Rituali occulti, magia e segreti. Così nasce il mito dei Templari

Dal Tempio di Salomone alla massoneria: molto di quello che pensiamo di sapere sui Templari è frutto della fantasia

Mito o storia? Differenza impercettibile, a volte. Ma sostanziale. Per descrivere i Templari bisognerebbe scrivere due romanzi diversi per uno stesso racconto: quello vero, reale, vissuto dai cavalieri crociati dalla loro nascita fino alla morte dell'ultimo maestro; e poi un'altro, più intrigante ma meno veritiero, prodotto della fantasia dei narratori (guarda qui il video: IL RITORNO DEI TEMPLARI).

Dopo il 1314 per molto tempo nessuno si interessò dei cavalieri con la croce patente. Poi la storia lasciò lo spazio alla letteratura. Tra il XVII e il XVIII secolo le elité europee, sull'onda dell'illuminismo, iniziarono a nutrire un incredibile curiosità per i "segreti del Tempio". I templari apparvero agli scrittori i soggetti perfetti per creare miti e leggende. Per tre motivi: primo, nessuno di loro era ancora in vita per poter difendere la verità storica; secondo, erano cavalieri (con tutto il corollario di onore che ne consegue); terzo, facevano parte di un ordine monastico caduto per volere del papato. Quale miglior base per inventare verosimili avventure e misteri?

Non solo. Il fatto stesso di essere "del Tempio di Salomone" (luogo dove ottennero la loro prima sede) fomentò le fantasie di letterati e presunti storici. Già nel Trecento, Salomone (il terzo re d'Israele, successore e figlio del re Davide) portava con sé la leggenda di essere una sorta di mago esoterico, depositario di capacità sovrannaturali e magiche. E così i cavalieri "del Tempio" non potevano che essere i suoi successori, eletti dal Re-mago per tramandare un fantomatico sapere occulto fatto di alfabeti segreti, anelli di Satana, Baffometto, codici, ricerca del Sacro Graal e via dicendo.

Fandonie. L'Ordine del Tempio, dicono gli storici, finisce con la morte del suo ultimo maestro nel 1314. Tutto ciò che viene dopo è più mito che storia.

Qualcosa di più o meno segreto, in realtà, i templari lo avevano: la regola originale non poteva essere diffusa all'esterno, tanto che neppure i cavalieri potevano conservarne degli stralci. E lo stesso valeva per le riunioni (detti "capitoli") in cui si decidevano pene e punizioni per i fratelli peccatori. Ma sono dettagli, non sufficienti a giustificare l'aurea di mistero sorta nel 1700.

Il mistero si è poi ampliato quando è stato incamerato dalle logge massoniche di tutta europa. Nel XVII secolo nasce infatti il neotemplarismo massonico che si appropria delle terminologie e dei nomi dell'Ordine, sostenendo un inesistente filo rosso che legherebbe croce patente e compasso. Fu il cavaliere scozzese Michael Ramsey nel 1737 (loggia massonica di San Giovanni) a sostenere che le origini degli "illuminati" non potevano che risalire ai tempi delle crociate. L'idea, fa notare la storica Barbara Frale, era talmente seducente in breve tempo i templari divennero i candidati perfetti a diventare gli avi di tutti i massoni.

Il motivo è semplice: i massoni erano avidamente attratti dalle "favole" sui segreti dei cavalieri di Cristo. "Appartenere a questo o a quel gruppo templare era un segno di distinzione che si otteneva pagando un certo prezzo", scrive la Frale, visto che "speculatori sfruttavano a scopo di lucro le ambizioni dei nuovi ricchi". Nel mito entrava così "un po' di tutto: storia e invezione, ricerca antiquata e disonestà di chi voleva approfittare della creduloneria altrui".

Ovviamente, per giustificare il collegamento massoneria-templari era necessario trovare la prova che, dopo la sua soppressione, l'Ordine del Tempio fosse sopravvissuto segretamente. Una sorta di setta vissuta per secoli nell'ombra. La Carta di Larmenius, emersa nel 1804, rispose a questo vuoto di legittimazione: conteneva un elenco di presunti gran maestri seguiti alla morte di Molay. Secondo questa credenza, nel 1324 Molay chiese a un compagno di cella di proseguire la vita dei templari. Il documento è considerato dagli storici un "falso onesto". Ma servì all'ordine neotemplare dei Cavalieri della Croce per rivendicare di essere i successori legittimi dei crociati medievali.

A fine Settecento, due testi in particolare resero mitologico e oscuro il mondo dell'Ordine. Il primo fu quello di Louis Cadesr de Gassicourt: egli vedeva nell'origine di tutti i mali il Vecchio della Montagna, capo degli Assassini islamici, con cui i templari avrebbero stretto un patto dopo aver tradito la Chiesa. Dopo la morte di Molay, secondo l'autore, l'Ordine avrebbe continuato a perseguire in segreto uno scopo cospiratore: vendicare la morte di Molay facendo cadere la corona di Francia. Vendetta che si sarebbe consumata con il ghigliottinamento dell'ultimo re francese, Luigi XVI. Per Augustine De Barruel, invece, l'origine dei mali era da ricercarsi nel manicheismo, che poi a sua volta avrebbe dato vita a tutte le eresie del mondo: dai Catari, agli Albigesi, passando - ovviamente - per i Templari.

Il neotemplarismo massonico si diffuse poi in Germania. Qui nacquero diverse logge: quella di Karl Gotthelf von Hund, che cercava il tesoro dei cavalieri crociati rubato da Filippo il Bello e praticava l'alchimia per trasformare i metalli in oro; quella di Johnson (poi dimostratosi un ciarlatano); e quella di Johann August Stark, fondatore di un gruppo di chierici templari che, secondo la tradizione, erano i veri depositari della sapienza segreta e occulta tramandata dagli Esseni.

E sono solo alcuni esempi. Anche oggi fare una mappatura delle centinaia di gruppi templari risulta praticamente impossibile. In molti rivendicano la vera discendenza da un Ordine che non esiste più. Dal giorno della morte di Jacques de Molay.