Rimini, spaccia a minorenni poi morde poliziotti: arrestato nigeriano

Lo straniero, che aveva trovato un luogo lontano da sguardi indiscreti tra le cabine di uno stabilimento balneare, è stato arrestato dopo una colluttazione ed un inseguimento: ora si trova in carcere in attesa di giudizio

Colto in flagranza di reato mentre spaccia droga in spiaggia a Rimini, un pusher di nazionalità nigeriana è stato tratto in arresto durante la tarda giornata di ieri.

Ad attirare l'attenzione degli agenti della questura di Rimini i movimenti sospetti di uno straniero nella zona di Marina Centro.

Dopo aver avvicinato tre giovanissimi, rivelatisi poi minorenni dopo gli approfondimenti d'ingagine successivi, l'africano si è allontanato da sguardi indiscreti, raggiungendo una zona appartata tra le cabine di uno stabilimento balneare.

In quel momento è scattato il blitz da parte dei poliziotti, che hanno raggiunto il nigeriano. Colto di sorpresa, quest'ultimo ha tentato invano di liberarsi di un involucro termosaldato che nascondeva all'interno della bocca. Infine, con le spalle al muro, ha deciso di aggredire gli uomini in divisa per guadagnare una via di fuga. Gli agenti sono stati investiti da una serie di calci e pugni dell'africano, che ha fatto ricorso anche ad alcuni morsi per liberarsi della loro presa.

La corsa verso la libertà ha tuttavia avuto breve durata dato che, col supporto di una seconda pattuglia, i poliziotti sono riusciti a bloccare il 29enne che nel frattempo aveva cercato di lanciare via altri involucri contenenti stupefacenti.

Finito in manette, lo straniero è stato fatto salire a fatica a bordo della "pantera" di servizio e poi trasportato in questura. L'analisi del contenuto degli involucri gettati via dall'extracomunitario non ha lasciato spazio a dubbi: il 29enne spacciava cocaina e marijuana.

Accusato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, con l'aggravante della cessione a minorenni, e di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, lo straniero si trova dietro le sbarre del carcere in attesa di giudizio direttissimo.