Residui bellici disinnescati in Calabria

A intervenire nelle acque di Cirò Marina i subacquei del Comsubin

È terminata questa mattina una delicata operazione da parte dei palombari del gruppo operativo subacquei (Gos) del comando subacquei ed incursori della Marina Militare italiana (Comsubin), distaccati presso i nuclei Sdai (sminamento difesa antimezzi insidiosi) di Taranto, intervenuti d'urgenza nelle acque di Cirò Marina, un Comune in provincia di Crotone per rimuovere alcuni residuati bellici della seconda guerra mondiale.
Gli ordigni esplosivi sono stati notati da un pescatore subacqueo sul relitto della "Regia Torpediniera Lince" affondata a pochi metri dalla costa di Punta Alice, un promontorio con l'affaccio sul Mar Jonio. I palombari sono intervenuti il 21 novembre scorso lavorando fino al 23 per poi riprendere i lavori il 3 dicembre. Sono state neutralizzate cinque granate d’artiglieria e due casse di munizioni rinvenute in ciò che resta del relitto che venne affondato da un sommergibile britannico durante il secondo conflitto bellico.
L’intervento d’urgenza del nucleo Sdai è stato richiesto dalla prefettura di Crotone, in seguito alla denuncia del pescatore all’ufficio locale marittimo di Cirò Marina.
Perché due operazioni subacquee distinte? Perché un proiettile era incastrato tra le lamiere contorte appartenenti al relitto ed è stata realizzata una particolare procedura per disinnescarlo.
Si sono poi concluse le attività di bonifica che hanno permesso di rimuovere, a soli sette metri di profondità, i residui bellici distrutti, in un secondo momento, in un'area di sicurezza individuata dall'autorità marittima locale nel rispetto dell’ecosistema marino.
Al termine dell’operazione, il comandante del nucleo Sdai di Taranto, Mirko Leonzio, ha dichiarato: “Siamo intervenuti grazie ad un cittadino coscienzioso che ha segnalato la presenza di due probabili ordigni esplosivi permettendoci così rendere nuovamente fruibile alla collettività dei subacquei questo relitto. - sottolineando, poi - Mi preme ribadire a chiunque dovesse imbattersi in oggetti con forme simili a quelle di un ordigno esplosivo o parti di esso, di non toccarli o manometterli in alcun modo, denunciandone il ritrovamento, il prima possibile, alla locale capitaneria di porto o alla più vicina stazione dei carabinieri, così da consentire l’intervento dei palombari per rispristinare le condizioni di sicurezza del nostro mare”.
Ricordiamo che lo scorso anno i palombari della Marina Militare hanno recuperato e bonificato un totale di 22mila ordigni esplosivi di origine bellica, mentre dal 1 gennaio 2018 sono già 31.621 i manufatti esplosivi rinvenuti e neutralizzati nei mari, fiumi e laghi italiani, senza contare i 43.644 proiettili di calibro inferiore ai 12,7 millimetri e i dodici ordigni a caricamento speciale.