Sassari, agenti aggrediti in carcere: rivolta al grido di "Allah Akbar"

Pezzi di termosifone contro gli uomini della polizia penitenziaria. Non è la prima volta che il carcere di Sassari è teatro di simili episodi

La rivolta è iniziata con il grido "Allah Akbar", in arabo "Dio è grande". Poi, in una cella del carcere di Bancali, nel Comune di Sassari, è esplosa la violenza.

Ieri sera un detenuto ha perso le staffe all'interno del proprio alloggio, dando in escandenze e urlando "Allah Akbar". Quindi ha preso a distruggere la cella, allagando tutta la sezione con l'acqua dell'impianto idrico e incitando alla violenza gli altri carcerati. Non pago, una volta che gli uomini della polizia penitenziaria sono intervenuti per cercare di ricondurlo alla ragione, li ha attaccati lanciando contro di loro alcuni pezzi di un termosifone. Infine si è barricato all'interno della propria cella, venendo neutralizzato solo dopo un certo tempo e con notevoli difficoltà

Alcuni agenti, colpiti, sono dovuti andare a farsi medicare nell'infermeria del penitenziario sardo. A denunciare l'accaduto è il coordinamento regionale per la Sardegna del sindacato Fp Cgil, che in una dura nota lamenta che "da tempo si denunciano le criticità del carcere di Bancali", soprattutto per quanto riguarda la possibilità di lavorare in condizioni di sicurezza.

Non è la prima volta, infatti, che gli agenti di custodia della prigione di Sassari sono oggetto di violenza da parte dei detenuti. A maggio di quest'anno due agenti erano stati aggrediti e dovettero essere ricoverati d'urgenza in ospedale. A febbraio i sindacati avevano chiesto "interventi urgenti" dopo che un imam dall'interno del carcere avrebbe inziato a minacciare di morte gli uomini della polizia penitenziaria e le loro famiglie.

"È una vergogna - conclude il comunicato di Fp Cgil - che vi siano detenuti che credono di fare nelle carceri italiane quello che vogliono".