Sabrina Misseri e Cosima Serrano ​diventano artiste in carcere

Sabrina e mamma Cosima, in carcere per l'omicidio Scazzi, diventano artiste in carcere per una mostra realizzata dalle detenute

Sabrina Misseri e Cosima Serrano, in carcere a Taranto per l'omicidio di Sarah Scazzi, hanno partecipato partecipato a un laboratorio d'arte che si è svolto dietro le sbarre, assieme ad altre 18 detenute. Le due donne, mamma e figlia, sono state selezionate da Giulio De Mitri, l’artista e docente tarantino, insegnante all’Accademia di Belle Arti di Catanzaro, e autore del progetto che si è svolto all’interno della Casa circondariale Carmelo Magli. A raccontarlo è La 27esima ora del Corriere della Sera.

L'idea è venuta al teorico e critico d’arte Achille Bonito Oliva e al comandante del reparto di Polizia penitenziaria della casa circondariale tarantina, Giovanni Lamarca: "Le vere protagoniste sono state le donne, qui dentro, in grado di raccontare, attraverso un’esperienza di pratica artistica, il loro vissuto detentivo. Emozionandosi e commuovendosi". Soprattutto quando hanno visto le loro facce e i loro nomi sul catalogo della mostra, pubblicato da Gangemi editore, i cui proventi della vendita sono destinati all’associazione di volontariato penitenziario "Noi e Voi", ente promotore del progetto. Tutte le donne che hanno partecipato sono in carcere per reati che vanno dallo spaccio all’omicidio. E il percorso compiuto dal visitatore (si entra uno alla volta) si svoge all’interno della sezione femminile dell'istituto di pena, tra le diverse celle che rappresentano diversi momenti della detenzione decorate dalle detenute.

Si entra anche nell’ufficio matricole, dove si è sottoposti all’impronta digitale del pollice e all’immatricolazione, "perché lo spettatore è obbligato a sottoporsi a tutte le procedure di riconoscimento per entrare nel luogo fino a lui inaccessibile".

Commenti
Ritratto di Evam

Evam

Mer, 10/05/2017 - 16:14

Ridicolo! Fanno fatica a farsi credere tali quelli che a suon di soldoni impestano il mondo con presunte porcherie definite arte solo perché sponsorizzate da partiti, ideologie e tanta ignoranza verso il termine, i suoi esecutori e i suoi risultati. Ci mancano solo più i folgorati dal miracolo dell'arte dopo quello del crimine.