Quell'inedita critica di Ratzinger allo statalismo assoluto

Joseph Ratzinger tra fede e politica. Stanno per essere pubblicati passi inediti del teologo tedesco. All'interno critiche allo statalismo "divino" e al marxismo. Ideologie che non terrebbero conto della dipendenza dell'uomo da Dio

Benedetto XVI saluta Francesco durante il concistoro del 22 febbraio

Sta per uscire un libro inedito sul pensiero di Joseph Ratzinger. "Joseph Ratzinger-Benedetto XVI, Liberare la libertà. Fede e politica nel terzo millennio", a cura di Pierluca Azzaro e Carlos Granado, presenta una prefazione di spicco: quella di Papa Francesco. Il Santo Padre ha riservato parole molto critiche nei confronti del marxismo. Segno di quanto siano poco approfondite le etichette che vorrebbero l'argentino "Papa di sinistra".

Il testo in questione è edito da Cantagalli. Il Papa regnante condivide con quello emerito l'assunto secondo cui l'ideologia marxista ha sbagliato ad associare la redenzione dell'uomo a un'idea falsa di libertà. Ma c'è anche un altro tema che interessa da vicino il rapporto tra la confessione religiosa cristiana e le istituzioni statali. Gli estratti che stanno girando in rete in queste ore sottolineano come Benedetto XVI avesse (e ha) a cuore l'esistenza di un limite non oltrepassabile per l'estensione dei "diritti umani". Riconoscuti sì, ma anche pericolosi, per il tedesco, se non filtrati da un'interpretazione corretta e e dalla consapevolezza della "dipendenza" dell'uomo da Dio.

Scindere questi diritti dall'idea di Dio favorirebbe il proliferare del nichilismo. Diritti inventati, insomma, che aprirebbero la strada alla "distruzione" stessa del concetto di diritto: "...l’aborto, il suicidio, la produzione dell’uomo come cosa diventano diritti dell’uomo che al contempo lo negano". Attenzione: Benedetto XVI, ai tempi della scrittura, non sembra affatto negare la bontà storica dell'introduzione dei diritti umani. In una lettera inedita al presidente emerito del Senato Marcello Pera, un testo di commento a un libro scritto dal filosofo italiano, Ratzinger scrive:"E così - si legge su La Stampa - da Papa (riferendosi a Giovanni Paolo II n.d.r.) affermò il riconoscimento dei diritti umani come una forza riconosciuta dalla ragione universale in tutto il mondo contro le dittature di ogni tipo. Questa affermazione riguardava ora non più solo le dittature atee, ma anche gli Stati fondati sulla base di una giustificazione religiosa, così come li incontriamo soprattutto nel mondo islamico". La preoccupazione del teologo sembra riferirsi anche alla "fusione" che avviene nell'islam: politica e religione, sulla base dei precetti islamici, si mischierebbero sino a diventare un ambito unificato.

Si diceva dell'altro argomento dibattuto dal "mite professore" di Tubinga. Ebbene, Ratzinger evidenzia come lo statalismo, che si muove anche attraverso l'approvazione dei cosiddetti "nuovi diritti", non possa mai rappresentare la totalità dell'esperienza umana. "Ciò vale non solo per uno stato che si chiama Babilonia, ma per ogni genere di stato. Lo stato non è la totalità", specifica ancora l'allora cardinale in un altro passo, quello tratto da un'omelia del 1961 riservata ai cattolici del parlamento teutonico.

Il succo della questione, secondo l'interpretazione riportata su La Nuova Bussola Quotidiana, diverebbe quella per cui: "Quando questi diritti diventano funzione esclusiva di una maggioranza, o di un sentenza di tribunale, senza nessun aggancio ad altre istanze che li precedono, allora al cristiano non resta che chiedersi come vivere in uno stato totalitario".

Certo è che l'atteggiamento dei cristiani nei confronti dello "stato divino", cioè di un'idea di stato tanto totalizzante da diventare totalitario non può, per Ratzinger, non essere critico. "Una simile politica - si legge nel testo del teologo - che fa del regno di Dio un prodotto della politica e piega la fede sotto il primato universale della politica, e per sua natura politica della schiavitù; e politica mitologica". Lo stato di Dio in terra non esiste, insomma. Una considerazione che pare condividere anche Papa Bergoglio.