Rignano, il ghetto della morte si svuoterà

Luogo simbolo dello sfruttamento in Puglia, sarà evacuato dalla prefettura per prevenire il caporalato e garantire la sicurezza dopo l'omicidio consumato nella baraccopoli della provincia di Foggia

Il freddo linguaggio della burocrazia lo definisce allontanamento graduale e volontario. Il riferimento è agli immigrati del ghetto di Rignano, in provincia di Foggia. Luogo simbolo dello sfruttamento prodotto dal caporalato, è balzato agli onori della cronaca per un grave fatto di sangue accaduto nei giorni scorsi.

La decisione dello sgombero è stata presa durante la riunione del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica convocata dal prefetto di Foggia, Maria Tirone, su richiesta del governatore della Puglia, Michele Emiliano.

Tra i presenti, il questore Piernicola Silvis, il comandante provinciale dei carabinieri, Antonio Basilicata, i rappresentanti dei comandi provinciali di guardia di finanza e del corpo forestale dello stato, il sindaco di San Severo (in provincia di Foggia), Francesco Miglio, ed il direttore generale della Asl di Foggia, Vito Piazzolla.

La baraccopoli della Capitanata, dove lo scorso 27 luglio è stato ucciso un uomo originario del Mali di 34 anni, per mano di un ivoriano di 26enne, è stata sottoposta a sequestro giudiziario con facoltà d'uso. Ma non bastava il provvedimento della magistratura.

Così "il ghetto" dovrà essere rapidamente sgomberato. Si tratta di casupole costruite con materiale di risulta (a volte anche con bottiglie di plastica vuote) dove abitano immigrati a disposizione dei caporali 24 ore su 24 proprio per la vicinanza delle baracche ai terreni di raccolta, lì dove non cresce la pianta dei diritti. D'estate la richiesta di braccianti aumenta per la raccolta dei pomodori.

Per questo "il ghetto", nelle ultime settimane, si era popolato come ogni anno con l'arrivo della bella stagione.
I cittadini stranieri lasceranno il "ghetto" grazie ad alcuni progetti finalizzati all'accoglienza e all'integrazione degli immigrati, alla lotta al caporalato e allo sfruttamento, da finanziare con le risorse "Pon legalità 2014/2020". Un modo per evitare che si consumino altre violenze, sotto il sole reso ancor più cocente dalla disperazione e dalla solitudine.


Le misure di controllo erano state rafforzate già nei mesi scorsi sia su strada che in 416 aziende agricole. Fino a giugno sono stati individuati più di 350 lavoratori irregolari ed inflitte sanzioni per un totale di circa 500mila euro. Cifre importanti, che rappresentano però solo la punta di un fenomeno vastissimo e sommerso.


Verranno, inoltre, attivati gli accordi conclusi dalla Regione Puglia con le prefetture per favorire la domanda e l'offerta di lavoro nel settore agricolo e l'assunzione legale della manodopera attraverso le liste dei centri per l'impiego. Il prossimo 5 agosto si parlerà dell'emergenza e delle misure di contrasto in un incontro presso la prefettura di Bari con l'Autorità di Gestione del Pon Legalità.