"Quel rapper è omofobo": annullato concerto a Roma

Sizzla Kalonji, il rapper giamaicano accusato di omofobia per i testi delle sue canzoni, non si esibirà sul palco romano del Just Music Festival. Gli organizzatori fanno marcia indietro dopo le polemiche della comunità Lgbt. Ma i fan lo difendono: "Si tratta di accanimento"

Quando la musica fa discutere. Dopo Bello Figo, il ghanese residente a Parma che, con il suo “swag” ha diviso l’opinione pubblica, è la volta del giamaicano Sizzla Kalonji. Se il primo, condendo le sue rime con volgarità ed eccessi, avrebbe teoricamente contribuito a sfatare alcuni degli stereotipi legati all’immigrazione, il secondo si è affermato sulla scena reggae mondiale anche grazie a delle strofe espressamente omofobe.

“Fuoco sugli uomini che fanno sesso con gli uomini dal di dietro”. Ed ancora: “Sparate ai gay e alle lesbiche”. “La mia grossa pistola – prosegue il rapper – fa bang”. Ossia: spara. Questi sono alcuni stralci delle canzoni di Sizzla che, per ovvie ragioni, non sono piaciute alla comunità Lgbt che, dal palco del Gay Pride, ha lanciato il suo appello: “Sizzla è un artista violentemente omofobo che istiga all’odio e alla violenza contro le persone Lgbt. Dite con noi no all’omofobia nella musica! Annullate la presenza di Sizzla dal vostro evento o cancellatene il concerto”. Gli organizzatori del Just Music Festival – all’interno del quale si sarebbe dovuto esibire il musicista – si sono quindi visti costretti ad annullare l’unica data estiva di Sizzla nel Vecchio Continente.

Lo show, annunciato con trepidazione sui blog e siti dedicati agli appassionati del reggae, era già in calendario per il prossimo 2 luglio, a Roma. “Viste le diverse preoccupazioni mosse nei confronti della sua esibizione da diverse parti sociali e considerate le posizioni di tutte le realtà coinvolte nella manifestazione”, gli organizzatori hanno quindi deciso “di annullare l’esibizione del musicista giamaicano, per rispetto verso i temi sollevati e soprattutto in linea con la propria visione della musica e dell’arte come linguaggio che unisce anziché dividere”. Ma, nonostante la marcia indietro, la direzione dell’evento ha comunque espresso “il proprio dispiacere per una campagna dai toni a volte troppo duri”. Difendendo l’artista. Perchè, come si legge nella nota, anche “se in passato è stato accusato di omofobia, ha intrapreso da anni una strada ispirata al rispetto e all’uguaglianza, con dichiarazioni pubbliche, un rinnovato impegno nel sociale e i concerti che continua a tenere in giro per il mondo”.

Dello stesso avviso anche il pubblico che chiede una seconda chance per il suo beniamimo. “Siamo tutti d’accordo – si legge su Eventi Reggae – nel sostenere la lotta all’omofobia ma siamo anche tutti consapevoli che non possiamo rimanere fermi ed incatenati a fatti che risalgono ad oltre un decennio fa. Le canzoni in questione, e citate nella petizione e nella nota di Roma Pride, sono infatti datate. Ed è passato anche quasi un decennio da quando Sizzla, nel 2009, si scusò direttamente con il Gruppo EveryOne, organizzazione per i diritti umani che in quell’anno fece saltare il suo concerto di Bari, promettendo di togliere l’intolleranza e l’odio dalla sua musica, cosa che è effettivamente avvenuta non solo nei concerti ma anche nelle sue nuove produzioni discografiche”.

Commenti

blackindustry

Gio, 15/06/2017 - 11:08

Bene, allora e' sufficiente che quell' "artista" non canti mai piu' quelle canzoni. Povera bestia, ancora ferma all'odio verso i diversi. Per coerenza logica quindi noi bianchi saremmo autorizzati a cantare le stesse canzoni ma contro i neri... non credo che sarebbe d'accordo eh... Classica fortuna degli ignoranti intolleranti che vivono e fanno i forti in mezzo a noi, dopo che li tiriamo su' dalla miseria di casa loro da cui fuggono.