Rinasce il mito a «due cavalli» Milano accende l'auto mai nata

Il modello «Soleil» restò fu bocciato perché il colore non piaceva a monsieur Citroen. Ora lo produrrà un restauratore di Bareggio

«Se Van Gogh l'avesse vista l'avrebbe dipinta sicuramente in un campo di girasoli». A dirlo è Serge Gevin, pittore e designer francese che ha legato il suo nome e i suoi colori ad alcune delle più fortunate serie speciali realizzate da Citroën. «Per me la 2CV era la tela perfetta sulla quale stendere i miei colori».

E a 25 anni da quando l'ultima «Deuche», proprio una Charleston disegnata da Gevin, ha lasciato la catena di montaggio, Citroën ha deciso di rendere omaggio al geniale artista prestato all'auto, realizzando quel progetto che da sempre giaceva in uno dei cassetti della sua scrivania. Si chiamava «Soleil» ma, per un gioco del destino, la luce non la vide mai. Il motivo? L'allora presidente di Citroën non sopportava il giallo che Gevin aveva deciso essere il segno distintivo della sua creazione.

«Non ne potevo più di macchine blu, beige, nere, tutte uguali e tristi - dice Gevin -. La mia auto doveva essere bianca e gialla. Sul bagagliaio il disegno di un salvagente e sulle portiere un cappello da marinaio e una pipa. Guardandola si doveva pensare al mare, al sole e alla gioia di vivere».

Ad avere l'idea è stata Citroën Italia e a portare in vita la 2CV mai nata è stato Guido Wilhelm, forse il più rinomato restauratore di Deuche sulla Terra. Questo connubio tutto milanese - l'Atelier 2CV di Wilhelm è a Bareggio -, chiude il cerchio di una storia con un forte sottofondo meneghino, che risale ai primi vagiti del marchio. A Milano ell'anno in cui dalla linea di montaggio uscì la prima autovettura, si apriva una concessionaria. Era il 1919 e quattro anni più tardi Monsieur Citroën venne ad acquistare dall'amico Nicola Romeo un terreno per tirar su una fabbrica e costruire le sue automobili per l'Italia: in via Ulpio Traiano, ora Gattamelata, nel 1925 cominciò la produzione. Nel 1941 la fabbrica fu sequestrata come bene appartenente al nemico e a conflitto terminato, Citroën riprese l'attività commerciale e aprì a Milano una «outillage» dove produrre attrezzature per le fabbriche in Francia.

Passarono dieci anni e arrivò la DS19. Il successo fu enorme, Citroën tornò alla sua vocazione commerciale e tirò dritto fino agli anni '70; fu allora che una nota pubblicitaria milanese, Titti Fabiani, con lo slogan «Dyane, auto in jeans», creò il fenomeno Dyane; in un anno le vendite decuplicarono e l'Italia superò persino la Francia.

La Deuche si prese però la rivincita e nel '76, grazie alla cura Gevin, tornò a far innamorare i ragazzi: la Charleston divenne auto di culto, simbolo di libertà e indipendenza.

La 2CV Soleil nasce dal restauro di un «relitto» del 1982 che, in soli due mesi, Guido Wilhelm ha riportato all'antico splendore, riuscendo a recuperarne circa il 50%, e ad allestire nei più piccoli dettagli seguendo le indicazioni di Serge Gevin, compresi i colori originali e i sedili realizzati con stoffa da giacca da marinaio e cuciture gialle. Il suo destino è ora quello di splendere per sempre.

Doppio appuntamento con il cibo nel fuori Expo che si tiene negli spazi di via Savona 52. La Confederazione nazionale artigiani (Cna) presenta stasera alle 19 un'iniziativa singolare e «golosa» dal titolo «Cioccolato 2.0». Si tratta della tavoletta di cioccolato personalizzata con rilievi che viene realizzata attraverso una stampa a tre dimensioni. Si tratta di una novità succulenta che incontra il gusto e il divertimento di consumatori e artigiani. Giovedì sera, invece, sempre nella stessa sede e allo stesso orario sarà la volta di un appuntamento per chi non ama il dolce. Verrà infatti presentato un volume anch'esso di argomento gastronomico:«Aceto balsamico con le ricette dei grandi chef».