Roma, la rivolta dei compositori cattolici: "Basta con le chiese invase dai bongo"

I più grandi compositori cattolici denunciano il basso livello musicale nelle chiese. Cori stonati, musiche registrate e testi senza riferimenti al sacro: "Andrebbero bene per Sanremo"

Stonature, chitarre strimpellate, musiche registrate e testi musicali che sembrano più adatti per il palcoscenico di Sanremo che per essere intonati nelle parrocchie. Ormai in chiesa non si canta più, e quando succede, sempre più spesso la musica sacra lascia il posto a surrogati che scadono nel ridicolo e, in qualche caso, pure nel blasfemo. A denunciare una situazione che da anni è sotto gli occhi di tutti sono alcune delle voci più autorevoli del settore. Esperti e direttori delle cappelle delle più importanti basiliche italiane riuniti nel convegno dei Compositori di Musica Sacra, organizzato a Roma dall’Associazione Italiana Santa Cecilia, le cui critiche sul livello musicale delle nostre chiese sono state raccolte da Sandro Cappelletto in un articolo apparso oggi sul quotidiano La Stampa.

“Cantare la liturgia non significa allietare una riunione tra amici”, ammonisce dalle colonne del quotidiano torinese monsignor Valentino Miserachs Grau, direttore della cappella della basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma. Sempre più parrocchie, tuttavia, sottolinea il presule, scelgono uno stile “populista” per l’accompagnamento musicale delle funzioni. Così, i tentativi di innovare i repertori musicali hanno spesso esiti tragicomici e, in generale, si assiste ad una "involuzione" rispetto alla tradizione musicale della Chiesa, sul cui valore incontestabile, del resto, si espresse anche il Concilio Vaticano II. Insomma, con le chiese “invase dai bongo”, “non sarà il caso di darsi una calmata e tornare a cantare la Parola di Dio invece dei repertori orrendi che si sentono nei coretti delle nostre parrocchie?”, si domandano gli esperti.

La musica sacra, rammentano i partecipanti al convegno, è una cosa seria. Un’arte, “santa” e “universale”, che andrebbe diffusa e conservata. Eppure, nei seminari non c’è quasi più traccia degli insegnamenti musicali e i committenti di musica sacra sono sempre meno proprio perché parroci e vescovi non conoscono più il valore del canto gregoriano e della polifonia. "Vengono pubblicati da case editrici cattoliche dei testi che andrebbero bene per Sanremo", denuncia su La Stampa monsignor Tarcisio Cola, presidente dell'Associazione Santa Cecilia. “Questa assoluta libertà ha portato ad un livellamento verso il basso dal quale si stenta a rialzarsi”, aggiunge lo storico della musica don Alberto Brunelli, citato dallo stesso quotidiano. Il risultato? Molti celebranti non cantano più ed è sempre più raro che, durante la Messa, cantino i fedeli.

A risentirne è il rito stesso, indebolito e privato di un elemento di fondamentale importanza. Sul valore della musica e del canto liturgico, e sulla sua capacità di “far cantare i cuori delle persone”, si espresse più volte anche Benedetto XVI. Il papa emerito, definito dal compositore e storico direttore della Cappella Sistina, Domenico Bartolucci, “il più esperto di musica tra i pontefici conosciuti”, ha sottolineato, infatti, in più di un’occasione come la musica liturgica non sia “un accessorio o un abbellimento esteriore della liturgia”, ma come sia “essa stessa liturgia”. La musica sacra è “necessaria ed integrante”, scriveva Papa Benedetto nel 2012, “non certo per motivi puramente estetici, in un senso superficiale, ma perché coopera, proprio per la sua bellezza, a nutrire ed esprimere la fede”. Conversioni eccellenti sono nate proprio sulle note dei canti liturgici, come quella di Sant’Agostino, il cui cuore si lasciò commuovere dal suono celestiale degli inni ambrosiani, o quella dello scrittore Paul Claudel, che si convertì al cattolicesimo, rapito dalla potenza del Magnificat ascoltato durante la Messa di Natale del 1886 nella cattedrale di Notre-Dame a Parigi.

Anche Papa Francesco, che “non canta” come facevano Benedetto XVI e Paolo VI, si è espresso recentemente sul tema, in favore della salvaguardia del “ricco e multiforme patrimonio ereditato dal passato”. Un patrimonio da utilizzare “con equilibrio nel presente, evitando il rischio di una visione nostalgica”, ha precisato il Santo Padre nel suo discorso ai partecipanti al Convegno internazionale sulla musica sacra dello scorso marzo. “Nell’incontro con la modernità”, ha ammesso Papa Francesco in quell'occasione, talvolta è “prevalsa una certa mediocrità, superficialità e banalità, a scapito della bellezza e intensità delle celebrazioni liturgiche”. Sì, allora, alla “formazione musicale” dei sacerdoti, scrive Francesco, per favorire il percorso di “rinnovamento, soprattutto qualitativo, della musica sacra”. Quella della conservazione del canto liturgico tradizionale e del suo adattamento alle esigenze della modernità, però, denunciano i compositori cattolici, è una sfida che non è stata ancora raccolta fino in fondo.

Commenti

routier

Mar, 05/09/2017 - 16:09

Vuoi mettere quanto e' esotico un nero in chiesa che sbatacchia le mani su un tamburo tribale? Mancano solo i fedeli in perizoma di paglia ma con i suggerimenti di certi preti ci arriveremo presto.

jenab

Mar, 05/09/2017 - 16:12

ce ne faremo una ragione!

Ritratto di diemme62

diemme62

Mar, 05/09/2017 - 16:27

E' l'accoglienza, baby, cioè Padre

ItaliaSvegliati

Mar, 05/09/2017 - 16:29

Al PAPOCCHIO PIACE I SOLDINI 35€ CHE A TESTA I BONGO FRUTTANO....

