nel corso della quale aggiorna l'amico sul numero di perdite e di sopravvissuti del suo gruppo di appartenenza. Agli inquirenti viene il sospetto che questa specie di agenzia viaggi operi per diversi gruppi jihadisti presenti in Europa. Tanto è vero che fonti d'intelligence spiegano che l'indagine è ancora aperta, proprio per la presenza di altri jihadisti Rawti partiti dall'Italia e non ancora ritornati. Tra le tante informazioni che emerge dall'indagine, c'è il compenso al combattente jhadista Hodza, rivelato agli inquirenti nel corso di una preziosa conversazione in codice: "i fratelli danno 1000 $ a coloro che si sposano, una casa e cibo...pagano le famiglie e addirittura i bambini ricevono una paga mensile".

Nello stesso questo periodo si realizza però una coincidenza, ovvero la presenza di Abdelhamid Abaaoud - jihadista corresponsabile della recente strage di Parigi, e poi ucciso nel corso di una operazione di polizia - prima ad Istanbul, poi sul teatro di guerra siriano. E' un agente della dogana di Colonia a ricordarselo in transito con due amici, spiegare: "vado a visitare amici in Turchia, poi torno a Colonia". Per Colonia non sarebbe più passato, senza nemmeno risultare nel database del Centro di Informazione di Schengen. Di lui si sarebbe iniziato a parlare un anno dopo, in occasione dell'irruzione al quotidiano francese Charlie Hebdo. Ad ogni modo, è il 26 gennaio, Nauroz comunica ancora in codice gestuale, ma questa volta via Skype, e con tale Kaka Rash, il quale viene intercettato mentre spiega i progressi nel percorso di addestramento della durata di 45 giorni al quale Hodza è sottoposto. Verso fine febbraio, il colpo di scena. Hodza è di nuovo a Istanbul, dopo avere abbandonato lo scenario di guerra, raccontando di essere stato testimone di una scena raccapricciante, ovvero l'omicidio e il vilipendio di un gruppo di fratelli musulmani. Ancora per coincidenza, dopo la strage di Parigi spunterà un video nel quale si vede Abdelhamid Abaaoud, appunto, vilipendere brutalmente i cadaveri di fratelli musulmani infedeli. Qualcosa nelle file della jihad sembra inclinarsi, e sono le cronache dei giornali ad anticiparlo. Invece, c'è qualcuno che le informazioni le ha per fonti dirette. E' il 26 febbraio del 2014 e Nauroz viene intercettato mentre ascolta una comunicazione segreta del Fronte al-Nusra che intima all'alleato ISIS di cedere a loro il controllo di una certa area. Questa intercettazione è di enorme importanza per gli investigatori, i quali ottengono informazioni di prima fonte sulle contrapposizioni ideologiche interne al jihadismo.

Poco dopo, il 31 marzo, Nauroz apprende della morte dell'amico Kaka Rash in combattimento, proprio in seguito a uno scontro tra militanti jihadisti di al-Nusra e quelli dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, la cui contrapposizione rappresentava una spaccatura tra le fazioni jihadiste presenti in Siria. Nel corso della stessa conversazione, si inserisce tale Shaiday Islam, membro di Rawti Shax, residente a Colonia, il quale annuncia la sua partenza per il fronte siriano. Il 29 giugno 2014, Abu Bakr al-Baghdadi proclama la nascita del califfato islamico su un'area che allora comprendeva una porzione di territorio tra Iraq e Siria. Rawti Shax prende posizione per mezzo dell'attivismo di Nauroz, il quale dichiara l'appoggio al califfo, diffondendolo sui suoi canali di comunicazione, intimando contemporaneamente ad Al Zawahiri, leader di Al Qaeda, di sottomettersi al califfato. Il 22 luglio 2014, invece, Nauroz è in conversazione con l'amico finlandese Shaiday Islam, e apprende che un nutrito gruppo di fratelli musulmani sono partiti per lo jihad siriano. Ancora una volta, c'è l'utilizzo di un codice: "viaggeremo ad Istanbul tra due mesi e con due famiglie", proprio per indicare il numero di cellule pronte al viaggio. Per gli inquirenti, questa è l'ennesima dimostrazione di una fitta rete di relazioni facenti capo a Rawti che attraverso l'imbuto di Istanbul fornisce combattenti jihadisti al fronte siriano. Quelli intercettati sarebbero dialoghi che confermano in maniera chiara l’utilizzo di codici convenzionali parafrasando ad esempio "scuola" per indicare il gruppo di appartenenza, "studenti" per gli jihadisti aderenti al gruppo e "viaggiare" inteso come "partecipazione e conseguente immolazione alla causa".

Commenti
Ritratto di Raperonzolo Giallo

Raperonzolo Giallo

Ven, 27/11/2015 - 15:28

Bene! La cultura italiana si espande nel mondo. E tantissima cultura sta ancora arrivando ogni giorno per il nostro benessere.

jeanlage

Ven, 27/11/2015 - 16:20

Propongo di costruire una grandissima moschea a cielo aperto, dove riunire a pregare tutti i maomettani che sono in Italia. Circondata da un bel filo spinato elettrificato, per non fare entrare gli infedeli, con agli angoli quattro bei minareti, dove guardie armate proteggano la purezza dei fedeli, sparando su quelli che vogliono sporcarsi, andando nel mondo esterno pieno di cani. Fuori, si potrebbero mettere un po' di mine, così, gli eroi che sono riusciti ad eludere il filo spinato e le guardie armate, possano facilmente raggiungere Allah, il profeta e le 40 vergini- Ovviamente, un posticino per la Presidenta, per Gad Lerner ed altri buonissimi buonisti, dentro si può trovare.

Raoul Pontalti

Ven, 27/11/2015 - 16:28

Abdul Rahman Nauroz è una medaglia escrementizia sul petto dei pelandroni a carico del debito pubblico che riuscivano a pagare lui perché minacciato...dalla stessa organizzazione terroristica che lui costituiva e organizzava. Il contribuente italiano ha finanziato il terrorismo jihadista in quel di Merano grazie all'ottusità di certi funzionari pubblici che non sanno valutare chi hanno davanti e poi si sorprendono di trovarlo, come nel caso del bellimbusto in questione, sempre vestito all'occidentale, autore di rapine e poi addirittura basista del terrorismo. Il resto dell'articolo ripete lo scemenzaio dei pulotti che mostrano di non avere capito cosa significhi l'imbuto di Istanbul (per la precisione: non significa un tubo, semplicemente lì ci sono i tre ponti stradali per l'Asia se non si vogliono usare aerei o traghetti), nemmeno accorgendosi che la capitale della Turchia è Ankara.