Saremo tutti iper-specialisti (ma senza cultura)

In epoca recente, con la specializzazione, le capacità morali sono state frantumate

Fino a non molto tempo fa la gente sapeva individuare le grandi personalità ricche di virtù intellettuali e morali, ne riconosceva la rettitudine e le prendeva a modello per se stessa e per l'educazione dei propri figli. Tutti rispettavano un insieme di qualità positive, di virtù che si trasmettevano di generazione in generazione e che i bambini incominciavano ad interiorizzare da piccoli dagli insegnamenti dei genitori, dei nonni, dei sacerdoti. Era il baricentro su cui ciascuno poteva costruirsi una personalità capace di affrontare con saggezza e giustizia tutti i compiti della vita. Al contadino per programmare i lavori dei campi, all'artigiano per dosare creatività e pazienza, alla massaia per organizzare e capire gli esseri umani.

In epoca recente, con la specializzazione, queste capacità morali sono state frantumate. Tornato a casa da un lavoro monotono, l'individuo - maschio o femmina - viene preso in carico da tanti mezzi di comunicazione diversi. Il risultato è che non c'è più un unico baricentro, ma tanti modelli in contraddizione che producono una personalità divisa, che va in crisi di fronte alle difficoltà e spesso non sa distinguere il bene dal male. L'opera di ricostruzione può farla solo l'alta cultura e soprattutto quella classica, perché è il prodotto di generazioni di intellettuali, studiosi, grandi spiriti religiosi che hanno capito l'animo umano. Hanno studiato il perché dei suoi successi e dei suoi errori, hanno distinto ciò che ha valore da ciò che non ha valore, hanno imparato a prevedere le conseguenze delle azioni assennate o dissennate.

L'alta cultura costituisce l'asse portante, l'anima segreta della società e costituisce l'unica guida intellettuale, morale di cui disponiamo. Per questo è importante salvarla e rafforzarla di fronte alla iperspecializzazione, perché essa sola ci consente di guardare più lontano e ci salva dalla crisi tipica della nostra epoca, finanziaria, ecologica ed esistenziale prodotta da una frettolosità miope e sconsiderata.

Commenti

buri

Dom, 10/04/2016 - 12:02

esattamente come gli americano, ho lavorato con loro per oltre 30 anni, formodaliti specialisti, ma al di fuoti del loro campo ifnoranto cp,e talpr semza la minima cultura generale

Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Dom, 10/04/2016 - 17:42

"Tutti rispettavano un insieme di qualità positive, di virtù che si trasmettevano di generazione in generazione e che i bambini incominciavano ad interiorizzare da piccoli dagli insegnamenti dei genitori, dei nonni, dei sacerdoti. Era il baricentro su cui ciascuno poteva costruirsi una personalità capace di affrontare con saggezza e giustizia tutti i compiti della vita. Al contadino per programmare i lavori dei campi, all'artigiano per dosare creatività e pazienza, alla massaia per organizzare e capire gli esseri umani". Prof. Alberoni, ho sacrificato quasi tutti i caratteri a mia disposizione per roportare le prime righe del Suo intervento: da cui risulta chiaro come i 'modelli' vengano tutti dalla civiltà contadina, sacerdotale o artigiana. Oggi quale modello c'è se non quello tecnologico e flessibile contro l'aggressività del mondo?

Ritratto di Giano

Giano

Dom, 10/04/2016 - 17:58

Sarò forse un po' masochista (perché non c'è altra spiegazione), ma continuo a leggere gli articoli di Alberoni. Quello che mi frega è la curiosità: chissà questa volta cosa ha scoperto. Un po' come Totò che, nella storiella di Pasquale, sopportava insulti e botte solo per la curiosità, chiedendosi "Chissà questo stupido dove vuole arrivare...".

sparviero51

Dom, 10/04/2016 - 18:44

Egregio Professore,per una volta non concordo.La tecnologia ha fatto passi da gigante.il cervello umano,per quanto più evoluto rispetto a due o tre secoli fa',non può immagazzinare i miliardi di informazioni in più che ci vengono offerte dal mondo moderno e in continua evoluzione .Penso che gli studi basilari per la vita siano le scuole elementari che porterei a 7 anni,dopodiché iniziare un percorso formativo particolare per profili professionali mirati alle proprie capacità e aspirazioni.Proprio per questo i docenti della scuola di base dovrebbero essere l'eccellenza del corpo insegnante in quanto maestri di vita.La saluto cordialmente