DRAGONI

Mar, 05/09/2017 - 16:34

RIDATECI BENEDETTO XVI°!!

gneo58

Mar, 05/09/2017 - 16:41

tra un po' sara' pieno di "bongo bongo" e campanile trasformato in minareto.........

giovanni235

Mar, 05/09/2017 - 16:44

Ormai tante chiese stanno per diventare sale da ballo.Conviene andarci,tanto non si paga né entrata né consumazione.

Tarantasio

Mar, 05/09/2017 - 16:50

ASPETTATE ANCORA UN PÒ E LI VEDREMO BALLARE NUDI...

DIAPASON

Mar, 05/09/2017 - 16:58

anche la chiesa come tutte le istituzioni millenarie e' soggetta a periodi bui

Ritratto di stenos

stenos

Mar, 05/09/2017 - 17:05

È la nuova chiesa dei preti di frontiera e del pampero, bellezza. Poca religione tanto terzomondismo.

VittorioMar

Mar, 05/09/2017 - 17:15

...LA CHIESA HA PERSO L'ASPETTO PIU' SACRALE DI SERIETA'E DI CULTURA!!!..ERA UN PIACERE ASCOLTARE E "VIVERE" LA FUNZIONE IN LATINO !!!

Fossil

Mar, 05/09/2017 - 17:20

Questo è uno dei prodotti marcia del Vaticano II^ che però aveva anche caldeggiato e valorizzato la musica sacra. Quando ero più giovane in parrocchia si faceva uso di strumenti vari, quando è l'organo lo strumento per eccellenza. Ora canto in una corale gregoriana recuperando quel senso profondo del sacro che si è perso insieme a chiese vuote e preti dj.

Holmert

Mar, 05/09/2017 - 17:38

Certe idee erano state già espresse qualche anno addietro dal grande maestro Muti, che si rammaricava nel sentire in chiesa chitarre,bongo,bonghetti e tamburi. Ridateci i nostri bei canti gregoriani e liturgici diceva. In un convegno lo feci leggere a Frisina, sacerdote grande compositore ed autore di canti liturgici, il quale disse, Muti ha ragione, ma cosa fare, ormai come si potrebbe tornare indietro? Come oggi si direbbe, questo è il papa e ce lo dobbiamo tenere.

Fossil

Mar, 05/09/2017 - 18:02

Si può fare. Il repertorio c'è già tutto dal Medioevo e la scelta è vastissima. Basta volerlo...ma siccome l'andazzo è quello di distruggere, come la bruttura delle nuove chiese, ecco qui l'indolenza ecclesiastica e la mancata educazione al canto...

kaiman50cc

Mar, 05/09/2017 - 18:29

La foto è di una Messa vera, Santa, li non ci sono ne ci saranno mai bongo!

JK640

Mar, 05/09/2017 - 18:31

Teneteveli stretti che fra un po' in chiesa ci verranno solo loro.

giessebi

Mar, 05/09/2017 - 18:37

Bergoglio probabilmente non si interessa molto di questo, e non mi risulta in generale che si interessi della Liturgia in se'. Pero' per una volta non gli si puo' rimproverare questo obbrobrio, sono anni che le spaventose chitarre inquinano le volte delle chiese e che si sentono canzoni (perche' non sono piu' inni e neppure canti) banali, riprovevoli, prive di ogni afflato e, tecnicamente, con metriche improbabili, che fanno pensare siano state composte come musica su cui si incastra in malo modo un testo rigorosamente non tratto dalle scritture. Gentile Holmert, Frisina ha ragione a dire che e' difficile, ma bisogna provarci!

Anonimo (non verificato)

Ritratto di gianky53

gianky53

Mar, 05/09/2017 - 19:26

Fossero solo i bongo...

il sorpasso

Mar, 05/09/2017 - 20:24

Mandateli nelle sezioni del PD

19gig50

Mar, 05/09/2017 - 20:26

E' vero basta con questi cori e questi psudo musicanti che vogliono rivedere i toni dei canti classici con un loro ridicolo contributo. La messa è tradizione così come devono esserlo i canti.

Archimede37

Mar, 05/09/2017 - 20:41

basta con questi chitarroni e tutto quel casino nelle chiese

giovanni951

Mar, 05/09/2017 - 21:02

fate come me....non andate piú in chiesa e togliete pure l'8 per mille

venco

Mar, 05/09/2017 - 21:38

Papa Francesco "che non canta" ha imparato i riti religiosi dopo fatto papa, io lo vedo imbranato quando celebra.

Gioviale

Mar, 05/09/2017 - 22:19

La Chiesa è stracciona.

maria angela gobbi

Mar, 05/09/2017 - 22:40

non è solo la Chiesa che ha abbandonato,dimenticato la Bellezza,ma purtroppo le amnesie della Chiesa sono perniciosissime,perché nei secoli era stata proprio Lei e riempire l'Italia di Bellezza:dalla Musica alla Scultura alla Pittura ,i nostri Grandi avevano uno "Sponsor" eccezionale,e oggi ahinoi non c'è più

pilandi

Mar, 05/09/2017 - 23:37

eh son problemi...

Popi46

Mer, 06/09/2017 - 06:59

Qui ci vuole una nuova Inquisizione

rossini

Mer, 06/09/2017 - 08:25

Mi associo con tutto il cuore. I canti che oggi si intonano nelle Chiese sono quanto di peggio si può immaginare sotto il profilo delle melodie e dei testi. Dove sono finiti canti che toccano il cuore e l'anima come "Mira il tuo Popolo", "Noi vogliam Dio", "Andrò a vederla un dì... andrò a veder Maria", "Gloria in excelsis Deo?