Salerno, il call center dei pusher riceveva fino a 24mila telefonate: 12 arresti

I clienti ordinavano la droga esclusivamente utilizzando una linea telefonica e poi si recavano nelle zone di spaccio per ritirare la merce. La rete criminale, nel Salernitano, aveva raggiunto anche i tossicodipendenti della Basilicata

Avevano deciso di utilizzare una linea telefonica da dedicare unicamente alla loro attività illegale, in modo tale da far passare lo spaccio di sostanze stupefacenti attraverso un'utenza. Forse per eludere i controlli, per garantire copertura ai clienti e per essere raggiungibili 24 ore su 24, attraverso l'organizzazione di turni tra criminali. Così da un capo del telefono arrivava la richiesta di un cliente che, banalmente, chiedeva il costo della droga. E, immediatamente, rispondeva il pusher, che dava indicazioni su tempi di consegna e prezzi vari. Accadeva a Salerno e in provincia, ma i clienti arrivavano persino dalla Basilicata.

La dinamica criminale

Secondo quanto riportato da Leggo, nel giro di soli due mesi le chiamate in entrata hanno toccato cifre altissime: 24mila telefonate ricevute ai due call center dei stupefacenti, operativi in Campania, tutti nel Salernitano. In base alle prime ricostruzioni, l'utenza telefonica dedicata veniva trasferita da uno spacciatore all'altro al termine di ogni "turno" organizzato tra di loro. In modo tale che nessun cliente rimanesse scoperto o senza "fornitura".

Come funzionava il "call center"

Per acquistare la droga i clienti dovevano passare esclusivamente da queste linee telefoniche e dopo la prenotazione, accettata solamente se fatta con questa modalità, c'era la fase dello spaccio vero e proprio e della raccolta del denaro dato dai tossicodipendenti. Lo smercio, poi, si concretizzava nei luoghi abituali, dove i clienti erano soliti raggiungere gli spacciatori per avere le sostanze. La cessione avveniva su tre turni giornalieri prestabiliti: dalle 7 alle 13, dalle 13 alle 19.30 e dalle 19.30 alle 4. Gli utilizzatori non erano soltanto tossicodipendenti del capoluogo campano o dei territori vicini, ma anche persone che arrivavano dall'Alto Cilento, dal Vallo di Diano, dall'Irpinia, ma anche da altre regioni come la Basilicata.

L'indagine e gli arresti

I criminali proponevano e distribuivano di tutto, ma le sostanze più richieste dai clienti erano cocaina, crack, eroina e hashish. Nell'ambito dell'inchiesta condotta dalla direzione distrettuale antimafia di Salerno sono state indagate, in totale, 21 persone. Il blitz delle forze dell'ordine, condotto nella mattinata di ieri, ha portato quindi all'arresto di 12 persone, sette delle quali sono finite agli arresti domiciliari e due sono state raggiunte dal divieto di dimora nella provincia di Salerno. Per ricostruire l'intera rete gestita da due gruppi criminali associati, gli uomini della Dia hanno indagato dal 2017 e due anni dopo sono riusciti a smantellare la cupola di quelli che, in molti, hanno ribattezzato "phone-pusher".