asalvadore@gmail.com

Dom, 10/04/2016 - 19:33

D'accordo, ma é vero da piú di 60 anni. Nel lontano 1950 assistevo al seminario di Fisico-Chimica dell'Universitá di M. negli Stati Uniti, era molto noioso perché si presentavano progressi di indagini su temi cosí specializzati che erano seguiti soltanto, o quasi, dai professori. Lo stesso avveniva per le discussioni tra professori. Al fine un giorno il Dean della facoltá perse la pazienza e dette dell'ignorante a tutti i presenti perché non sapevano niente di letteratura. di greco o latino. Lui veniva da Cambridge. Gli dedicai una poesia anonima in esametri in inglese, che fatca, con la dedica oraziana aut prodesse volunt aut delectare poetae. Individuó l'anonomo e mi valse un aiuto per la maestria.

diesonne

Dom, 10/04/2016 - 19:37

diesonne i cosidetti specialiust sono rob ripetitivi e non comunicativi quando parlano sonoi come le mitragliatrici,accavallano parole a ripetizione senza comunicare e senza connessione-basta ascoltare le conduttrici e c onduttori televisi solo parole accavallate-chi ascolta sente ma non comprende-sono specialiti per se e non per chi ascolta

Ritratto di Adriano Romaldi

Adriano Romaldi

Dom, 10/04/2016 - 19:40

Dice Etty Hillesum, tra le tante cose scritte nel diario 1941 - 1942, si trattasi di un'Ebrea destinata alla distruzione ma, proprio per questo motivo attuale e vera: "(9 giugno 1941) Quando qualcuno ha imparato a "immergersi in se stesso", allora sarà capace di immergersi senza riserve in un altro o nel suo lavoro, e si farà più quieto e meno frammentario,almeno così mi sembra". Il vero Rabbino e il vero padre spirituale è "specializzato" in quest'arte che si sta perdendo. Shalòm.

fisis

Dom, 10/04/2016 - 21:38

Francamente non mi sembra che nel mondo globalizzato odierno i pericoli provengano dall'eccesso di specializzazione. La conoscenza, soprattutto in ambito scientifico e tecnologico, progredisce in modo talmente veloce e in profondità che è impensabile non produca specializzazioni e specialisti delle singole discipline. Ed è un bene che sia così, in quanto grazie alle scoperte scientifiche il mondo avanza in campo fisico, medico, informatico, etc. con ricadute potenzialmente positive per tutti gli esseri umani. Certo, il progresso in campo politico, sociale, psicologico, delle scienze umane in generale è di tutt'altro segno, e in questo concordo con Alberoni.

joecivitanova

Lun, 11/04/2016 - 01:31

Mi auguro che il Signor Alberoni nel concetto di 'alta cultura' comprenda anche la cultura che ci deriva dagli insegnamenti di vita, di educazione, morali e civili che sin da piccoli ci vengono insegnati da tutti i nostri familiari; poi dalla cultura che ci deriva dall'insegnamento che le esperienze di vita che facciamo ci portano, per imparare a rapportarci con gli altri, a rispettarli e a farci rispettare; dopodiché una base di cultura classica appresa dai libri e meglio ancora se trasmessa da bravi maestri, soprattutto di tipo umanistico, potrà darci modo di affrontare qualsiasi tipo di esperienza di studio ulteriore o di specializzazione o di lavoro o di vita con una forza che durerà nel tempo. L'iper specializzazione da sola finalizzata ad un solo scopo, lascia solo il vuoto intorno a noi, cosicché appena cerchiamo di voltarci perdiamo l'equilibrio..!! G.

valentina46

Lun, 11/04/2016 - 10:28

La mancanza di cultura ha reso ridicola una pubblicità della Lufthansa, nella quale una bambina saputella dichiara che l'aerodinamica di un aereo è questione di chimica (!). Pare che nei centri dove si creano nuove tecnologie siano richiesti i filosofi, i quali pensano/immaginano qualcosa di nuovo lasciando ai tecnici il compito di realizzarlo. Steve Jobs frequentò all'università un corso di tipografia e creò il Mac con il quale chi, come me, lavorava negli anni 80 nell'editoria o nel giornalismo poté passare dalla macchina per scrivere al pc in poche ore. Prima che lui avesse l'idea, ho pianto davanti ai primi pc con caratteri verdi fluorescenti su sfondo nero. C'è chi pensa e immagina e c'è chi è capace di realizzare l'idea.